mercoledì, Ottobre 20, 2021

Gli italiani della Task Force Takuba stanno per partire per il Mali?

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A quanto si apprende da un articolo di Daniele Raineri del 6 febbraio apparso sul Foglio, le forze speciali italiane che attendono da mesi di unirsi alla Task Force Takuba sarebbero in procinto di partire.

La loro partenza, secondo quando scrive il giornalista, sarebbe prevista per la seconda settimana di marzo.

Terminerebbe così un’attesa durata ormai circa sette mesi, da quando venne ufficializzata, nel decreto missioni emanato a luglio 2020, la partecipazione italiana all’operazione a guida francese in Mali. 

Il decreto missioni autorizza il dispiegamento di 8 aeromobili, 20 mezzi terrestri e fino a un massimo di 200 unità, mettendo a disposizione dello schieramento italiano 15 milioni di euro all’anno, a partire dal 2020.

La partecipazione italiana al raggruppamento di forze speciali a guida francese era a dire il vero già stata anticipata dal ministro della difesa, Lorenzo Guerini, a fine febbraio dello scorso anno, al termine del vertice italo-francese di Napoli, durante il quale il ministro italiano e l’omologa francese, Florence Parly, discussero della partecipazione italiana alla task force. 

Task Force Takuba

Nonostante la Francia ne avesse giù parlato a novembre 2019, Takuba nasce formalmente in seguito al vertice di Pau, tenutosi il 13 gennaio 2020, una riunione del G5 Sahel – questo format vede la partecipazione dei capi di stato di Ciad, Burkina Faso, Mali, Mauritania e Niger – durante il quale venne annunciata dalla Francia l’istituzione di una divisione speciale di forze europee col mandato operativo di addestrare le forze saheliane nella lotta contro i gruppi terroristi e di assisterle in combattimento. 

Il 27 marzo la Francia lanciò ufficialmente l’iniziativa, cui aderirono formalmente 11 Paesi europei, senza però stabilire le modalità con cui avrebbero sostanziato il loro contributo. A firmare la dichiarazione politica francese furono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Olanda, Norvegia, Portogallo, Svezia e Regno Unito.

Takuba, si legge nella dichiarazione, avrebbe raggiunto la Capacità Operativa Iniziale (IOC) nell’estate del 2020, mentre la Piena Capacità Operativa (FOC) sarebbe stata raggiunta a inizio 2021. La missione aveva un duplice scopo: da una parte, integrare le missioni convenzionali delle forze francesi, attraverso la condotta di operazioni speciali; dall’altra, colmare le lacune delle forze armate maliane, tramite la fornitura di addestramento e la condotta di operazioni in modalità congiunta. 

Parigi mirava a creare una Task Force composta da circa 500 uomini, 300 dei quali forniti dalla Francia, divisi in tre Task Group stanziati in tre differenti basi: Gao, Ansongo e Menaka.

Estonia, Repubblica Ceca e Svezia

Il primo paese ad inviare truppe in Mali per unirsi alla Task Force è stata l’Estonia, che ha spedito 40 operatori delle forze speciali, giunti in Mali a luglio, insieme ai primi militari francesi. Il 15 luglio prendeva avvio la Task Force, che al momento era composta da 100 unità, tra estoni e francesi.

Pochi giorni dopo, il Task Group 1, formato da francesi ed estoni, subiva il suo battesimo del fuoco, senza riportare vittime, durante un’attività congiunta con le forze armate maliane. 

A fine ottobre, la Repubblica Ceca inviava 60 operatori, con un mandato esteso fino a tutto il 2022, stanziando 25 milioni di euro l’anno. I membri delle forze speciali ceche confluivano, insieme ad altri operatori francesi, in un nuovo Task Group, denominato Task Group 2.  

È notizia di pochi giorni fa quella dell’invio da parte della Svezia di 150 operatori delle forze speciali, che a partire dal 5 febbraio 2021 andranno ad unirsi agli estoni, ai cechi e ai francesi per allargare il bacino di forze della Task Force Takuba.

La Svezia, oltre agli operatori, contribuirà con l’invio di 3 elicotteri Blackhawk, elemento di fondamentale importanza per la Francia, vista la carenza di assetti ad ala rotante a disposizione della forza francese di Barkhane, che può contare solamente su 16 elicotteri medi e 3 CH-47D forniti dagli inglesi.

Le forze svedesi dovranno assolvere a due compiti: la creazione di una forza di reazione rapida, pronta a intervenire in caso di necessità in favore delle altre componenti della Task Force; l’attività di assistenza e addestramento delle forze armate del Mali, che gli svedesi potranno anche accompagnare in operazione. 

