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La Germania pronta a vendere gli Eurofighter alla Arabia Saudita

Con un classico colpo di scena la Germania ha annunciato di essere pronta a revocare l’embargo alle forniture di armi e componenti disposto nei confronti dell’Arabia Saudita.

La clamorosa virata è stata annunciata dal Ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock, in occasione della sua visita istituzionale in Israele.

La Baerbock ha sottolineato esplicitamente il ruolo della Arabia Saudita nel conflitto in corso in Medio Oriente e nel Mar Rosso, elogiando Ryad come parte attiva nella salvaguardia di Israele e della stabilità dell’intera area, intercettando direttamente ed indirettamente i missili e droni lanciati dagli Houthi dallo Yemen verso la città ed il porto di Eilat nel Mar Rosso.

A tal fine, il Ministro degli Esteri tedesco ha dichiarato che il Governo presieduto dal Cancelliere Scholz non ha più nulla in contrario alla ventilata vendita di 48 caccia bombardieri Eurofighter Typhoon, commessa questa che sarebbe curata da BAE Systems.

Nei mesi scorsi, Londra e Ryad avevano trovato un accordo per la vendita degli Eurofighter Typhoon e BAE Systems, essendo la responsabile del consorzio europeo per l’Arabia Saudita, sarebbe stata la capocommessa.

L’embargo tedesco e l’attuale situazione in Medio Oriente e Mar Rosso

Ma fino allo scorso otto ottobre, giorno del devastante attacco di Hamas nel cuore di Israele, il Governo Tedesco aveva bloccato questa commessa, suscitando le perplessità di Airbus che, insieme a Leonardo, con BAE Systems è parte integrante del consorzio.

L’embargo alla Arabia Saudita fu decretato nel 2018 dal Governo presieduto dall’allora Cancelliere Angela Merkel in risposta al brutale assassinio avvenuto in Turchia del giornalista Jamal Khashoggi e fino al 2023 sostanzialmente mantenuto, sia pure allentato.

La questione della vendita dei Typhoon alla Arabia Saudita bloccata dai Tedeschi aveva sollevato polemiche con Londra, prima interessata a piazzare la commessa, che faceva notare a Berlino che, in assenza del via libera germanico alla vendita degli Eurofighter, in Arabia Saudita avrebbero proceduto comunque ad acquistare altri caccia (Dassault Rafale in primis e F-15EX), apportando un notevole danno al consorzio ed ai Paesi che lo costituiscono, senza ottenere reali risultati positivi.

Nonostante tre mesi di guerra sempre più dura e la crisi che si è aperta nel Mar Rosso con i lanci ripetuti di droni e di missili nonché di attacchi da parte degli Houthi al traffico mercantile in transito in quelle aree, le relazioni tra Tel Aviv e Ryad sono rimaste sostanzialmente buone, anzi paradossalmente appaiano rafforzate.

Gli “Accordi di Abramo” reggono nonostante il conflitto in corso

Prima dello scoppio delle ostilità tra Hamas ed Israele, la monarchia saudita con il governo di Tel Aviv sembrava ormai pronta a siglare i cd. “Accordi di Abramo” sulla scia di quanto già sottoscritto da Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco, situazione questa che aveva suscitato forte ostilità da parte di Algeria, Kuwait, Qatar e soprattutto Iran, da sempre nazioni contrarie alla normalizzazione dei rapporti tra mondo arabo ed Israele.

Diversi osservatori hanno un visto un nesso di stretta correlazione tra l’attacco di Hamas e questa normalizzazione saudita-israeliana, un vero e proprio tentativo di sabotare gli accordi, anche se l’organizzazione palestinese ha sempre dichiarato di aver agito in totale autonomia e perseguendo solo propri interessi.

C’è da notare che, nonostante le “rituali” condanne di rito dei bombardamenti israeliani contro infrastrutture civili nella striscia di Gaza, i Paesi firmatari degli accordi hanno mantenuto le relazioni ed i rapporti con Israele, evitando di fomentare ulteriormente una situazione di per sé già incandescente, segno che parte del mondo arabo non appoggia l’iniziativa palestinese e ben che meno quella portata avanti da Hezbollah tra Libano e Siria e dagli Houthi nel Mar Rosso, queste due ultime “inspirate” da Teheran.

Conclusioni

L’affare Eurofighter Typhoon rappresenta più di una “semplice” commessa; può ben essere definita come la “cartina di tornasole” dei nuovi assetti geopolitici e geostrategici che stanno interessando una parte consistente del Medio Oriente.

Per la Germania si tratta di un ennesimo passo in avanti ed un ulteriore distanziamento dalla cd. “dottrina Merkel”, con l’industria della difesa tedesca sempre più lanciata ad ottenere commesse direttamente ed indirettamente in Europa e mercati limitrofi (Africa del Nord e Medio Oriente).

Foto @NATO

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