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Il ruolo della Guardia Costiera nella tutela del mare della Puglia e Basilicata Jonica

Intervista all’Ammiraglio Vincenzo Leone, Direttore Marittimo della Guardia Costiera di Puglia, Basilicata Jonica, e Capitaneria di Porto di Bari, già Direttore al CASD – Centro Alti Studi per la Difesa

Benvenuto all’Ammiraglio Vincenzo Leone che proviene dalla bella Sicilia, in particolare dalla meravigliosa città di Palermo. Gli chiediamo un accenno alla sua carriera professionale ed all’attuale ruolo importante e di elevato prestigio, svolto in grande sinergia con la sua squadra. Un cenno anche alla presenza della Guardia Costiera sui nei porti e lungo i territori costieri della Puglia e della Basilicata Jonica?

Sono grato alla mia Amministrazione che mi ha consentito nel tempo di realizzare delle straordinarie esperienze. Partiamo da un accenno alla mia carriera costellata da un discreto bagaglio di esperienze. Mi laureo in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Palermo, e nell’anno 1988 entro nel Corpo della Guardia Costiera, anche Corpo della Marina Militare. Frequento l’Accademia Militare per circa un anno. La mia prima destinazione è stata nella città di Trapani in Sicilia, subito dopo Palermo e poi, nel 1995, la mia prima esperienza di Comando presso l’Ufficio Circondariale Marittimo di Civitanova Marche, dove sono rimasto per circa due anni. Successivamente, sono stato nella città di Trieste, dove ho svolto l’incarico di Capo della Sala Operativa della Direzione Marittima restandovi per circa due anni, per poi essere trasferito a Roma, dove ho ricoperto diversi incarichi (nell’ambito del Reparto Personale) presso il Comando Generale. Un’esperienza significativa è stata quella vissuta in qualità di Ufficiale addetto al Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti per circa quattro anni.

Fu un periodo estremamente formativo nel corso del quale non solo assistevo il Viceministro per la parte relativa al settore marittimo portuale ed alle Capitanerie, ma ho avuto l’opportunità di occuparmi delle attività delegate in quel settore degli uffici di diretta collaborazione del Viceministro. Un’esperienza che si conclude nell’anno 2001, quando assumo il Comando della Capitaneria di Porto di Gaeta, la mia seconda esperienza di Comando fino all’anno 2003. Poi, ritorno al Comando Generale per un quinquennio “al fianco” dell’Ammiraglio Cacioppo divenendone anche assistente quando lo stesso fu nominato Comandante Generale fino al 2013. Successivamente arriva un’altra esperienza, ritengo di grande valore formativo e professionale, quale capo ufficio impiego Ufficiali incarico ricoperto sino al 2017.  In quest’anno “ritorno sul territorio” come responsabile della Direzione Marittima del Lazio con sede a Civitavecchia. Una bellissima ed impegnativa esperienza, peraltro, anche caratterizzata dal periodo della pandemia da COVID19. Il Porto di Civitavecchia (di cui ero anche il comandante) in quel periodo delicato ha accolto il maggior numero di Navi da crociera, fermatesi come la gran parte delle attività produttive, oltre a garantire la linea marittima con Barcellona. Situazione che fu oggetto di attenzione, anche mediatica, in quanto quelle navi risultarono l’unico “collegamento aperto” aperto del Paese con l’estero, per riportare a casa anche tutti i nostri giovani che studiavano con il progetto Erasmus in Spagna. E’ stata un’esperienza impegnativa, ma allo stesso tempo straordinaria che terminò del 2020. Successivamente vengo destinato al Centro Alti Studi per la Difesa come direttore per conto della Forza Armata Marina dove svolgo il ruolo di co-direttore coordinatore del corso di IASD (alla Sessione di studio IASD è associato, di norma, il Master universitario di II livello in “Strategia globale e sicurezza”,  programmato, organizzato e gestito nell’ambito di una convenzione stipulata tra lo IASD ed una Università italiana), e dove resto fino al gennaio 2022. Assumo quindi l’incarico, attualmente ricoperto, di Direttore Marittimo (comandante regionale) della Puglia e della Basilicata e Jonica”.

Ammiraglio Leone, i bellissimi territori della Puglia, Basilicata, la città di Bari, città di mare, ci illustra queste bellezze legate al mare, ma soprattutto l’importante ruolo della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera sui territori, con un accenno al ricordo “dell’allora Ministero del Mare” cioè quello della Marina Mercantile?

