Secondo quanto riportato dal Telegraph, la Germania starebbe valutando forme di sostegno diretto al deterrente nucleare britannico, comprese eventuali risorse finanziarie e l’impiego di capacità convenzionali tedesche per la protezione delle infrastrutture che consentono al Regno Unito di mantenere operativo il sistema nucleare Trident D5.

L’ipotesi più significativa emersa dalle indiscrezioni riguarda il possibile schieramento di sistemi di difesa aerea e antimissile Patriot della Bundeswehr presso siti strategici britannici, tra i quali è esplicitamente indicata la base navale di Faslane, in Scozia, dove sono stanziati i sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare della Royal Navy.
Al momento non risulta essere stata assunta alcuna decisione in tal senso da parte di Berlino o Londra e la possibilità di un contributo tedesco al deterrente britannico deve, quindi, essere considerata ancora allo stadio di discussione. La rilevanza della notizia, tuttavia, va ben oltre l’eventuale dispiegamento di una batteria Patriot: il dibattito si inserisce infatti nella progressiva costruzione di una dimensione europea della deterrenza nucleare, imperniata sulle capacità strategiche indipendenti di Francia e Regno Unito.
Il possibile contributo tedesco
Secondo il Telegraph, Berlino e Londra starebbero discutendo diverse possibilità attraverso le quali la Germania potrebbe contribuire alla sostenibilità e alla sicurezza del deterrente britannico.
Una di queste sarebbe rappresentata da un contributo finanziario al programma nucleare del Regno Unito. La modernizzazione della Defence Nuclear Enterprise britannica richiede infatti investimenti estremamente consistenti, dal programma per i quattro nuovi SSBN classe Dreadnought allo sviluppo della nuova testata nucleare Astraea.
Il Governo britannico ha previsto 31 miliardi di sterline, più una riserva di 10 miliardi, per il programma Dreadnought, mentre altri 15 miliardi saranno investiti nell’attuale legislatura nel programma sovrano relativo alle testate nucleari.
Un secondo livello di collaborazione potrebbe riguardare l’impiego di forze convenzionali tedesche per proteggere le infrastrutture nucleari britanniche.
Tra gli scenari esaminati figurerebbe proprio il dispiegamento di batterie Patriot presso HM Naval Base Clyde, il complesso costituito principalmente dalle installazioni di Faslane e Coulport che rappresenta il cuore della componente navale della deterrenza nucleare britannica.
Secondo una fonte della difesa britannica citata dal Telegraph, questo tipo di sostegno sarebbe una prospettiva decisamente più credibile rispetto ad un coinvolgimento diretto dell’industria tedesca nella costruzione dei sottomarini nucleari o delle componenti più sensibili del sistema strategico britannico.
Una presenza tedesca a Faslane non significherebbe pertanto affidare a Berlino una parte del controllo delle armi nucleari britanniche. Il compito dei reparti tedeschi sarebbe esclusivamente convenzionale, cioè difendere uno dei nodi essenziali della deterrenza nucleare europea da attacchi aerei, missilistici o con sistemi senza pilota.
Trident sotto il completo controllo britannico
È importante distinguere questa eventuale cooperazione da una forma di nuclear sharing.
Infatti, il Governo britannico continua a definire il proprio deterrente come operativamente indipendente. Soltanto il Primo Ministro britannico può autorizzare l’impiego delle armi nucleari ed il relativo sistema di comando e controllo rimane nazionale.
Il deterrente britannico è tuttavia dichiarato destinato alla difesa della NATO dal 1962 e rappresenta, insieme alle forze strategiche degli Stati Uniti e della Francia, uno dei pilastri nucleari dell’Alleanza Atlantica.
Esiste inoltre una distinzione tra indipendenza operativa ed autonomia industriale.
Il Regno Unito dispone di proprie testate nucleari e mantiene sovrana la decisione sul loro eventuale utilizzo, ma i missili Trident II D5 sono acquisiti attraverso il sistema condiviso con gli Stati Uniti previsto dal Polaris Sales Agreement del 1963, successivamente modificato per comprendere Trident.
Il Ministero della Difesa britannico specifica che Londra ha acquisito la proprietà di un determinato numero di missili prelevati da un pool comune con gli Stati Uniti e che Royal Navy e US Navy operano il sistema Trident in maniera indipendente. La testata Mk4A installata sui missili britannici è invece di progettazione britannica ed è mantenuta dalla AWE, che sta sviluppando anche la nuova testata Astraea.
È proprio questa combinazione tra indipendenza politica e forti legami tecnologici con Washington che sta alimentando in Europa il dibattito sulla necessità di rafforzare la componente continentale della deterrenza.
Berlino si avvicina alla deterrenza nucleare europea
Il 2 marzo 2026 Francia e Germania hanno istituito un Nuclear Steering Group di alto livello destinato al dialogo dottrinale ed al coordinamento della cooperazione strategica in materia di deterrenza.
Nella dichiarazione congiunta firmata dal Presidente francese Emmanuel Macron e dal Cancelliere tedesco Friedrich Merz è espressamente prevista la ricerca della combinazione più appropriata tra capacità convenzionali, difesa antimissile e capacità nucleari francesi.