Arrivano gli italiani?

La componente italiana della Task Force Takuba non è ancora stata ufficializzata: il decreto missioni non specifica quale tipologia di assetti verrà spedita in Mali, limitandosi a definirne la quantità e la natura (8 assetti aeromobili e 20 terrestri).

Gli esperti ritengono molto probabile che, vista la carenza di assetti elicotteristici francesi, la componente italiana sarà composta da un reparto elicotteristico, probabilmente formato da quattro elicotteri NH90, in grado di fornire ai francesi la capacità di trasporto ed evacuazione feriti, e da quattro A129 D Mangusta, per la scorta agli altri elicotteri.

In sostanza, il contingente italiano dovrebbe assomigliare a quello schierato in Afghanistan con la Task Force Fenice. 

Cosa farebbero gli italiani? Il decreto missioni specifica che le unità delle forze speciali schierate in Mali dovranno svolgere un mandato che si compone di quattro parti: la fornitura di attività di consulenza, assistenza e mentorship a supporto delle forze armate locali e delle forze speciali locali; la consulenza nell’ambito del processo di potenziamento della componente terrestre e di forze speciali locali; il supporto delle forze armate e delle forze speciali locali nel potenziamento di contrasto alla minacce per la sicurezza derivanti da fenomeni di natura terroristica transnazionale e/o criminale; la fornitura di enabler per la condotta di operazioni di contrasto al terrorismo, in particolare, mezzi elicotteristici e personale per l’evacuazione medica. 

Se confermato, l’invio del contingente italiano avverrebbe con un notevole ritardo rispetto a quanto anticipato dalle autorità italiane.

Il decreto missioni, infatti, stanziava i fondi per la missione già nel 2020, ma gli operatori delle forze speciali italiane ad oggi non sono ancora partiti.

Probabilmente, l’epidemia da Covid 19 ha contribuito in maniera rilevante all’accumulazione di questo ritardo, anche se attribuire all’emergenza sanitaria tutte le colpe di quanto avvenuto potrebbe non bastare, visto che gli altri paesi, ovvero Estonia, Repubblica Ceca, hanno inviato mesi fa i loro militari. Sulla questione rimane quindi un grande punto interrogativo. 

Le insidie del Mali

Certo è che, una volta avviate le attività, le forze speciali italiane si troveranno ad operare in uno scenario caratterizzato da una conflittualità permanente e ad alta intensità, come ampiamente dimostrato nel corso delle ultime settimane, quando, a cavallo di Capodanno, nel corso di una settimana hanno perso la vita ben cinque soldati dell’Esercito Francese.

Maggiore Giuseppe La Rosa, Medaglia d’Oro al Valor Militare (1982-2013)

L’ultimo caduto italiano a causa di un’azione nemica risale al giugno 2013, quando in seguito ad un attacco condotto dalle forze talebane in Afghanistan, presso Farah, venne ucciso il Maggiore Giuseppe La Rosa, comandante di compagnia Bersaglieri.

La capacità di accettazione delle perdite, in Italia, non è certa paragonabile a quella della Francia, che proprio a partire dal 2013 ha dovuto sostenere la morte di 57 francesi in Mali, nell’ambito dell’operazione Serval, poi Barkhane. 

Vediamo cosa accadrà dunque.

Quel che è certo, è che dopo anni di relativa calma – in Iraq e soprattutto in Afghanistan gli italiani si sono battuti con violenza, subendo 53 morti, ma da anni, almeno dal 2014, la situazione è molto cambiata, e gli episodi di combattimento sono alquanto rari, se non del tutto assenti – gli italiani si troveranno ad agire in un contesto in cui l’ambiente sarà più che mai ostile, contestato e denso di pericoli, che richiederà ai nostri la capacità di sostenere operazioni intense e che esigeranno, per potere essere portate a compimento con successo, uomini addestrati e capaci di combattere veramente. 

Immagine di copertina (repertorio): Italian army soldiers assigned to 3rd Alpine Regiment, deployed in support of Operation Inherent Resolve, provide security for the local residents of the village near the Mosul Dam Clinic while Italian army doctors provided medical treatment to locals from Mosul Dam Village, Iraq Nov. 12, 2017. The breadth and diversity of Coalition partners demonstrates the global and unified goal of defeating ISIS in Iraq and Syria. CJTF-OIR is the global Coalition to defeat ISIS in Iraq and Syria. (U.S. Army photo by Sgt. Tracy McKithern)

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