giovedì, Gennaio 20, 2022

Dopo il minacciato ritiro dalla trattativa di Abu Dhabi gli Stati Uniti si dicono pronti a vendere F-35 e MQ-9 Reaper

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Nella complicata trattativa in atto tra Abu Dhabi e Washington per la compravendita di 50 caccia bombardieri Lockheed Martin F-35A e fino 18 MQ-9B Reaper, nonché munizionamento avanzato nell’ambito di un possibile accordo del valore di 23 miliardi di dollari, si segnala un’importante novità, forse la svolta decisiva.

Pochi giorni fa, gli Emirati Arabi Uniti hanno assegnato una mega commessa alla Francia del valore di 19 miliardi euro per la fornitura di caccia bombardieri Rafale, dodici elicotteri H225M Caracal, missili aria-aria Mica NG ed aria-suolo

A margine del raggiunto accordo con la Francia, da parte di Abu Dhabi si sottolineava che tale acquisto doveva intendersi come complementare a quello relativo gli F-35A, richiesti più di un anno fa negli ultimi mesi del 2020, approssimandosi lo scadere dell’Amministrazione Trump.

Peraltro, successivamente ed in totale contrasto con le dichiarazioni di apertura alla conclusione della trattativa, è stato fatta filtrare una pesante irritazione ed insoddisfazione da parte degli Emirati Arabi Uniti perché Washington avrebbe disposto pesanti limitazioni, non solo al uso di questi velivoli ma anche agli accordi che intercorrono tra Abu Dhabi e Pechino, soci di affari e di investimento in molte attività economiche.

La situazione sembrava volgere al peggio per l’esito della trattativa, perché Abu Dhabi aveva dichiarato che, stanti le pesanti limitazioni che gli Statunitensi volevano imporre, non avrebbe proceduto oltre con l’acquisto di Lightning II e Reaper.

Oggi, si registra una schiarita sul buon esito della trattativa; del resto perdere 23 miliardi di dollari in un momento del genere, anche per l’economia statunitense sarebbe stato un colpo durissimo da dover assorbire.

Infatti, il Segretario di Stato Antony Blinken in visita a Kuala Lampur ha affermato che gli Stati Uniti ora sono pronti a procedere con la agognata vendita.

A detta di Blinken, sarebbero stati superati i problemi relativi la sicurezza di Israele, principio in base al quale Washington si impegna a fornire a Tel Aviv sistemi d’arma tecnologicamente avanzati e sempre superiori rispetto a quelli forniti agli Alleati arabi degli Stati Uniti.

Evidentemente, da parte di Israele che ha stipulato accordi di normalizzazione dei rapporti diplomatici, economici ed anche di collaborazione militare con gli Emirati Arabi Uniti, la vendita dei Lightning II ai nuovi “Alleati” emiratini, non costituisce alcun problema.

Rimane aperta la questione dei rapporti economici intercorrenti tra Abu Dhabi e Pechino, invisi a Washington ma questi non sembrano poter costruire un serio intralcio all’operazione F-35A agli Emirati Arabi Uniti.

Bisognerà verificare se, alla fine, Abu Dhabi accetterà di ottenere F35A che, con buona approssimazione, non saranno allo standard USAF e nemmeno al Adir israeliano; a titolo di esempio i velivoli che erano stati costruiti per la Turchia e mai consegnati ad Ankara, sono stati presi in carico dall’USAF che peraltro ha dovuto stanziare diverse decine di milioni di dollari per portarli ai suoi standard.

Inoltre, sarà tutta da verificare la disponibilità emiratina ad operare questi velivoli nel ambito del sistema globale messo a punto dagli Stati Uniti e dai partner del programma Joint Strike Fighter, per l’impiego e la manutenzione dei Lightning II e come sarà assicurata la sicurezza, per evitare che preziosi segreti di queste macchine finiscano in mani sbagliate.

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