Crosetto chiama Fedorov: l’artefice della rivoluzione dei droni ucraini advisor della Difesa italiana

L’ex Ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov offrirà la propria consulenza al Ministro della Difesa Guido Crosetto nel ruolo di Advisor per l’Innovazione della Difesa, portando in Italia l’esperienza maturata dall’Ucraina nello sviluppo accelerato e nell’impiego operativo di droni, sistemi unmanned, tecnologie digitali e nuove soluzioni per la difesa aerea.

L’annuncio è arrivato al termine dell’incontro tenutosi il 28 agosto tra Crosetto e Fedorov, durante il quale, secondo quanto comunicato dal Ministero della Difesa, sono stati affrontati in particolare i temi dei droni, dei sistemi senza equipaggio, della difesa aerea e dell’evoluzione dell’ecosistema tecnologico della Difesa.

Crosetto ha sottolineato come l’accelerazione tecnologica imponga oggi non soltanto di conoscere e sviluppare nuove tecnologie, ma soprattutto di essere in grado di modificare rapidamente i processi organizzativi per trasformare la sperimentazione in capacità operative disponibili su larga scala.

Dalla trasformazione digitale dell’Ucraina alla Difesa

Classe 1991, Fedorov è stato per anni uno dei principali protagonisti della trasformazione digitale dello Stato ucraino, ricoprendo l’incarico di Ministro della Trasformazione Digitale e Vice Primo Ministro prima di assumere, il 14 gennaio 2026, la guida del Ministero della Difesa.

La sua nomina a Ministro della Difesa era stata approvata dalla Verkhovna Rada con 277 voti. Al momento dell’insediamento, il Governo ucraino indicava tra i risultati ottenuti sotto la sua precedente responsabilità il lancio dell’Army of Drones, l’apertura del mercato nazionale dei droni e dei sistemi di guerra elettronica, la creazione del cluster Brave1, il programma e-Points e la Drone Line.

Fedorov ha lasciato l’incarico alla Difesa nel luglio 2026, dopo circa sei mesi. L’offerta italiana, quindi, non nasce dall’incontro di questi giorni. Secondo Reuters, Crosetto gli aveva già proposto un ruolo di consulenza poche settimane dopo la sua uscita dal Governo ucraino, riconoscendogli un ruolo significativo nell’accelerazione dell’innovazione militare di Kyiv.

Il “modello Fedorov”: dal campo di battaglia alla produzione

L’esperienza che Fedorov porta alla Difesa italiana riguarda soprattutto la capacità sviluppata dall’Ucraina di ridurre drasticamente la distanza tra utilizzatore operativo, sviluppatore tecnologico, industria e sistema di procurement.

Durante la guerra Kyiv ha progressivamente costruito un ecosistema nel quale i militari possono segnalare direttamente le proprie esigenze, sperimentare nuovi sistemi, fornire dati sul loro rendimento e, in alcuni casi, indirizzare direttamente l’acquisizione delle soluzioni che si dimostrano più efficaci sul campo.

Brave1 rappresenta uno degli elementi più significativi di questo sistema. Al momento della nomina di Fedorov alla Difesa, il cluster ucraino riuniva, secondo i dati ufficiali, oltre 2.350 aziende e più di 4.900 soluzioni, mentre erano stati assegnati più di 730 finanziamenti per complessivi oltre 2,6 miliardi di grivne.

A questo ecosistema è stato progressivamente affiancato il Brave1 Market, attraverso il quale le unità possono ottenere droni, sistemi robotici terrestri, apparati di guerra elettronica e altre tecnologie utilizzando anche gli e-Points attribuiti sulla base dei risultati operativi.

A fine gennaio 2026 il Ministero della Difesa ucraino dichiarava che attraverso Brave1 Market erano già stati ordinati 240.000 droni nell’arco di sei mesi e che il tempo medio di consegna si aggirava attorno ai dieci giorni.

Parallelamente è stato sviluppato DOT-Chain Defence, un marketplace per gli approvvigionamenti che consente alle unità operative di scegliere direttamente le capacità necessarie utilizzando risorse di bilancio assegnate, mentre la struttura centrale gestisce contratti, pagamenti e logistica.

Al 26 maggio il Ministero ucraino indicava in circa 485.000 gli UAV e gli altri equipaggiamenti consegnati nel 2026 attraverso DOT-Chain Defence, per un valore di 31,4 miliardi di grivne. Il catalogo comprendeva quasi 800 prodotti messi a disposizione da oltre 200 produttori ucraini.

