In Europa escluse le spese per la Difesa nel nuovo Patto di Stabilità

Un importante successo è stato ottenuto dal Governo italiano nelle trattative che hanno portato i Paesi membri dell’Unione Europea ad addivenire all’accordo sul nuovo “Patto di Stabilità”.

Nella non facile intesa trovata, dal computo delle spese che rientrano nel Patto di Stabilità, non vi saranno quelle per gli investimenti per la difesa che, come sostenuto dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, sono stati esclusi dal calcolo degli obiettivi di bilancio.

A tal fine, il Ministro Guido Crosetto ha salutato l’intesa sul punto come un grande risultato ottenuto nella ridefinizione delle regole e dei parametri europei per i prossimi anni.

Il nuovo Patto di Stabilità prevede che allorquando il deficit eccessivo superi il tetto del 3%, sarà richiesto un aggiustamento annuo dello 0,5% del Pil in termini strutturali (tagli e contenimento della spesa pubblica con riforme). Peraltro, l’accordo prevede che il ritmo della correzione tenga conto dell’aumento della spesa per interessi, al fine di non bloccare gli investimenti considerati più urgenti.

I Paesi “non virtuosi” che sono sotto procedura dovranno concordare con la Commissione la destinazione dei fondi pubblici nel rispetto dei programmi di abbattimento del proprio debito. I piani ad hoc avranno durata quadriennale ma potranno essere estesi fino a sette anni, in virtù degli sforzi di investimento e riforma compiuti dai Governi per attuare i rispettivi Pnrr.

Per la Difesa italiana la nuova norma rappresenta sicuramente un ottimo risultato, lungamente ricercato ma finora mai ottenuto; questo permetterà di non sottoporre le spese per la difesa ai vincoli di bilancio dettati dalla Unione e gli investimenti del settore potranno essere impiegati come un vero e proprio booster del comparto industriale militare e della ricerca, senza dimenticare che è sempre più spinto l’impiego “dual use” di un numero sempre maggiore di tecnologie chiavi.

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