La Francia ha deciso di prendere decisioni drastiche su due importanti programmi che la vedevano impegnata in prima persona, il Patroller UAS e l’Eurodrone.

Il Patroller UAS era un programma avviato da Safran Electronics & Defence per dotare l’Armée de Terre di un Sistema di Drone Tattico (SDT).
Il Patroller, classe MALE (Medium Altitude Long Endurance) ha un’autonomia di missione di 15 ore, una quota di tangenza operativa di 16.000 piedi, una capacità di carico utile di 210 kg; l’uav, dotato di motore Rotax 914F a quattro cilindri turbocompresso da 86 kW, raggiunge velocità comprese tra i 100 ed i 200 km/h ed ha un raggio d’azione di 180 km entro la linea di visuale che salgono a 1.000 km facendo ricorso a sistemi di trasmissione SATCOM.
Per missioni di sorveglianza sulla terraferma il Patroller è equipaggiato con il pod Euroflir 410 EO/IR ad alta risoluzione, combinato con un sensore COMINT (COMmunication INTelligence) o ad un radar ad apertura sintetica (SAR) che rileva bersagli in movimento (MTI). Sulla base di questa configurazione, Patroller contribuisce alla protezione delle truppe sul campo, fornendo dati su situazioni tattiche, mentre conduce anche operazioni di guerra elettronica (EW).
Il programma è stato avviato nel 2016 e la Legge di Programmazione Militare 2024-2030 prevedeva fondi per l’acquisto di due ulteriori sistemi (ogni sistema è composto da 5 velivoli e 2 stazioni di controllo di cui 1 operativa e l’altra di riserva che entra in funzione in caso di necessità); fino ad oggi l’Armée de Terre ha impiegato due sistemi e mezzo con un totale di 14 velivoli.
I motivi della cancellazione del programma risiedono nel ritardo accumulato dei tempi previsti e nel deciso aumento dei costi; inoltre, in Francia sono sorti dubbi sulla sua vulnerabilità, alla luce delle risultanze belliche nel conflitto in corso tra Russia ed Ucraina ed a quelle in Medio Oriente, con una preferenza ora accordata a sistemi UAS di dimensioni più limitate e con costi ridotti.
L’uscita dal programma Eurodrone
Le stesse ragioni sono alla base dell’avvenuto ritiro dal programma Eurodrone a cui, oltre l’aumento dei costi, la Francia ha contestato anche la formula adottata, considerata non più idonea a poter operare nel moderno campo di battaglia.

C’è da dire che al momento gli altri tre Paesi partecipanti al programma, Germania, Italia e Spagna sono orientati a proseguire; all’iniziativa hanno aderito, come membri osservatori, anche India e Giappone.
Il programma di recente ha superato la Critical Design Review consentendo l’allestimento del primo prototipo il cui volo inaugurale è atteso per l’inizio del prossimo anno, dopo aver concluso le prove a terra.
Il programma prevedeva, con la Francia membro a pieno titolo, la realizzazione di un totale di 60 sistemi ognuno su 2 velivoli ed 1 stazione di controllo a terra (GCS) e vi partecipano Dassault Aviation come Major Sub-Contractor” (MSC) che ha la responsabilità della progettazione del sistema di volo, dell’integrazione delle architetture di missione e del controllo del volo sicuro in spazi aerei civili, Safran Group che ha sviluppato EUROFLIR 610, il sistema elettro-ottico a lungo raggio, ed il carrello di atterraggio ed impianto frenante, la divisione francese di Airbus Defence and Space che si occupa degli aspetti di sicurezza cibernetica del velivolo e dei sistemi di comunicazione.
Anche Thales è coinvolta nel programma come fornitore e sviluppatore di sistemi di comunicazione protetti e sensori avanzati, così come le divisioni francesi di Hensoldt e MBDA, rispettivamente, per i Data Link Line-of-Sight e per gli armamenti.
C’è da dire che il ritiro dal programma da parte della Francia non pregiudica la partecipazione delle industrie francesi che, peraltro, a seguito della decisione del Governo di Parigi, avranno riconosciuta una quota minore all’interno dell’iniziativa, con corrispondente crescita dei comparti industriali italiano, spagnolo e tedesco.
Foto credit @Safran Electronics & Defence
Immagine credit @OCCAR

