L’Ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha confermato che Israele ha provveduto ad inviare sistemi di difesa Iron Dome e personale specializzato negli Emirati Arabi Uniti (UAE) per aumentare la capacità di ingaggiare di droni e missili da crociera lanciati dall’Iran.

La misura si inquadra nel rafforzamento della cooperazione difensiva tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti nel contesto del conflitto in corso in Medio Oriente.
Emirati Arabi Uniti ed Israele avevano normalizzato i rapporti a seguito della sottoscrizione dei cd. “Accordi di Abramo”, mossa sempre fortemente contestata ed osteggiata dall’Iran.
I due Paesi hanno sottoscritto una serie di accordi non solo nel settore Difesa, ma anche di interscambio commerciale, agricolo, industriale, tecnologico, aerospaziale, finanziario e culturale.
Oltre le unità Iron Dome vere e proprie, Israele ha provveduto ad inviare proprio personale per gestire al meglio l’intero sistema.
Nato per intercettare e distruggere razzi a corto raggio, proiettili d’artiglieria e razzi (C-RAM), l’Iron Dome nel corso del tempo si è evoluto, diventando un sistema in grado di ingaggiare anche UAS e velivoli nonché missili da crociera.
Il sistema non intercetta tutte le minacce in arrivo ma solo quelle che costituiscono un reale pericolo, essendo dotato di un potente calcolatore che, in pochi secondi, calcola traiettorie e punti di impatto prevedibili.
L’Iron Dome impiega il missile Tamir come effettore che è dotato di sensori elettro-ottici (EO/IR) e alette di sterzo per alta manovrabilità attivate nella parte finale dell’ingaggio; il radar ELM-2084 MMR (Multi-Mission Radar) scopre e traccia fino a 1.100 bersagli simultaneamente ed in modalità C-UAS/C-RAM ha una portata utile fino a 100 km.
Il sistema è in grado di ingaggiare minacce lanciate da una distanza compresa tra 4 e 70 chilometri; una singola batteria è in grado di proteggere un’area di 150 chilometri quadrati.
Foto credit @Ministero della Difesa di Israele


