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La Grande Dame: 70 anni e non sentirli

Servizio a cura di Fabio Castelvetri-CUBO Photo Milano

Lo scorso maggio l’Armée de l’Air et de l’Espace (AAE) ha celebrato con un grande raduno aereo (Meeting National de l’Air – MNA) il raggiungimento dei 70 anni di attività continuativa della Patrouille de France, un traguardo non comune nel panorama delle pattuglie acrobatiche nazionali, che condivide con gli USAF Thunderbirds, mentre la palma di decana fra le pattuglie ufficiali va ai Blue Angels della US Navy, costituiti nel 1946.

Foto @Armée de l’Air et de l’Espace (AAE)

In realtà, la storia della Patrouille de France (PAF) inizia già qualche anno prima. Nel 1931, presso la scuola di pilotaggio di Étampes-Mondésir, nasce infatti la Patrouille d’Étampes, che ottiene immediatamente un grande successo di pubblico prima di spostarsi a Salon-de-Provence nel 1937, adottando il nome di “Patrouille de l’école de l’air”.

Dopo la pausa imposta dalla Seconda Guerra Mondiale, a partire dal 1947 una nuova pattuglia prende vita presso la Scuola Osservatori di Tours, trasferendosi però rapidamente a Étampes e prendendo ufficialmente il nome di EPAA, Escadrille de Présentation de l’Armée de l’Air. Essa svolgerà tale funzione di rappresentanza fino ai primi anni ‘50.

Il primo volo di quella che, grazie all’estro del solito giornalista, sarebbe poi diventata famosa come Patrouille de France, avviene invece il 17 maggio 1953 durante una manifestazione aerea ad Algeri, quando quattro F-84G della 3e Escadre di Reims scatenano l’entusiasmo del vasto pubblico presente. Da allora il ruolo di alfiere dell’AAE viene affidato in successione a vari reparti fino al 1964, quando tale ruolo viene assegnato alla pattuglia dell’École de l’Air di Salon, dove si stabilirà definitivamente. Da allora, la PAF ha steso il tricolore nei cieli di Africa, Europa, Asia, Stati Uniti, Medio Oriente, diventando simbolo dell’AAE e punto di riferimento della parata del 14 Luglio sugli Champs-Élysées.

Assieme all’Equipe de Voltige e ad altre attività addestrative, la Patrouille de France ha sede sulla Base Aérienne 701 «Général Pineau» di Salon-de-Provence, sede altresì dell’Accademia aeronautica francese.

Attiva sin dal 1937, la BA 701 dispone di tre piste in erba e di una asfaltata e ospita un parco velivoli variegato, costituito da una quarantina fra Alphajet, Extra 330, Cirrus SR22 ed alianti.

Oltre alle unità di presentazione acrobatica dell’AAE, la base – sulla quale opera un organico anche civile di circa 2000 persone – ospita fra gli altri l’École de l’Air et de l’Espace (accademia aeronautica), la Scuola Interforze di Commissariato, un laboratorio dell’Ufficio nazionale di Studi e Ricerche Aerospaziali, il Centro di Formazione Aeronautica Iniziale, il Centro di Selezione e Formazione degli equipaggi UAV.

L’École de l’Air et de l’Espace fa parte degli istituti di grande formazione militare e spaziale e assicura la formazione di tutti gli ufficiali aeronautici, specializzati nel dispiegamento e nell’impiego dei sistemi d’arma in ambito aeronautico e spaziale e destinati ad alimentare i quadri di comando e dirigenziali delle Forze Armate francesi.

La formazione aeronautica di base di tutto il personale navigante (piloti e navigatori) dell’AAE avviene presso la BA 701 e l’obiettivo del percorso accademico è fornire la capacità di analizzare la complessità, decidere nell’incertezza ed agire in condizioni avverse.

