Il Qatar sospende la produzione di gas naturale liquefatto

In una crisi mediorientale sempre più complessa che vede nuovi attori prossimi ad entrare in gioco, l’Emirato del Qatar ha giocato una carta che può creare effetti diretti ed indiretti di lunga portata anche in grado di influenzare pesantemente gli eventi.

Infatti, QatarEnergy LGN, la principale compagnia mondiale di produzione di gas naturale liquefatto, ha annunciato la sospensione della attività di produzione del LGN e dei prodotti associati a causa della grave crisi nel Golfo Persico.

La decisione è stata presa per motivi di sicurezza a seguito di attacchi condotti da parte di droni iraniani contro le infrastrutture energetiche qatariote nelle città industriali di Ras Laffan e Mesaieed.

La mossa è destinata ad influire pesantemente sui prezzi; in Europa ieri l’indice TTF di Amsterdam è schizzato del 50%, superando i 46-50 euro/MWh in poche ore e le principali Borse europee hanno chiuso in negativo.

Ma tale mossa può riflettersi anche sul Iran che ha lanciato missili e droni contro infrastrutture militari statunitensi site nell’Emirato, causando danni, peraltro limitati, e feriti; nella giornata di ieri, la QEAF ha abbattuto anche una coppia di caccia bombardieri Sukhoi Su-24 e cinque droni che erano prossimi a colpire in Qatar, oltre ad aver intercettato sette missili.

Per dare un’idea dell’impatto di tale mossa si stima che il blocco alla produzione imposto dalle autorità qatariote interessa circa il 20% della fornitura globale di LNG, creando una competizione feroce tra Europa ed Asia per accaparrarsi le forniture restanti disponibili sul mercato; il Qatar è il secondo fornitore di LNG dell’Europa; questo blocco può implicare serie ripercurssioni per il Vecchio Continente soprattutto nell’ipotesi da scongiurare che si prolungasse nel tempo e non è un caso che le principali cancellerie europee si siano dette preoccupate anche per i concomitanti attacchi sferrati contro gli impianti di raffinazione del petrolio in Arabia Saudita e per il blocco del traffico mercantile ed energitico in entrata ed uscita da Hormuz, iniziando a prendere in considerazione l’ipotesi di schierare uomini e mezzi a difesa dei Paesi del Golfo per ripristinare le condizioni di sicurezza.

Nei confronti dell’Iran la sospensione decretata della produzione potrebbe rivelarsi nociva perché Teheran è socia di Doha nella gestione della filiera dell’estrazione del gas; Iran e Qatar condividono lo stesso immenso giacimento di gas il North Field che è l’estensione meridionale del giacimento iraniano di South Pars.

I proventi dell’estrazione e liquefazione del gas naturale come quelle del petrolio sono indispensabili per l’Iran che così ottiene le risorse indispensabili per sostenere l’economia gravemente arretrata (e qualcuno malignamente sostiene per supportare la sua industria bellica) considerate anche le difficoltà che ha nella vendita dei prodotti petroliferi per una serie di embarghi imposti che costringono a rivolgersi a mercati non ufficiali e a clienti non proprio irreprensibili.

L’Iran inoltre consuma una parte del gas prodotto per usi interni; infatti, è il quarto utente mondiale di gas per riscaldamento e per l’alimentare la propria industria.

Nel corso degli anni, per superare i limiti di produzione dovuti ad una serie di fattori non ultime le sanzioni ed incrementare l’esportazione, l’Iran ha realizzato ed ha tentato di realizzare senza successo una serie di gasdotti terrestri e che attraversano il Mar Caspio, ma queste infrastrutture o non hanno mai funzionato od hanno sofferto cali marcati nell’immissione in rete, non raggiungendo i livelli prefissati.

Il Qatar, a differnza dell’Iran, non ha problemi a livelli internazionale, è un partner rispettato, facoltoso e ricercato che attrae e facilita investimenti.

Infatti, la Qatar Investment Authority (QIA) sotto cui ricade QatarEnergy LNG gestisce un volume di circa 500 miliardi di dollari di asset; ha partecipazioni diversificate di altissimo livello in tutto il mondo.

Lo spostamento di un singolo investimento da parte della QIA può determinare una serie di reazioni a catena positive e negative da parte del mercato internazionale.

Attualmente, QatarEnergy LGN gestisce 14 treni di liquefazione con una capacità produttiva totale di 77 milioni di tonnellate all’anno (MTPA); prima dello scoppio delle ostilità si prevedeva di elevare la capacità produttiva da 77 MTPA a 110 MTPA entro il 2026 e successivamente a 126 MTPA entro il 2027 per far fronte alla richiesta sempre più estesa di gas.

La sospensione non avrà effetti immediati sull’economia del Qatar perché QatarEnergy LGN ha enormi risorse di LNG da smaltire; l’Emirato dispone, infatti, della flotta maggiore al mondo di navi gasiere e metaniere fuori da Hormuz con continui investimenti per incrementarla ed ammodernarla; i problemi ricadono sull’Iran che, in assenza della collaborazione qatariota e con lo stretto di Hormuz bloccato non riceve royalties e benefici economici dalla vendita del LNG sul mercato internazionale con impatti sostanziali sulla sua economia disastrata.

Quindi, in conclusione, la decisione di sospendere temporaneamente la produzione di gas naturale liquefatto da parte del Qatar può essere considerata una vera e propria risposta non armata agli attacchi lanciati dall’Iran per colpire le basi ed infrastrutture statunitensi nell’Emirato e per “punire” il socio d’affari che ospita gli odiati statunitensi; d’altronde, pur essendo estremamente moderne e dotate di equipaggiamenti sofisticati, le Forze Armate dell’Emirato non sarebbero in grado di sostenere uno scontro armato prolungato con l’Iran senza l’aiuto dell’alleato statunitense e dei principali alleati europei; colpendone il portafoglio Doha spera di riportare Teheran su una via meno erta dello scontro militare ora in atto.

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