Il Ministero della Difesa dei Paesi Bassi e l’azienda australiana EOS stanno collaborando per sviluppare un’arma laser contro gli attacchi dei droni.

A tal fine, il Sottosegretario di Stato Derk Boswijk ha sottoscritto con i rappresentanti di EOS una lettera d’intenti (LOI) per questo progetto.
Il laser ad alta energia trasforma l’energia in un fascio potente, efficace contro i droni. Rispetto ai sistemi di difesa aerea cinetica, questa tecnologia potrebbe essere più efficace ed economica, grazie alla sua indipendenza dalla disponibilità di munizioni.
Il Ministero della Difesa di Amsterdam ed EOS intendono procedere nello sviluppo di un sistema d’arma completo e considerare la creazione di un sito produttivo nei Paesi Bassi.
Successivamente, si prevede che i Paesi Bassi acquisiscano alcuni sistemi laser per prove ed impiego operativo dopo il completamento dello sviluppo.
Il sistema laser ad alta potenza Apollo di EOS
EOS ha già sviluppato su iniziativa privata il sistema laser ad alta potenza Apollo; esso è stato progettato per distruggere o disabilitare i droni di Gruppo 1-3 e interrompere i loro sensori a distanza, riducendo l’efficacia degli attacchi coordinati di sciami, offrendo protezione a 360°.

Grazie ad una potenza compresa tra i 50 ed i 150 kW e con una rotazione di <1,5 secondi (60°) per l’attivazione e l’ingaggio, Apollo può neutralizzare rapidamente i droni in un raggio compreso tra i 50 ed i 3.000 metri, anche allorquando questi ultimi utilizzano contromisure per difendersi. La maggiore potenza del laser ed il ridotto tempo di permanenza tra un attacco e l’altro consentono al sistema laser di EOS di disabilitare più di 20 droni al minuto alle distanze tipiche di un attacco portato da sciame.
Gli attacchi di sciame sono spesso coordinati da piattaforme UAS stazionate a oltre 10 km di distanza, con visuale libera sull’area bersaglio. Il sistema Apollo prende di mira questi sensori ad una distanza compresa tra i 50 ed i 15.000 metri, interrompendo il coordinamento dello sciame ed il flusso di dati di puntamento.
Grazie all’alimentazione elettrica ed al raffreddamento esterni, Apollo spara in modo continuo. Secondo EOS quando Apollo opera in modo indipendente, il suo caricatore interno consente di abbattere oltre 200 droni; alternativamente, può essere alimentato dalla rete elettrica esterna collegandolo ad essa.
Apollo si integra con i sistemi di comando e controllo (C2) della difesa aerea della NATO e con i sistemi di difesa aerea integrati (IADS) a livello di teatro operativo, consentendo una rapida implementazione all’interno delle architetture di difesa esistenti.
Installato a bordo di un container ISO da 20 piedi, Apollo è facile da trasportare e mimetizzare, e consente un’installazione rapida dopo il dispiegamento; infatti, il sistema può essere reso operativo in meno di due ore da squadre esperte.
Fonte Ministero della Difesa dei Paesi Bassi
Immagine e foto @EOS


