mercoledì, Febbraio 1, 2023

Il sistema di difesa di punto Iron Dome valutato dall’Ungheria

Il Ministero della Difesa Ungherese ha in corso la valutazione del possibile acquisto del sistema di difesa di punto Iron Dome, sviluppato e prodotto dal comparto industriale militare israeliano.

La guerra in corso tra Russia ed Ucraina e la recente drammatica conferma dell’episodio della ricaduta di parti di missili sul territorio polacco, causante vittime civili e danni, hanno portato diverse nazioni limitrofe ai due Paesi belligeranti a valutare l’adozione di sistemi missilistici da difesa aerea e di difesa di punto, con prestazioni nettamente migliori rispetto ai materiali oggi in uso presso le rispettive forze armate.

Inoltre, i Paesi dell’Europa orientale appartenenti alla NATO hanno in buona parte l’esigenza di sostituire i vecchi ed ormai obsoleti sistemi missilistici e di difesa di punto risalenti ad epoca sovietica con materiali nuovi, maggiormente supportabili e compatibili con gli standard dell’Alleanza.

Pertanto, in quest’ottica anche l’Ungheria valuta l’acquisto di nuovi sistemi e, tra questi, anche l’Iron Dome di fabbricazione israeliana.

L’Iron Dome è in servizio da diversi anni con le Forze Armate Israeliane (IDF), un sistema d’arma nato per difendere gli insediamenti sorti a ridosso della Striscia di Gaza e lungo il confine settentrionale con il Libano e la Siria, dalla minaccia portata inizialmente da razzi e colpi di mortaio. Successivamente, la minaccia si è evoluta con l’apparire sulla scena di missili, uav, uas e loitering munitions, sistemi d’arma in generale sempre più sofisticati e micidiali nonché di difficoltoso contrasto senza disporre delle apposite contromisure.

Iron Dome è un sistema costituito da una serie di sensori di scoperta e tracciamento nonché dai sistemi intercettori o effettori; elemento chiave di questo sistema è la capacità di calcolo dell’unità di comando e controllo della batteria che, grazie ai dati raccolti e trasmessi dai sensori, è in grado di “leggere” la traiettoria dei razzi, colpi di mortaio e d’artiglieria in arrivo, selezionando solo quelli ritenuti maggiormente pericolosi, indirizzandogli in automatico gli effettori per l’intercettazione.

Ovviamente, è un sistema altamente tecnologico dai costi elevati che protegge aree ridotte e che, per funzionare al meglio, deve essere integrato in una più ampia rete di sorveglianza e di difesa antiaerea nonché antimissile come quella organizzata e dispiegata dalle IDF.

Peraltro, gli Israeliani, consci dei limiti evidenziati dal sistema, hanno apportato diverse modifiche sia ai sensori per migliorarne le prestazioni, sia agli effettori, per abbassarne gli elevati costi unitari, integrandolo con nuove tecnologie e rendendolo in grado di affrontare anche la minaccia aerea sempre più diffusa di uav, uas e loitering munitions. Inoltre, gli Israeliani hanno sviluppato un sistema d’arma laser che sarà integrato con i missili impiegati dal Iron Dome, aumentando in modo esponenziale le capacità operative del Iron Dome, abbattendone i costi operativi (almeno questa è l’intenzione).

Allo stato attuale, l’Iron Dome non ha avuto grandi successi di vendita, sia per i costi elevati, sia per la riluttanza dei Governi di Tel Aviv a rendere disponibile sul mercato questa tecnologia avanzata.

Peraltro, negli ultimi anni si è registrato un certo movimento attorno al Iron Dome, con due batterie vendute agli Stati Uniti con l’US Army che poi, per motivi di costi e di produzione, ha optato per una soluzione simile messa a punto dall’industria nazionale, una all’Azerbaijan, importante cliente di Israele e con il Marocco che è considerato come nuovo cliente acquisito di questo sistema.

Grazie ai cosiddetti “Accordi di Abramo” che hanno normalizzato i rapporti tra Israele e buona parte dei Paesi arabi in Medio Oriente, questo sistema ora ha buone probabilità di essere acquistato dagli Emirati Arabi Uniti, Paese con cui lo Stato Ebraico ha stipulato una vera e propria partnership economica, finanziaria e militare e dalla stessa Arabia Saudita; infatti, entrambi i Paesi sono esposti alle minacce aeree e missilistiche portate dagli Houthi yemeniti ed hanno cattivi rapporti con l’Iran che dispone di un arsenale missilistico di tutto rispetto in grado di poter colpire l’intero Medio Oriente.

Anche con l’India, divenuto uno dei principali clienti e partner dell’industria aerospaziale e militare israeliana, vi sono discorsi e trattative per una produzione del Iron Dome in loco con sistemi messi a punto dall’industria di casa nell’ambito dell’iniziativa “Make in India”, sulla falsariga di quanto già eseguito con successo con il sistema missilistico Barak 8.

In Europa, oltre l’Ungheria, l’Iron Dome ha destato l’interesse della Romania con la quale Israele ha un discorso aperto anche per la produzione del sistema per le esigenze del “Vecchio Continente”, mentre i potenti radar sono stati acquistati da altri Paesi ex appartenenti al defunto Patto di Varsavia in sostituzione di vecchio materiale di origine sovietica.

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