Gli acquisti guidati dai dati del campo di battaglia

Uno degli aspetti probabilmente più interessanti anche per l’Italia riguarda il tentativo ucraino di utilizzare direttamente i dati operativi per orientare le decisioni di procurement.

Durante il mandato di Fedorov, Kyiv ha annunciato un sistema nel quale la domanda di nuovi UAV viene generata combinando i dati raccolti attraverso e-Points, DOT-Chain, Brave1 Market, DELTA e Mission Control.

In sostanza, invece di basare la selezione esclusivamente sulle specifiche dichiarate dai produttori o su lunghe procedure comparative, il sistema cerca di valutare quali piattaforme vengono effettivamente richieste dalle unità e quali stanno ottenendo i migliori risultati operativi.

Il modello prevede di destinare l’80% delle risorse alle soluzioni già validate dai dati di combattimento e di mantenere il restante 20% disponibile per tecnologie innovative da sperimentare direttamente sul campo, creando così un ciclo continuo tra sviluppo, prova operativa, feedback e produzione.

Un’impostazione accompagnata dalla progressiva digitalizzazione anche del comando e controllo. Nel gennaio 2026 Fedorov aveva ad esempio firmato l’avvio di Mission Control, integrato nell’ecosistema DELTA, con l’obiettivo di raccogliere in maniera strutturata le informazioni relative alle missioni dei droni, comprese piattaforma impiegata, punto di lancio, rotta e missione effettuata.

La stessa logica è stata estesa all’intelligenza artificiale attraverso Brave1 Dataroom, ambiente protetto sviluppato con il coinvolgimento, tra gli altri, di Palantir per consentire lo sviluppo e l’addestramento di modelli AI destinati alle applicazioni militari.

Droni intercettori e nuova difesa aerea

L’Ucraina sta infatti sperimentando su larga scala un approccio multilivello nel quale sistemi missilistici tradizionali vengono affiancati da soluzioni a costo inferiore, comprese mitragliatrici, sistemi mobili, guerra elettronica e soprattutto droni intercettori destinati a contrastare UAV e munizioni circuitanti.

Ad aprile il Ministero della Difesa ucraino dichiarava che nel solo mese di marzo gli intercettori avevano abbattuto oltre 33.000 UAV russi di differenti categorie e annunciava il rafforzamento di una nuova struttura dedicata alla cosiddetta “small air defence”, con l’obiettivo anche di evitare l’impiego di costosi intercettori missilistici contro bersagli relativamente economici.

È un settore che sta assumendo un’importanza crescente per tutte le Forze Armate occidentali, chiamate a confrontarsi con la necessità di neutralizzare quantità molto elevate di droni senza consumare rapidamente scorte di missili terra-aria dal costo di centinaia di migliaia o milioni di euro per singolo intercettore.

Una questione di processi prima ancora che di tecnologia

L’ingresso di Fedorov come advisor appare quindi particolarmente significativo perché il problema individuato da Crosetto non riguarda semplicemente l’acquisizione di nuove piattaforme.

Il vero tema è la velocità con cui un sistema della Difesa riesce ad assorbire l’innovazione.

Il conflitto ucraino ha mostrato tecnologie evolvere nel giro di pochi mesi, se non settimane come frequenze radio cambiate per contrastare le contromisure elettroniche, nuovi sistemi di navigazione, collegamenti in fibra ottica, algoritmi di riconoscimento automatico, droni intercettori e piattaforme terrestri senza equipaggio sono stati introdotti, modificati e nuovamente prodotti seguendo cicli molto più rapidi rispetto a quelli tradizionalmente associati ai grandi programmi militari.

È esattamente su questo aspetto che Crosetto ha posto l’accento spiegando come sia necessario riuscire a trasformare rapidamente la sperimentazione in soluzioni operative utilizzabili su larga scala, coniugando eccellenza tecnologica, capacità industriale e rapidità di risposta.

L’esperienza di Fedorov potrebbe quindi risultare utile non solo per i programmi italiani relativi a UAV, UGV, intelligenza artificiale o counter-UAS, ma soprattutto per studiare nuovi meccanismi di sperimentazione rapida, procurement, dialogo tra Forze Armate e industria e passaggio dalla prototipazione alla produzione di massa.

Fedorov, da parte sua, ha spiegato di voler aiutare l’Italia nell’adozione delle moderne tecnologie militari e nel rafforzamento del settore della Difesa italiano. Secondo ANSA, l’ex ministro ucraino avrebbe inoltre ricevuto proposte di collaborazione anche da altri Paesi, scegliendo però di non accettarle.

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