In Italia l’incontro tra USA e Cina, il primo dallo scoppio della guerra in Ucraina

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Roma sarà oggi al centro delle attenzioni di tutto il mondo con l’arrivo nella Città Eterna del Consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan.

Nella Capitale Sullivan incontrerà due figure di altissimo profilo: il Consigliere Diplomatico di Mario Draghi, il diplomatico di lungo corso Luigi Mattiolo, e Yang Jiechi che ricopre l’incarico di Direttore dell’Ufficio della Commissione Centrale degli Affari Esteri del Governo cinese.

Gli Stati Uniti intendono aprire una linea di dialogo diretta con la Cina sulla questione Ucraina e Pechino, anche se non dichiaratamente, sta iniziando a dimostrare una certa insofferenza alle ultime manovre del Cremlino.

La Russia aveva chiesto alla Cina la possibilità di acquistare pezzi di ricambi per i proprio aerei dato che Boeing ha ufficialmente annunciato la sospensione delle forniture nel paese ma da Pechino è arrivato un “no”.

Seppur la Russia possa minacciare di diminuire o addirittura sospendere la fornitura di gas all’Europa oppure verso altri paesi questa è una arma a doppio taglio per il Cremlino. Se l’economia russa non è ancora arrivata al completo default è merito delle vendite all’estero di gas e petrolio ed il Vecchio Continente sta iniziando una politica di diversificazione delle forniture.

Ancora più chiaro è l’articolo redatto dal Prof. Hu Wei che ricopre il ruolo di il Vice Presidente del Centro di ricerca sulle politiche pubbliche dell’Ufficio del consigliere del Consiglio di Stato, Presidente della Shanghai Public Policy Research Association e Presidente del comitato accademico del Chahar Institute.

Hu Wei ha pubblicamente dichiarato che “se la Cina non adotta misure proattive per rispondere, incontrerà un ulteriore contenimento da parte degli Stati Uniti e dell’Occidente” e la Cina non può essere legata a Putin e deve uscire da questa situazione il prima possibile concludendo “tagliare fuori Putin e rinunciare alla neutralità aiuterà a costruire l’immagine internazionale della Cina e ad allentare le sue relazioni con gli Stati Uniti e l’Occidente.”

Rispetto ai primi giorni di guerra la stampa cinese ha iniziato un processo di allontanamento dalla Russia ammorbidendo i toni di condanna contro l’Occidente e gli Stati Uniti.

Pechino ha invece iniziato a portare all’attenzione il “mancato rispetto dell’incolumità dei civili” sottolineando come “la Cina ha sempre creduto che la sicurezza di un Paese non debba essere raggiunta a scapito della sicurezza di altri Paesi, e che la sicurezza regionale non può essere raggiunta espandendo i blocchi militari”.

Il 5 marzo un comunicato del Ministero degli Esteri cinese riportava: “Blinken ha informato Wang Yi sulle opinioni e la posizione degli Stati Uniti sull’attuale situazione in Ucraina. Wang Yi ha detto che l’evoluzione della situazione in Ucraina fino ad ora non è qualcosa che la Cina vuole vedere concludendo “incoraggiamo i negoziati diretti tra Russia e Ucraina.”

La Russia chiede aiuto

Ieri sera il Financial Times ha pubblicato un articolo dove è riportato che alti funzionari statunitensi hanno riferito al giornale londinese che la Russia ha chiesto alla Cina l’invio di aiuti militari.

Oltre ad essere la dimostrazione che non solo qualcosa ma possiamo ormai dire che quasi tutto non ha funzionato nella gestione politico-tattico-militare dell’invasione dell’Ucraina è anche una mossa nel vuoto di Putin.

Per non perdere l’Ucraina il Cremlino è disposto a chiedere alla Cina l’invio di materiale militare proprio come l’Ucraina ha chiesto all’Occidente con tutte le considerazioni del caso.

