In Turchia si dissolve il Partito dei Lavoratori del Kurdistan

In Turchia, all’esito del 12° Congresso del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, l’assemblea ha deciso di cessare la lotta armata nei confronti delle autorità centrali di Ankara e di procedere allo scioglimento della struttura organizzativa.

Si conclude così la guerra tra PKK ed Ankara, iniziata nel 1978 e che ha causato decine di migliaia di vittime tra entrambi gli schieramenti (stime ufficiose sostengono che vi siano state oltre quarantamila vittime).

L’importante decisione è stata presa a seguito del appello lanciato dal leader storico Abdullah Öcalan dalla prigione nell’isola di Imrali che invitava la sua gente a deporre le armi ed a trovare una soluzione pacifica con il Governo di Ankara.

A questa soluzione ha fattivamente lavorato Devlet Bahçeli, leader nazionalista e principale alleato del partito di governo del Presidente Recep Erdogan.

La mediazione di Bahçeli con il PKK è stata resa possibile dal partito filo-curdo DEM; il Presidente Erdogan ha salutato la decisione del PKK come un’opportunità storica per i turchi e per i curdi che rappresentano un quarto della popolazione del Paese.

Nel comunicato finale, la segreteria del PKK sostiene che lo scioglimento dell’organizzazione e la fine della lotta armata fornisca una solida base per una pace permanente ed una soluzione democratica.

Secondo i leader del PKK in tale fase sarà importante il ruolo della Grande Assemblea Nazionale turca; tutti i partiti politici rappresentati in Parlamento, in particolare il Governo e il principale partito di opposizione, le organizzazioni della società civile, le comunità religiose e di credo, le organizzazioni di stampa democratiche, i leader di opinione, gli intellettuali, gli accademici, gli artisti, i sindacati dei lavoratori, le organizzazioni femminili e giovanili e i movimenti ecologisti dovranno assumersi le proprie responsabilità ed a partecipare al processo di pace e di società democratica.

Foto credit @ANF News

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