martedì, Novembre 29, 2022

La collaborazione franco-tedesca sul FCAS/SCAF sempre più nebulosa

In sede di presentazione dei dati macro economici di Dassault Aviation, il CEO  Eric Trappier sI è detto “frustrato” sullo stato delle trattative in atto con Airbus relativamente la suddivisione del lavoro.

Trappier pubblicamente chiede chiarezza nello stabilire la leadership nel programma.

Dassault, in qualità di sviluppatore e costruttore dei Rafale ed in precedenza dei Mirage, rivendica che la fase di sviluppo dovrebbe essere svolta principalmente in Francia, sostenendo di avere le competenze necessarie.

Sul punto, nonostante sette mesi di colloqui, le parti sembrano ancora lontane e questo si riflette sullo stato di avanzamento dei lavori.

C’è da dire che la situazione è abbastanza cambiata dal 2018 allorquando il Presidente Macron e l’allora Cancelliere Merkel lanciarono il programma.

Ad oggi, la Francia, grazie ai successi commerciali ottenuti dal Rafale, sostiene di aver incamerato la somma necessaria per poter affrontare anche da sola lo sviluppo e la costruzione del velivolo da combattimento di nuova generazione, potendo fare a meno dell’aiuto economico della Germania prima indispensabile per portare avanti il programma. Un ulteriore punto di frizione tra Parigi e Berlino è la gestione dell’eventuale esportazione del velivolo; la Francia non ha molte restrizioni mentre la Germania le ha e può causare problemi.

Dall’altra parte il nuovo Governo tedesco ha riallacciato forti legami con gli Stati Uniti e si prepara con buona probabilità ad acquistare il caccia bombardiere Lockheed Martin F-35A per poter sostituire i Tornado IDS nel ruolo di strike nucleare. Inoltre, la Germania non segue Francia e Spagna nel programma Tiger Mk III volto ad ammodernare pesantemente l’elicottero da combattimento Tiger ma punta decisamente ad acquistare dagli Stati Uniti gli AH-64E.

Inoltre, il Governo di Berlino ha deciso di stanziare un fondo aggiuntivo di 100 mld di euro per ammodernare e potenziare le Forze Armate e bisognerà vedere se vi rientra anche il FCAS/SCAF o meno in questa gigantesca somma.

Ovviamente, resta da capire anche la posizione della Spagna che è presente nel programma con Indra, con ITP e con la divisione iberica di Airbus (l’ex CASA).

Per Airbus la situazione non è delle migliori perché un eventuale collasso del programma, la emarginerebbe considerato che un’entrata nel programma Tempest a guida britannica non è all’ordine del giorno e non è sollecitata dalle industrie aerospaziali già presenti.

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