sabato, Luglio 31, 2021

I requisiti per il nuovo veicolo da combattimento della fanteria dell’Esercito Italiano

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Sono stati resi pubblici i primi dati ufficiali relativo il nuovo programma AICS (Armored Infantry Combat System), lanciato dall’Eesercito a dicembre dello scorso anno con la RFI (Request For Information), tesi alla sostituzione degli attuali IFV Dardo.

Il programma è già in avanzato stato; infatti, lo scorso mese di febbraio, l’EI ha ricevuto le principali proposte dalle industrie in risposta alla RFI.

Tempistica accelerata

L’EI sembra aver dato un’accelerazione al programma, con assegnazione dei primi fondi già nel corso di quest’anno o nei primi mesi del 2022 e con l’immissione in linea dei primi esemplari di serie a partire dal 2025. Per rimanere in questo limite temporale, la scelta del nuovo IFV con buona approssimazione dovrà essere resa pubblica nel corso del anno corrente, per passare rapidamente alle successive fasi contrattuale e produttiva. A tal fine, sono state tenute audizioni parlamentari tra cui, recentemente, quella del responsabile di Rheinmetall Italia che ha riportato ai membri delle Commissioni interessate, le caratteristiche delle piattaforme cingolate Puma e, soprattutto, Lynx (KF41) prodotte dall’industria tedesca.

Numeri consistenti

Il requisito numerico dell’EI fissa a 679 i veicoli da acquistare, tra le altre, nelle versioni IFV, Combat Support, Posto Comando, Ambulanza-Medevac, con cui dotare le Brigate Corazzate e Meccanizzate, più scuole e riserva. A questo riguardo, è assai probabile che l’EI, come a suo tempo indicato nelle Linee Guide, provvederà a trasformare una delle attuali Brigate Medie in Meccanizzata, riportando a tre il numero di unità Pesanti disponibili a livello Brigata, affiancando la Brigata Corazzata Ariete e la Brigata Garibaldi.

Ovviamente, nell’ipotesi (realistica visti i tempi del programma) di soluzione scelta all’Estero, si cercherà di ottenere il massimo in termini di impegno per la nostra industria sia in termini di allestimento dei veicoli, ricorrendo laddove possibile a sistemi messi a punto in Italia, sia in termini di manutenzione, le cui attività hanno assunto pari importanza a quelle dell’acquisto, dato che i moderni sistemi sono sempre più sofisticati e tecnologicamente “ricchi” dal punto di vista digitale e, pertanto, richiedono “attenzioni” e cure sconosciute ai mezzi di vecchia generazione (analogici e meccanici).

Capacità avanzate

I nuovi IFV dovranno essere in grado di condurre operazioni in varie condizioni climatiche, in collaborazione non solo con altri mezzi militari delle forze di terra ma anche con mezzi da combattimento di altre forze armate in operazioni multidominio sempre più diffusi. I mezzi saranno dotati di sistemi elettronici avanzati che permetteranno di operare all’interno di unità miste, costituite da veicoli con e senza equipaggio. Inoltre, saranno installati sistemi di auto diagnosi delle avarie che consentiranno al personale di bordo e tecnico di risolvere rapidamente i problemi, alleggerendo la logistica, sempre più informatizzata, e le attività di manutenzione, migliorando il tasso di operatività dei mezzi da combattimento.

I nuovi IFV dovranno essere dotati di sistemi di protezione attiva (APS), resi indispensabili dalla minaccia portata dai missili anticarro a testata multipla con profilo d’attacco dall’alto e dal sempre più frequente impiego di munizioni “loitering” e/o droni “suicidi” il cui impiego, nei recenti conflitti tra Medio Oriente, Caucaso e Africa del Nord, ha mostrato i limiti degli attuali livelli di protezione passiva di carri armati e dei veicoli blindati, esposti a questi letali sistemi d’arma.

Armamento

L’IFV prescelto dovrà rappresentare un “punto di rottura” con l’attuale Dardo ed in parte con l’IFV ruotato Freccia, grazie all’ampio ricorso alla tecnologia “fight -by-wire” ed alla capacità MUM-T o Manned Unmanned Teaming. La nuova torretta adottata sarebbe “inabitata”, ovviamente con l’opzione del controllo manuale di emergenza; si preannunciano novità sull’armamento ivi montato perché si parla dell’impiego di munizionamento programmabile integrato da missili con capacità “fire and forget” ed un sistema d’arma laser, peraltro, non ancora specificato. Tutto questo porta a pensare che il nuovo mezzo non adotterà l’attuale Oerlikon KBA da 25 mm montato sul Dardo, mitragliera-cannone di tecnologia ormai datata e non più all’altezza degli attuali complessi scenari di combattimento, non essendo in grado di impiegare munizionamento di nuovo tipo.

Mobilità e propulsione

Dal punto di vista della mobilità, l’EI intende puntare ad un mezzo con ottime capacità di spostamento e movimento su ogni tipo di terreno mentre per il propulsore si guarda ad una soluzione ibrida diesel-elettrica, con possibilità di guidare il mezzo in modalità esclusivamente elettrica. Ovviamente, come nel caso delle autovetture “ibride”, la modalità full electric è possibile solo ad andature a bassa velocità, peraltro utili nel caso di movimenti a bassa “osservabilità termica ed audio” nei pressi delle linee nemiche o per operazioni di ricognizione; superato un certo limite di velocità, subentra infatti la propulsione mista elettrica- termica o esclusivamente termica, a seconda della tipologia di sistema ibrido prescelto.

Questo tipo di soluzione richiede l’adozione di batterie particolarmente potenti e performanti che dovranno operare non solo a favore del sistema propulsivo ma anche per il funzionamento dei sistemi di bordo e della torretta (prevedibile l’adozione di batterie ausiliarie)

Equipaggio e squadra di fanteria

L’equipaggio del nuovo mezzo dovrebbe essere di 2-3 uomini e la squadra di fanteria che scenderebbe a terra sarebbe formata da un massimo di 8 fucilieri assaltatori completamente equipaggiati. Al momento, i Dardo in servizio hanno un equipaggio di tre uomini (pilota, capocarro e servente) e la squadra trasportata consiste di sei fucilieri assaltatori. Una delle principali critiche mosse all’attuale IFV è proprio la squadra di fanteria di 6 uomini, considerata troppo limitata per le attuali esigenze. Curiosamente, anche il Puma che sta entrando in linea nel Heer con ritmi non proprio eccelsi, adotta la stessa squadra di fanteria dell’EI, come del resto i “sempreverdi” Marder, aggiornati e potenziati che hanno visto decrescere nel corso della cinquantennale vita operativa (!) il numero di uomini trasportati da sette a sei.

Prevedibilmente, la squadra di fanteria avrà a disposizione anche micro UAV e UGV per allargare il raggio di sorveglianza e ricognizione del teatro d’azione e questi mezzi dovranno e potranno essere comandati da remoto a terra e a bordo dei nuovi IFV.

Le possibili scelte

Tra le ipotesi al vaglio dell’Esercito quelle più verosimili sono rappresentate dai Puma e Lynx 41 prodotti da Rheinmetall, l’ASCOD 2/Pizarro/Ajax di General Dynamics Land Systems Europe, il CV90 di BAE Systems/Hagglunds ed, ovviamente, una soluzione nazionale proposta dal Consorzio Iveco OTO Melara (Leonardo) la quale, peraltro, al momento, non è ancora stata resa di pubblico dominio ed appare, pertanto, di più difficile realizzazione se saranno mantenuti i tempi “stretti” che la Forza Armata sembra aver imposto al programma.

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