Un grande privilegio servire il mare di questa grandissima Regione Marittima quale è la Puglia, anzi le  “le Puglie”, con l’aggiunta della Basilicata Jonica, la Guardia Costiera, e farlo con il fondamentale contributo offerto dai quasi mille uomini e le donne che operano in questa Direzione Marittima. Abbiamo una distribuzione territoriale molto articolata lungo la costa, con 7 Capitanerie, compresa quella di Bari, abbiamo 3 Uffici Circondariali Marittimi, e 18 Uffici minori.

Il mio impegno è quello di valorizzare il lavoro straordinario che svolgono questi straordinari professionisti del mare (i miei “ragazzi”), mi piace dire “la mattina mi sveglio con mille pensieri, poiché’ mille sono le persone delle quali mi devo occupare, di cui devo avere cura”.

La cura della “squadra” è il mio impegno fondamentale, il principale obiettivo di chi riveste un ruolo come il mio, quello di Direttore Marittimo caratterizzato certamente anche da responsabilita’ ed importanti sinergie con le altre Istituzioni, sia a livello Regionale, che locale in quanto ricade sotto la mia diretta competenza anche il Comando del Porto di Bari e del Compartimento Marittimo che corrisponde al territorio provinciale della città Metropolitana di Bari. La presenza dell’Amministrazione marittima è fortemente connotata da un impegno di tipo “territoriale” che non va intesa esclusivamente marittimo in senso stretto poiché’ la Guardia Costiera riveste un ruolo caratterizzato da funzioni, un Corpo dello Stato che assicura a tutto tondo un’attenzione dedicata al  mare ed al “mondo” che intorno ad esso ruota. Una responsabilita’ che il Paese, i cittadini ci attribuiscono di grande valore pur se, a volte, non si percepisce un’attenzione adeguata alla risorsa mare come sarebbe auspicabile per una nazione che da sempre connotata dalla sua centralità mediterranea (mi piace dire “immersa” nel suo Mediterraneo).

Dire che il Ministero del mare esisteva e che è stato eliminato nel ’93, quando si è deciso di abolire il Ministero della Marina Mercantile, ritengo sia eccessivo; certamente quel Dicastero aveva una estesa competenza su diverse materie afferenti il mare che adesso, invece, risultano “spacchettate” almeno su tre Ministeri. Peraltro, anche a livello regionale gli ambiti marittimi devoluti alle competenze della Puglia, come delle altre regioni, non individuano un unico assessorato di riferimento; la portualità, la pesca, il demanio marittimo e la balneazione, la gente di mare, il diporto nautico, per non parlare dalla sicurezza della navigazione  e della salvaguardia della vita in mare, in Italia, non riescono a trovare “una sintesi istituzionale”, se non facendo riferimento proprio all’antico Corpo delle Capitanerie di porto (oggi anche Guardia Costiera). In tal senso il ruolo svolto dal Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera a livello centrale – in particolare del Comando Generale per la sua configurazione funzionale delineata dalle norme vigenti – è in grado di offrire al decisore politico proprio quella sintesi di visione sistemica in grado di trasformarle in azioni amministrative ed operative rapide ed efficaci, creando una sorta di fil rouge per il governo del mare al servizio dei dicasteri di riferimento MIT, MASE e MASAF.

Una sfida stimolante – proponibile proprio in Puglia per “l’alta valenza marittima” di questa straordinaria regione – è costituita dall’idea di sperimentare un’analoga forma di collaborazione istituzionale che le articolazioni territoriali della Guardia Costiera Pugliese, in particolare proprio la Direzione Marittima/Comando regionale, potrebbero offrire alle Istituzioni preposte al governo della regione.

Le Capitanerie costituiscono da sempre l’interlocutore tradizionale, oltreché giuridicamente individuato, per le comunità portuali e costiere e, quindi, per le Amministrazioni comunali che si affacciano sulla costa (in Puglia sono 67 i comuni costieri), al contempo , la devoluzione alle Regioni di parte delle competenze statali sul mare non vedono le stesse Autorità marittime interfacciarsi con gli assessorati titolari di quelle competenze con modalità “strutturate” e/o giuridicamente regolamentate.

Il respiro marittimo di questa Regione suggerisce di avviare proprio qui una sperimentazione, attraverso forme di collaborazione istituzionale sempre più condivise con le “amministrazioni locali”, che sia prodromica a definire un asseto assimilabile, con le dovute cautele, a quanto avviene a Roma tra la nostra struttura centrale e, per l’appunto, i Ministri di riferimento. Ripeto una sfida di grande suggestione anche perché potenzialmente utile a favorire – partendo proprio dalle coste – dinamiche più armoniche ed efficaci tra il nostro Paese ed una delle sue risorse più importanti … il Mare in tutte le sue connotazioni“.