Germania e Francia hanno inoltre concordato già per il 2026 la partecipazione convenzionale tedesca alle esercitazioni nucleari francesi, visite congiunte presso siti strategici ed una maggiore cooperazione nelle capacità di Early Warning, Air Defence e Deep Precision Strike.
Il Governo tedesco ha successivamente confermato che nella seconda metà del 2026 reparti della Bundeswehr prenderanno parte, con capacità convenzionali, ad un’esercitazione nucleare delle Forze Armate francesi.
Berlino ha contemporaneamente ribadito che questa evoluzione è concepita come complementare alla deterrenza nucleare della NATO ed alla presenza americana, e non come una sua sostituzione. Nello stesso contesto il Governo federale ha ricordato esplicitamente anche il contributo del Regno Unito alla deterrenza nucleare europea.
Londra-Parigi-Berlino
La possibile cooperazione tra Berlino e Londra si inserisce quindi in un’architettura che sta assumendo progressivamente una forma più definita.
Nel luglio 2025 Francia e Regno Unito avevano già compiuto un passaggio senza precedenti con la Northwood Declaration.
Parigi e Londra hanno dichiarato che, pur restando indipendenti, le rispettive forze nucleari possono essere coordinate e che non riescono ad immaginare una situazione nella quale gli interessi vitali di uno dei due Paesi possano essere minacciati senza che lo siano anche quelli dell’altro.
La dichiarazione contiene inoltre un’affermazione particolarmente significativa: non esisterebbe una minaccia estrema all’Europa che non provocherebbe una risposta da parte delle due potenze nucleari europee.
Per gestire questa nuova cooperazione è stato costituito un Nuclear Steering Group franco-britannico con competenze su politica nucleare, capacità ed operazioni.
A marzo 2026 Londra ha nuovamente ribadito che la collaborazione con Parigi ha l’obiettivo di rafforzare la deterrenza nei confronti delle minacce rivolte contro l’Europa.
Parallelamente, Berlino ha aperto con Parigi il proprio dialogo sulla deterrenza e potrebbe ora sviluppare un meccanismo analogo, seppure esclusivamente sul piano convenzionale e finanziario, anche con Londra.
La base giuridico-politica per un approfondimento dei rapporti esiste già. Il Trattato di amicizia e cooperazione bilaterale tra Germania e Regno Unito, firmato nel 2025, prevede infatti esplicitamente consultazioni approfondite su deterrenza, difesa e questioni nucleari e stabilisce l’obiettivo di aumentare il contributo europeo alla sicurezza del continente. Germania e Regno Unito affermano inoltre che una minaccia strategica rivolta contro uno dei due rappresenterebbe una minaccia strategica anche per l’altro.
Una deterrenza più integrata
Ciò che sta emergendo non sembra quindi essere il progetto per la creazione di un arsenale nucleare dell’Unione Europea né, tantomeno, il trasferimento a Bruxelles del controllo delle armi francesi o britanniche.
Il modello che sta prendendo forma appare molto più pragmatico.
Francia e Regno Unito continuerebbero a mantenere il completo controllo politico e operativo dei rispettivi arsenali, aumentando però il coordinamento tra le due forze strategiche e rendendo più esplicito il loro ruolo nella difesa dell’Europa.
Gli Stati europei non nucleari potrebbero contemporaneamente contribuire alla credibilità di questa deterrenza attraverso capacità convenzionali: difesa aerea e antimissile, Early Warning, intelligence, protezione delle infrastrutture, attacchi convenzionali in profondità e, potenzialmente, sostegno finanziario.
La Germania rappresenterebbe il caso più significativo di questo nuovo modello.
Berlino rimarrebbe un Paese non dotato di armi nucleari e continuerebbe a partecipare al nuclear sharing della NATO, ma potrebbe contemporaneamente contribuire alla protezione ed alla sostenibilità delle due capacità nucleari indipendenti europee.
Un eventuale dispiegamento di Patriot tedeschi a Faslane assumerebbe quindi un valore strategico superiore a quello puramente militare: per la prima volta una grande potenza continentale europea contribuirebbe direttamente con proprie forze alla protezione dell’infrastruttura che garantisce la Continuous At-Sea Deterrence britannica.
La Germania, in sostanza, non avrebbe bisogno di possedere direttamente un proprio arsenale per partecipare più profondamente alla deterrenza nucleare europea.
Il ruolo degli Stati Uniti
Questo processo non equivale però, almeno allo stato attuale, alla costruzione di una deterrenza europea alternativa a quella statunitense.
La stessa dichiarazione franco-tedesca del marzo 2026 sottolinea che la sicurezza nucleare europea continua a poggiare sull’extended deterrence degli Stati Uniti, comprese le armi nucleari americane schierate sul continente, oltre che sulle forze strategiche indipendenti di Francia e Regno Unito.
Berlino ha inoltre specificato che la cooperazione con Parigi deve aggiungersi e non sostituirsi alla postura nucleare della NATO.
Allo stesso tempo, è evidente come gli Stati europei stiano preparando strumenti che permetterebbero loro di assumere una quota crescente della responsabilità per la propria sicurezza strategica.


