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Intensi combattimenti in atto nel Sudan

Non sembra aver fine la crisi scoppiata pochi giorni fa nel Sudan tra le le unità “lealiste” delle Forze Armate fedeli al generale Abdel Fattah al-Burhan, capo del Sovrano Consiglio di governo di transizione del Sudan, e le forze paramilitari di supporto rapido (RSF), guidate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo, vice capo del predetto Consiglio.

Nel Paese sono in atto forti scontri, anche con bombardamenti aerei tra le due fazioni le quali rivendicano successi ottenuti ai danni della controparte ed il controllo di basi ed infrastrutture strategiche.

Secondo stime iniziali nel corso dei combattimenti almeno un centinaio di persone hanno perso la vita ed almeno quattrocento-seicento sarebbero rimaste ferite.

Nel corso di questi violenti scontro sono deceduti tre lavoratori delle Nazioni Unite per il Programma alimentare mondiale, programma che è stato immediatamente sospeso per mancanza di condizioni di sicurezza.

Le recenti tensioni trasformatesi in veri e propri scontri aperti tra le Forze regolari e le RSF derivano dal mancato accordo su come le RSF dovrebbero essere integrate nell’esercito e sull’autorità chiamata a sovrintendere a questo processo. 

Questa situazione nasce dalla crisi politico-militare generata a seguito del colpo di stato eseguito da parte dei militari nel mese di ottobre del 2021.

La situazione vede anche l’Egitto in prima linea in questa crisi perché unità delle RSF hanno catturato nella base aerea di Merowe militari egiziani e tre-quattro caccia bombardieri MiG-29 ivi presenti.

I militari “regolari” hanno mostrato di aver occupato uno dei rifugi del leader delle RSF, con una delle divise usate dal Generale Mohamed Hamdan Dagalo nel corso delle cerimonie pubbliche; Dagalo, peraltro, si sarebbe dato alla fuga.

Oltre la condanna delle Nazioni Unite per bocca del Segretario generale Antonio Guterres e l’intervento del Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione africana, è da segnalare l’intervento del Segretario di Stato americano Antony Blinken che, come l’omologo britannico James Cleverly, ha esortato le parti contendenti a cessare immediatamente le violenze.

Anche la Lega Araba ha condannato gli scontri ed invitato le parti a tornare alle trattative, mentre Egitto e Sud Sudan hanno rilasciato una dichiarazione congiunta nella quale si dicono pronti a mediare tra i contendenti.

Foto via social network

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