Il Codice della Navigazione?

E’ un tema importante ed a me tanto caro. Lo scorso anno il Codice della Navigazione ha compiuto 80 anni ed è stato doverosamente celebrato in tre momenti di approfondimento giuridico e di studio, l’ultimo dei quali si svolto presso la Biblioteca del Senato della Repubblica. Un Codice antico, ma attualissimo che continua a svolgere, con l’articolato che ne regolamenta gli ambiti marittimi, una funzione importante per l’Italia ed il ruolo che essa intende assumere nel Mediterraneo. Aggiornamento e continuità nella visione, ritengo, debbano essere le linee da seguire per mantenere vivo questo strumento giuridico che vede ancora nelle Capitanerie la “sua parte vivente”, tradotta in funzioni e competenze attribuiti all’Amministrazione marittima nelle sue articolazioni territoriali“.

Ammiraglio c’è un numero verde per il soccorso in mare, ci illustra inoltre l’operazione mare sicuro e il tema del rispetto dell’ambiente mare ?

Abbiamo una struttura dedicata per 365 giorni l’anno al mare ed anche alle emergenze in mare il 1530 è (in sempre più sinergica unità con il 112) lo strumento che consente di collegare il cittadino alla sua Guardia Costiera in tutte le circostanze in cui occorre intervenire tempestivamente per la salvaguardia della vita umana in mare.

Oltre agli strumenti “operativi”, occorre tuttavia impegnarsi tutti per una educazione delle persone. L’educazione intesa come rispetto verso il mare, elemento complesso, affascinante, ma per certi versi delicato e insidioso allo stesso tempo. Conoscenza, consapevolezza e rispetto.

In mare è importante essere prudenti, soprattutto rispettare l’ambiente mare. L’Operazione Mare Sicuro, coinvolge ogni estate tutte le articolazioni operative della Guardia Costiera impegnate sia nella prevenzione che nella sensibilizzazione dei cittadini per una corretta e prudente fruizione del mare e del demanio marittimo, svolta in sinergia con istituzioni/enti e tutto il cluster delle balneazione nazionale.

Sull’educazione al rispetto del mare, sulla diffusione di una reale cultura marittima siamo in prima linea. Come da tradizione per tutte le Forze Armate ed i Corpi di polizia anche la Guardia Costiera ha un rapporto con le scuole molto intenso. Abbiamo cercato di fare un po’ di più in questa missione, la definisco una crociata gentile, quella della diffusione della cultura del mare nelle scuole di ogni ordine e grado. La conoscenza del mare, purtroppo, non è strutturata nei processi formativi dei nostri ragazzi. Non ci sono nella scuola italiana programmi scolastici, dalle primarie, fino alle secondarie e superiori, che affrontano il tema mare in maniera organica come dovrebbe accadere, ritengo, per un Paese da sempre immerso nel suo mare. Sembra che questa risorsa sia sempre solo al centro dell’attenzione degli “addetti ai lavori” e per gli altri (la stragrande maggioranza) rimanda un gradevole tema stagionale. Ci riteniamo fortunati e privilegiati da avere a che fare quotidianamente con il Padre Mare, ma vorremo essere di più, vorremo esser parte di una compagnia molto più ampia, poiché’ se tutti i cittadini conoscessero bene il mare, forse lo rispetterebbero di più e lo valorizzerebbero sicuramente di più“.

Nel periodo della Pandemia da Covid19, durante il lockdown, quando tutto il mondo si è fermato, il mare è sembrato rifiorire, si avvertiva un mare meno inquinato e più “vitale”, che ne pensa Ammiraglio?

Tutti si sono accorti del risveglio della natura e, per quanto abbia potuto verificare, il mare ha dato una risposta pazzesca. Soltanto chi ha avuto la sorte di poter frequentare il mare, soprattutto nella parte terminale del lockdown, può testimoniare quanto un periodo brevissimo di stop alle attività dell’uomo abbia consentito al mare di riprendersi in modo imprevedibile (aspetto certamente noto alla scienza). Questo ci chiede una profonda e ineludibile riflessione che imponga a tutti l’obbligo di riscrivere le regole del nostro rapporto con la natura e l’ambiente (l’unico che abbiamo) che ci circonda, il mare ce lo chiede, il mare sta’ soffrendo molto e senza di lui in salute non abbiamo molto futuro davanti a noi”.

Intervista a cura di Valentina Busiello

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