sabato, Dicembre 4, 2021

La Difesa statunitense vuole abbassare i costi dei missili ipersonici

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Il Pentagono vuole che il costo finale delle nuove armi ipersoniche sia drasticamente ridotto dalle industria.

Attualmente, il costo di ogni unità, peraltro ancora in fase di sviluppo, si aggira su svariate decine di milioni di dollari.

I missili da crociera oggi in servizio con le Forze Armate degli Stati Uniti hanno un costo inferiore ai 5 milioni di dollari, anche grazie agli enormi numeri prodotti nel corso di quarant’anni; peraltro, i missili “cruise” sono nettamente inferiori come prestazioni alla nuova generazione di missili ipersonici che aumentano la gittata e la rapidità di lanciare attacchi devastanti contro obiettivi anche protetti di valore strategico.

Le industrie interessate ai programmi ipersonici del Pentagono sono Lockheed Martin e Raytheon; nel nel budget federale 2021 approvato sono stati stanziati 3,2 mld di dollari per la fase di ricerca e sviluppo, cifra che sale a 3.8 mld per il bilancio richiesto per il Fiscal Year 2022.

Gli Stati Uniti nel settore delle armi ipersoniche sono in ritardo rispetto alla Russia ed alla Cina che hanno iniziato a dispiegare i primi sistemi missilistici operativi; Mosca ha iniziato a schierare lo Zyrcon imbarcato sulle principali unutà di superficie della Marina.

Recentemente, è stato consegnato al US Army il prototipo della batteria di missili ipersonici lanciabili da terra, con un centro comando/controllo del fuoco, quattro lanciatori e tutta una serie di autocarri modificati per le operazioni di trasporto, lancio e rifornimento. Il programma del US Army tra quelli statunitensi è quello che ha registrato i maggiori progressi, essendo partito nel 2018 e con la capacità operativa iniziale (IOC) prevista per il 2023 per i Reggimenti d’Artiglieria campale che transiteranno sulle nuove armi.

Più travagliati i programmi ipersonici dell’US Navy e, soprattutto, dell’USAF le cui prove iniziali di rilascio del sistema AGM-183 ARRW o Air-Launched Rapid Response Weaponsono ha registrato risultati fin qui in “chiaro-oscuro”.

Altri Paesi che hanno lanciato programmi di sviluppo sono la Corea del Nord, il Giappone mentre in Europa, sono Francia e Gran Bretagna ad avere iniziato studi in proposito. Anche Australia, India e Corea del Sud hanno studi in essere nel settore ipersonico.

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