Indonesia, la portaerei Garibaldi potrebbe diventare una porta droni

L’Indonesia sta valutando una proposta avanzata dall’Italia per riconvertire la portaerei Giuseppe Garibaldi in una piattaforma navale dedicata all’impiego di droni e elicotteri. La delegazione di Fincantieri, giunta a Giacarta il 15 e 16 luglio 2025, avrebbe illustrato un progetto ambizioso: dare nuova vita all’unità per rispondere alle esigenze in rapida evoluzione della marina indonesiana.

Un progetto tra passato glorioso e visione futura

Commissionata nel 1985, la Giuseppe Garibaldi è stata la prima unità italiana dotata di ponte di volo continuo e capace di operare con aerei a decollo corto e atterraggio verticale (STOVL), tra cui gli AV-8B Harrier II. Con una lunghezza di oltre 180 metri e un dislocamento a pieno carico di 14.150 tonnellate, può imbarcare fino a 18 velivoli. In oltre trent’anni di carriera operativa, ha partecipato a missioni NATO, operazioni contro il terrorismo e missioni UE, segnando una pietra miliare nella proiezione navale italiana.

Dal 1° ottobre 2024 è stata posta in riserva, dopo essere stata sostituita dalla LHD Trieste.

L’interesse indonesiano per i droni

La Marina indonesiana ha infatti avviato un programma per acquisire 60 sistemi UAV navali, compresi i TB3 prodotti localmente in collaborazione con la società Republikorp. L’eventuale acquisizione dell’unità che porta il nome dell’Eroe dei Due Mondi permetterebbe di disporre rapidamente di una piattaforma STOVL adattabile a queste nuove tecnologie.

Le caratteristiche tecniche della Garibaldi

Progettata per la guerra antisommergibile, la Garibaldi è dotata di un sistema propulsivo COGAG con quattro turbine a gas LM2500 per una potenza complessiva di oltre 60.000 kW e una velocità superiore ai 30 nodi. Può navigare per 7.000 miglia nautiche a 20 nodi e ospitare oltre 800 persone tra equipaggio, supporto aereo e comando.

Il ponte di volo da 174 metri dispone di una rampa “ski-jump” a 4 gradi, mentre l’hangar interno può accogliere fino a 12 velivoli. L’elettronica di bordo include radar a lungo raggio, sistemi ECM, SATCOM e datalink (Link 11, 14, 16). Le armi comprendono lanciatori per missili Aspide, CIWS da 40 mm DARDO e siluri da 324 mm.

Il costruttore navale statale PT PAL ha proposto un’alternativa nazionale: la costruzione ex novo di una portaelicotteri o di una LHD in collaborazione con Fincantieri o Hyundai Heavy Industries. Una simile soluzione garantirebbe benefici industriali interni, seppur con tempi più lunghi.

Le esigenze operative della Marina indonesiana, espresse anche nel programma Minimum Essential Force (MEF), puntano comunque ad avere almeno quattro unità anfibie portaelicotteri. In quest’ottica, la Garibaldi potrebbe rappresentare una a basso rischio tecnologico per acquisire rapidamente capacità aeree navali avanzate.

Marina indonesiana

La scelta tra l’acquisizione di un’unità già pronta e la costruzione nazionale si muove tra esigenze operative, sostenibilità logistica, ritorni industriali e vincoli finanziari. La Garibaldi rappresenta una proposta concreta e collaudata, in grado di accelerare lo sviluppo della componente aeronavale indonesiana, ma dovrà misurarsi con alternative più ambiziose sul piano industriale.

Se accettata, la proposta italiana consoliderebbe ulteriormente il ruolo di Fincantieri nel Sud-Est asiatico, dopo la consegna prevista nel 2025 delle due PPA ex Marina Militare (Brawijaya 320 e Prabu Siliwangi 321) e la cooperazione avviata con la Turchia su motovedette e droni. Il futuro della Garibaldi, dunque, resta aperto tra memoria storica, innovazione tecnologica e geostrategia indo-pacifica.

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