Il Mali, Paese della regione del Sahel, è in preda al caos a seguito di una serie di attacchi coordinati portati su larga scala che hanno colpito la capitale Bamako ed altre località importanti.

In queste ore, gruppi armati, principalmente Tuareg e formazioni jihaidiste, hanno lanciato attacchi simultanei contro la principale base militare del Paese a Kati dove risiede Assimi Goïta il leader della giunta militare che ha preso il potere a seguito di golpe militare, l’aeroporto internazionale di Bamako e le città di Gao, Kidal e Sévaré.
Il Ministro della Difesa Sadio Camara è rimasto ucciso in un attacco suicida contro la sua residenza a Kati.
Russi e le forze lealiste maliane si sono ritirate dalla città di Kidal in seguito all’attacco di sabato, dopo aver raggiunto un accordo con le unità Tuareg per un loro sgombero pacifico.
I Russi dell’Africa Corp, principali alleati della giunta di Goïta, si sono praticamente liquefatti, dopo aver subito perdite crescenti, negoziando con i gruppi di insorgenti accordi per lasciare indenni le località dove si trovavano per rientrare a Bakamo in attesa di decisioni da parte di Mosca.
La crisi del Mali ha radice antiche; il Paese è diventato una sorta di crocevia per gruppi di guerriglieri jihaidisti, principalmente il JNIM, a cui si sono aggiunti i gruppi di Tuareg sempre più insofferenti al regime dittatoriale della giunta militare di Bamako che ha espulso i Francesi dal Mali tentando di sostituirli con i Russi.
Il prezzo pagato dai Maliani è stato altissimo, con violenze crescenti da parte dei governativi ed attacchi sempre più pesanti da parte dei gruppi di insorgenti.
La giunta di Bamako ha deciso di ritirarsi dall’ECOWAS insieme a Niger ed al Burkina Faso, costituendo l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), obbligando l’ONU a terminare la missione di pace (MINUSMA).
L’AES ha denunciato gli attacchi portati contro il Governo di Bamako in una dichiarazione, definendoli “un complotto mostruoso appoggiato dai nemici della liberazione del Sahel“.
Le forze Tuareg, radunate sotto la bandiera dell’Azawad, reclamano l’indipendenza mentre il JNIM vuole imporre la legge islamica sul Paese; l’alleanza tra i due gruppi è solo tattica ed è mirata a far ritirare i Russi e a liquidare l’attuale giunta militare; prevedibilmente, ottenuto tale risultato, i due gruppi torneranno a scontrarsi avendo obiettivi ben diversi.
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