Emirati Arabi Uniti: l’acquisto di 80 Rafale non preclude l’F-35 anzi è complementare

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An F-35 Lightning II performs a maneuver Sept. 12, 2016 over Luke Air Force Base, Ariz. This sortie marks the 10,000th flying hour for the F-35 program at Luke. (U.S. Air Force photo by Senior Airman Devante Williams)

L’acquisto di 80 caccia francesi Rafale sembrava aver chiuso definitivamente la trattativa in corso tra Abu Dhabi e Washington per concludere l’acquisto di 50 F-35 per circa 23 miliardi di dollari.

Il Maggior Generale Al Alawi, Capo di Stato Maggiore della UAEAF, ha affermato all’agenzia stampa Emirates News Agency: “Il contratto firmato con la Francia non sostituisce le discussioni in corso sull’F-35 degli Stati Uniti. È piuttosto complementare alle nostre capacità dell’aeronautica mentre continuiamo a sviluppare i nostri sistemi di difesa aerea e cerchiamo nuovi prodotti e tecnologie avanzate. come parte della nostra strategia generale di sicurezza nazionale.”

I nuovi Dassault Rafale F4 sostituiranno quindi i Mirage 2000 attualmente in servizio ma non saranno l’unico acquisto per gli Emirati Arabi Uniti.

Gli F-35 dovrebbero dunque andare a sostituire la flotta di F-16 attualmente in uso anche perché aerei “legacy” in uno scenario complesso come quello del Medio Oriente potrebbero subire perdite pesanti in caso di conflitto.

Molti paesi della zona posseggono o sono in contrattazione con altre nazioni per acquisire avanzati sistemi di difesa aerea contro i quali velivoli “tradizionali” hanno una limitata capacità d’azione.

L’F-35 oltre ad avere avanzate capacità stealth possiede un sistema di guerra elettronica ed acquisizione dati molto avanzato tanto da essere equiparato praticamente ad un aereo dedicato SIGINT/ELINT.

Nel complesso c’è da sottolineare che gli Stati Uniti non stanno premendo eccessivamente sulla vendita degli F-35 poiché l’autorizzazione per le vendita tramite Foreign Military Sales (FMS) dei 50 F-35 e relativo equipaggiamento per 23 miliardi di dollari deve ancora passare dal Congresso.

Diversi membri del Congresso hanno espresso più di qualche perplessità nei confronti della vendita per motivi diversi: chi per le violazioni di diritti umani da parte degli Emirati Arabi Uniti ed altri per la troppo stretta “vicinanza” con la Russia.

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