Probabilmente Mosca vuole anche testare l’alleanza con la Cina dato che non più di un mese fa a Pechino i due paesi avevano sottoscritto un documento comune dove rimarcavano che l’alleanza era “senza limiti”.

I presupposti e la situazione globale di febbraio erano però molto diversi da quelli che sono oggi e forse la Cina sta valutando attentamente cosa fare.

I fatti

Il capo della diplomazia cinese, nonché membro del Politburo, Yang Jiechi conosce molto bene gli Stati Uniti dove ha trascorso diversi anni della sua carriera arrivando a ricoprire l’incarico di ambasciatore tra il 2001 ed il 2005.

Nel marzo 2021 è stato capo delegazione cinese al summit USA-Cina in Alaska dove ha incontrato il Segretario di Stato Blinken e nell’ottobre dello stesso anno ha avuto un bilaterale con il Consigliere Jake Sullivan a Zurigo.

Yang è famoso per la sua proverbiale “franchezza” e si è dimostrato molto critico con la politica estera degli Stati Uniti soprattutto in occasione del summit in Alaska anche se in passato, dopo la collisione in volo tra un P-3 Orion ed un caccia cinese nel 2001, ha lavorato per distendere i toni tra i due paesi.

Lo stesso Yang era presente all’incontro tra Xi Jinping e Putin del 3 febbraio durante le Olimpiadi Invernali di Pechino.

E’ difficile poter prevedere con sicurezza quale sarà il risultato di questo incontro.

Intanto c’è da sottolineare preavviso praticamente nullo dell’incontro che si tiene a meno di 24 ore dall’annuncio ufficiale pubblicato nell’Agenda Affari Esteri del Ministero degli Esteri cinese alle 15 di ieri (le 22:00 in Cina).

Successivamente è particolare anche il luogo dell’incontro: Roma, Italia. Il nostro paese non solo ha condannato aspramente l’invasione russa dell’Ucraina sostenendo le proposte di sanzioni in sede UE ma ha anche fornito materiale militare alle Forze Armate ucraine. L’Italia è dunque un paese schierato in questa guerra a sostegno dell’Ucraina, dell’UE, della NATO e degli Stati Uniti. Non proprio un terreno neutrale per la Cina.

L’Italia ha scalato la classifica degli alleati degli Stati Uniti in virtù di una sempre più forte collaborazione a livello militare e politico tanto da diventare un punto saldo non solo in Europa ma anche in missioni globali.

Cosa succederà?

Una domanda dalla risposta tanto importante quanto incerta.

Gli Stati Uniti cercheranno chiaramente di portare Pechino dalla propria parte isolando ulteriormente la Russia e costringendola de facto a fare delle concessioni non solo in Ucraina.

La Cina potrebbe non avere grossi interessi nel sostenere la Russa per la guerra in Ucraina che non può portare alcun vantaggio a Pechino se non essere inserita in un girone di sanzioni economiche senza fine mettendo gli Stati Uniti ancora più in allerta su vari fronti.

Inoltre, la debolezza dell’economia russa potrebbe aprire la strada ad un massiccio intervento di istituti di credito cinesi che potranno quindi acquisire quote in importanti società russe.

Gli Stati Uniti hanno dalla loro parte la compattezza dimostrata dal blocco Occidentale nell’imposizione delle sanzioni e la possibilità di offrire alla Cina diverse opzioni per il “problema Taiwan”.

Non sarebbe certamente strano arrivare ad un accordo tra Cina e Stati Uniti che coinvolge proprio Taiwan. Gli Stati Uniti potrebbero iniziare a limitare le forniture militari a Taiwan evitando il dispiegamento di armamenti di ultima tecnologia a poche centinaia di chilometri dalla Cina, un forte segnale di distensione nei confronti di Pechino.

Queste però sono solo supposizioni ed il risultato dall’incontro sarà solamente disponibile tra qualche ora.

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