Nella giornata di ieri è continuata incessante la campagna di bombardamenti aerei lanciata dalle IDF su tutto il territorio siriano.

Si sono contati almeno 300 attacchi aerei da parte della Heyl Ha’Avir da nord a sud della Siria; obiettivo distruggere il più possibile i sistemi d’arma ancora funzionanti appartenuti al precedente regime di Bashar al-Assad e che potrebbero essere reimpiegati dai nuovi governanti o da formazioni terroristiche contro Israele.
Nel corso di queste azioni i caccia bombardieri israeliani hanno bombardato almeno tre importanti basi aeree siriane, che ospitavano decine di elicotteri e velivoli da combattimento, la base aerea di Qamishli, nel nord-est della Siria, la base di Shinshar nella regione di Homs e l’aeroporto di Aqrba, a sud-ovest della capitale Damasco.
In queste basi sono stati distrutti o fortemente danneggiati i pochi sistemi operativi di valore tra cui anche velivoli da combattimento MiG-29 ed elicotteri Gazelle, nonché hangar, ricoveri, depositi di munizioni e la rete radar nonché la difesa antiaerea (sistemi missilistici S-125 e sistemi mobili Pantsir S1).

Peraltro, gli Israeliani hanno eseguito operazioni di bombardamento anche su siti avanzati di stoccaggio di missili, sistemi di difesa aerea, impianti di produzione di armi e siti di armi chimiche, tra cui il centro di ricerca di Barzah nell’area di Damasco sospettato di avere un ruolo decisivo nella produzione di armi chimiche, usate a suo tempo dal regime di Assad per reprimere la ribellione che dilagava in buona parte del Paese.
Un altro obiettivo pesantemente colpito è la base navale di Latakia dove sono state distrutte o seriamente danneggiate le scarse risorse navali siriani, nonché le infrastrutture ed i depositi; questo attacco è importante nel quadro geostrategico perché dal porto di Latakia entravano i rifornimenti per le forze russe stanziate in Siria anche presso la base navale di Tartus.
A condurre l’operazione che ha interessato anche la baia di Minet el-Beida è stata la Marina Israeliana che ha impiegato unità di superficie per lanciare missili contro i bersagli designati.
Fino a ieri le navi russe stanziate a Tartus rimanevano in mare a distanza dalla base, pare in attesa di ordini sul da farsi; dalla Siria era emersa la notizia che il “nuovo” regime avrebbe accordato ai Russi le condizioni di sicurezza richieste per rientrare, ma l’attacco di ieri al porto di Latakia probabilmente ha complicato la situazione per la Marina Russa nel Mediterraneo.

Inoltre, parte del dispositivo russo è già stato evacuato via aerea con un An-124 e tre Il-76 inviati da Mosca per accelerare il ritiro, stante la situazione in atto.
Oltre la pesante campagna aerea tesa a cancellare le capacità aeronavali siriane, le IDF hanno occupato anche parte del Golan siriano con uomini e mezzi; la mossa è stata decisa dai vertici politici-militari di Tel Aviv per ampliare la zona cuscinetto esistente dal 1974 tra i due Paesi, al fine di prevenire nuovi attacchi da parte delle milizie sciite filo iraniane contro le comunità israeliane che vivono nell’area od al ridosso della stessa.
L’iniziativa israeliana ovviamente non è piaciuta per nulla al ONU che ha denunciato la violazione da parte israeliana degli accordi del 1974 sul Golan; da parte del rappresentate di Israele alle Nazioni Uniti si è parlato di misure temporanee e limitate volte ad aumentare la salvaguardia del Paese.
Le IDF hanno inviato la 98a Divisione con le Brigate Paracadutisti e Commando sulle alture del Golan, rafforzando ulteriormente le forze già presenti nell’area.
Secondo diverse fonti unità corazzate israeliane si sarebbero spinte fino a circa 25-20 km di distanza dalla capitale siriana.
In questo quadro le forze aeree israeliani avrebbero lanciato attacchi e colpito le residue forze di Hezbollah che abbandonavano la città di Qusayr per ripiegare verso il Libano; fonti siriane parlano di circa 150 veicoli che hanno tentato a più riprese di abbandonare l’area.
Foto credit @ Associated Press

