Droni navali ucraini attaccano navi russe a Sebastopoli

La guerra in corso tra Russia ed Ucraina ha segnato un nuovo punto di svolta, con l’impiego da parte degli Ucraini di veicoli dronici navali impiegati per attaccare navi russe nella rada della base di Sebastopoli.

Già nelle settimane scorse droni navali ucraini erano stati impiegati per attività di intelligence e ricognizione, uno dei quali era stato rinvenuto arenato dai Russi nei pressi della base di Sebastopoli.

Ma il 29 ottobre la Marina Ucraina ha portato un vero e proprio attacco con questi USV, colpendo almeno un paio di bersagli, tra cui una fregata del tipo Admiral Makarov ed un posamine.

Da notare che le forze russe hanno tentato di contrastare l’attacco, servendosi anche di elicotteri che hanno mitragliato ma il contrasto non è servito ad impedire ad almeno due USV, guidati da remoto, di continuare la loro corsa verso i bersagli.

Questa forma di guerra navale non è di certo una novità, considerato che motoscafi armati con cariche esplosive furono impiegati largamente durante la Seconda Guerra Mondiale (la memoria corre all’attacco portato dagli assaltatori della Regia Marina contro l’incrociatore York della Royal Navy nelle baia di Suda nei giorni della battaglia per l’isola di Creta nel 1941). Ma qui c’è una enorme differenza; quei motoscafi, il cui concetto fu successivamente ripreso dalle Marine Tedesca e Giapponese (quest’ultima per attacchi suicidi), erano guidati da un pilota fin sotto il bersaglio che, assunta la rotta perpendicolare di impatto ed avendo bloccato il timone, si lanciavano fuori bordo per essere successivamente recuperati.

Nel caso odierno, tali imbarcazioni di ridotte dimensioni con bassissimo riflesso radar anche grazie ai materiali usati, sono guidati da posizioni remote da terraferma od in mare, grazie alla suite elettro/ottica impiegata anche per le missioni ISR e ad un sistema di guida GPS che permette all’operatore di guidare l’USV verso i bersagli designati. Inoltre, facendo ricorso ad un motore presumibilmente elettrico, l’impronta sonora è minima e permette di sfruttare l’effetto sorpresa, azionando il waterjet di cui sono dotati questi USV solo per la corsa finale d’attacco.

Non si conosce con esattezza l’entità dei danni, ma dai video rilasciati dalle autorità ucraine, come in precedenza descritto, in almeno due casi gli USV hanno finito la loro corsa esplodendo contro i bersagli, circostanza quest’ultima confermata anche dai video delle telecamere di sorveglianza della rada che hanno registrato un paio di esplosioni.

L’episodio dovrà essere attentamente studiato per sviluppare e schierare adeguate contromisure perché evidentemente una minaccia del genere, poco costosa ed altamente remunerativa in termini di risultati ottenibili, può mettere fuori combattimento navi di alto valore, operativamente ed economicamente parlando.

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