L’Iran, dopo aver lanciato salve di missili balistici nei confronti dei Paesi limitrofi che ospitano basi e strutture statunitensi, ha intensificato gli attacchi missilistici contro Israele dalla mattina odierna di domenica, in risposta alla morte del suo leader religioso, l’ayatollah Ali Khamenei.

Khamenei è stato probabilmente ucciso all’inizio della guerra nel corso della mattinata locale di ieri nella prima ondata di attacchi, ma l’Iran ha confermato la sua morte solo nel corso della tarda serata (europea) di ieri.
Non solo l’ayatollah è finito sotto le bombe israeliane e statunitensi; buona parte dei vertici militari iraniani è perito in quella prima ondata di attacco, segno che la sorpresa è stata assoluta e che non erano state prese particolare misure per difendere i vertici politici-religiosi e militari del Paese, come se l’ipotesi di una svolta militare della crisi tra Stati Uniti, alleati di Israele, ed Iran non fosse stata presa in serie considerazione.
In questa situazione che ha creato un temporaneo vuoto di potere a Teheran, ci sono volute alcune ore all’IRGC che detiene l’arsenale missilistico a lungo raggio iraniano per organizzare una risposta coordinata.
Paesi come Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia Saudita e Qatar sono stati fatti oggetto di attacchi missilistici in una prima fase sporadici e successivamente articolati e numerosi; tali attacchi hanno costretto tali Paesi ad azionare le loro difese per ingaggiare e distruggere le minacce; peraltro, in diversi casi i missili iraniani hanno bucato le difese provocando danni di diversa entità.
L’attacco a questi Paesi è stato portato, oltre che per arrecare danni all’apparato militare statunitense, anche per creare problemi alle monarchie arabe che, seppure al vertice di Paesi di fede a maggioranza religiosa mussulmana sunnita, devono fare i conti con minoranze sciite pro Iran e con gli stessi sunniti che tra di loro sono divisi sul tema dell’alleanza con gli Stati Uniti e con la normalizzazione dei rapporti con Israele.
Sottoposti a questi attacchi, al momento i Paesi arabi “missilati” hanno evitato di rispondere militarmente lanciando una serie di attacchi sull’Iran, riservandosi il diritto di farlo sulla base delle norme di diritto internazionale.
Nel corso dell’appena trascorsa nottata è scattata la seconda fase della reazione iraniana che ha preso di mira principalmente Israele.
Sebbene le IDF non abbiano confermato il numero degli attacchi, i bombardamenti di domenica sono stati senza precedenti, paragonabili a quelli di giugno 2025 allorquando Israele dovette fronteggiare vere e proprie ondate di attacchi di missili da crociera, balistici, ipersonici e droni “kamikaze” che più volte bucarono le maglie del sistema missilistico multistrato israeliano basato su Arrow 3, Arrow 2, David’s Sling, Iron Dome ed ora Iron Beam.
Sabat0 era stato censito il lancio di circa 150 missili da parte del Comando Israeliano.
Le stime israeliane indicano che Teheran, terminato la guerra del 2025, ha rapidamente ricostituito le sue scorte di missili, avviato questo conflitto con circa un paio di migliaia di missili balistici di cui ne ha già lanciato centinaia contro gli altri Paesi arabi.
Nel corso delle operazione gli Stati Uniti hanno distrutto almeno 100 missili balistici iraniani mettendo in funzione THAAD, Patriot PAC 3 MSE e Standard SM-IIIB, ingaggiando quelli considerati aventi una traiettoria più pericolosa

