Tra Medio Oriente ed Asia si delinea un nuovo scenario dalle conseguenze geopolitiche e strategiche tutte da valutare, a seguito della stipula del patto di difesa reciproca tra Arabia Saudita e Pakistan, quest’ultimo in possesso di un arsenale atomico.

La notizia del Strategic Mutual Defense Agreement (SMDA), sottoscritto per l’Arabia Saudita dal Principe Muhammad bin Salman bin Abdulaziz Al Saud e per il Pakistan dal Primo Ministro Muhammad Shehbaz Sharif, ha immediatamente elevato la soglia di attenzione a Nuova Delhi che, come noto, ha più di un problema in sospeso con il Pakistan.
Le perplessità indiane si basano sul disposto del trattato, relativo la mutua difesa di Pakistan ed Arabia Saudita; in pratica qualsiasi attacco ad uno dei due Paesi, sulla base del accordo, sarà considerato come un attacco condotto anche all’altro e questo potrebbe implicare delle serie conseguenze per la sicurezza nazionale indiana a ben vedere.
Secondo il Governo saudita il patto di mutua assistenza mira ad aumentare la deterrenza di Riad e di Islamabad entrambe alle prese con problemi di vicinato ed assicurare la pace nella regione; per l’Arabia Saudita il problema principale è contenere gli Houthi che, spalleggiati dall’Iran, tengono in scacco la penisola arabica e creano enormi problemi per la navigazione tra Golfo di Aden e Mar Rosso dove transita oltre il settanta percento delle petroliere e gasiere.
Il Regno Saudita non ha buoni rapporti nemmeno con l’Iran con il quale, peraltro, ha riaperto il dialogo diplomatico e gli scambi commerciali dopo anni di reciproco embargo; però, il Pakistan, pur essendo un Paese mussulmano sunnita, non ebbe difficoltà a cedere all’Iran, Paese mussulmano sciita, le tecnologie per l’arricchimento dell’uranio necessario per ottenere il materiale fissile indispensabile per costruire l’arma atomica.
Per il Pakistan i problemi si chiamano India con la quale ha recentemente concluso un breve ma intenso conflitto in Kashmir e Afghanistan, un tempo terreno fertile per i Servizi di Intelligence e Sicurezza di Islamabad, oggi una deriva fuori controllo, con i rapporti con Talebani che governano il Paese nettamente peggiorati e sfociati in una serie di scontri di confine sempre più aspri.
Tutto questo implicherebbe che, in caso di necessità, le rispettive Forze Armate aiuterebbero quelle fraterne alleate fuori dai loro ordinari terreni e scenari d’azione e questo pone più di un problema per l’India che non si trova in una posizione strategica particolarmente felice, essendo schiacciata dall’ingombrante Cina e, allo stesso tempo, “molestata” dal Pakistan.
Inoltre, l’India oggi ha un rapporto con gli Stati Uniti non più tanto chiaro; se negli anni precedenti la diplomazia di Washington aveva tessuto una tela per stringere rapporti commerciali e militari sempre più fitti con Nuova Delhi in funzione anti cinese e di contenimento del Pakistan, ora la guerra tariffaria e commerciale scatenata dall’Amm.re Trump ha costretto il Premier Modi a cambiare strategia, pressato anche per i rapporti stretti con la Russia di Putin che il Governo indiano non intende mettere in discussione.
Nuova Delhi per anni non si è interessata più di tanto alla situazione in Medio Oriente e Corno d’Africa, ma una serie di eventi l’ha costretta a cambiare passo, dal terrorismo, al fenomeno della pirateria, alla questione degli Houthi, fino all’ingombrante presenza cinese sempre più forte nel continente africano.
Non è un mistero che l’India cerchi ora di stabilirsi nella costa africana del Mar Rosso per contrastare la Cina che ha una grossa base aeronavale a Gibuti che le permette di esercitare una forma di pressione anche in quel bacino; ma la Cina è una potente alleata e partner del Pakistan che non ha alcun interesse ad aiutare l’India nella sua politica espansiva e nei Paesi africani che si affacciano sul Mar Rosso è fortissima l’influenza saudita e degli Emirati Arabi Uniti e, perfino, della Turchia, tutti solidi alleati di Riad.
Per Nuova Delhi il patto saudita-pakistano pone, quindi, più di qualche interrogativo, considerato che può essere letto anche come una sorta di risposta agli accordi tra India ed Israele che, negli ultimi anni, è divenuto un fornitore strategico di armamenti avanzati a favore della Difesa Indiana e solido alleato in funzione anti pakistana; Nuova Delhi si è ben guardata in questi mesi dal condannare Israele nella sua guerra contro Hamas e la Palestina, nel conflitto con l’Iran e Hezbollah o con gli Houthi dello Yemen, né ha mosso particolare verbo per il recente episodio del Qatar.
Sarà interessante verificare nei prossimi mesi se e come Nuova Delhi vorrà e potrà rispondere all’intesa strategica tra Riad e Islamabad e con quali attori dell’area.
Insomma, tra Penisola Arabica, Golfo Persico e Golfo del Bengala si va organizzando uno scenario che presenta parecchie sfaccettature, alcune ancora in ombra o poco definite, con Nuova Delhi che, suo malgrado, potrebbe essere costretta a cambiare marcia in quell’area per non trovarsi scoperta.