La Grande Dame

Inserita in un sistema di elementi di rappresentanza denominato Ambassadeurs, che include anche l’Équipe de Voltige de l’Armée de l’Air et de l’Espace (EVAAE), creata nel 1968 e campione del mondo a squadre nel 2022 (duo acrobatico su Extra 330), l’A400M Tactical Display, il Rafale Solo Display, la squadra di paracadutisti Phénix e la banda musicale Musique de l’Air et de l’Espace e la quarantina di artisti aeronautici Peintres de l’Air et de l’Espace, sono 65 le persone, di entrambi i sessi e provenienti a rotazione e su base volontaria dai reparti operativi dell’AAE, che giornalmente e per un periodo di alcuni anni operano al servizio della Grande Signora, cioè della Patrouille de France, per mantenere alto il prestigio della Francia.

Come in tutti i reparti “di vetrina”, si tratta di un’attività molto intensa (nella stagione 2022 la PAF ha condotto quasi 70 esibizioni fra dimostrazioni, sorvoli e passaggi), durante la quale il completamento della missione, il rispetto delle scadenze e l’effettuazione dei sorvoli hanno la priorità assoluta, mettendo a dura prova lo spirito di sacrificio, la disponibilità, la lealtà e la neutralità di tutto il personale.

Oltre ai piloti, la squadra della PAF comprende 4 tipologie di specialisti (armieri, avionici, motoristi, logistici) che vanno a comporre le squadre dei Dep (dépannage, stanziali), responsabili della manutenzione anche preventiva volta a garantire la disponibilità quotidiana di 10 macchine, e dei Pistars, specialisti di linea volo che viaggiano al seguito della PAF nei rischieramenti (rinforzati da 4 membri della squadra Dep).

A livello organizzativo, è poi presente una Direzione, una Cellula Operazioni, responsabile della pianificazione, una Cellula Comunicazione, che gestisce la promozione dell’immagine degli Ambassadeurs, una Cellula Amministrativa, una Cellula Logistica e, infine, una Cellula Foto-Video.

La preparazione alla stagione acrobatica si svolge nei sei mesi invernali, da novembre ad aprile, che prevedono attività di volo intensiva, inizialmente in formazione a 4, per poi passare alla formazione completa a 8 velivoli ed all’integrazione dei fumi, inizialmente solo bianchi e, infine, colorati: un addestramento studiato minuziosamente, che si conclude tradizionalmente con la prima uscita a Solenzara, per portare al massimo l’efficienza e l’entusiasmo della sessantina di specialisti che costituisce la squadra della Patrouille de France.

Un entusiasmo che viene messo a disposizione anche dei meno fortunati, selezionando ogni due anni una diversa associazione benefica a cui offrire accesso preferenziale alle strutture ed attività della Grande Dame.

Nel corso degli anni la PAF è passata in successione dall’F-84 Thunderjet (1953), all’Ouragan (1954-57), al Mystère IV (1957-64), fino ad arrivare al Fouga Magister (1964-80). Da oltre 40 anni però PAF è sinonimo di Alphajet, un addestratore/attacco leggero di concezione franco-tedesca entrato in servizio nel 1979, che risponde appieno alle esigenze del volo acrobatico. Si tratta di un piccolo bireattore biposto ad elevate prestazioni ad ala alta a freccia e dal comportamento di volo molto docile, che decolla in 700 metri e raggiunge Mach 0,86 a 15 000 metri, spinto da due Turbomeca Larzac 04 da 2300daN ciascuno.

La PAF punta a mantenere l’AJ in servizio almeno per altri dieci anni, grazie all’ingresso in linea degli addestratori turboelica svizzeri PC-21, che consentirà di acquisire alcuni esemplari attualmente impiegati come addestratori avanzati a Cazaux.

Il Meeting del 70°

I MNA annuali organizzati a rotazione dal FOSA, l’ente di promozione sociale e sostegno dell’AAE, su una base aerea francese diversa ogni anno prevedono generalmente un programma molto ricco di velivoli di tutte le epoche e specialità, francesi e non, e certamente una ricorrenza come quella del 70° PAF non poteva fare eccezione.

Oltre ai padroni di casa, unitamente a tutti gli Ambassadeurs e ad altri reparti di tutte le specialità dell’AAE infatti, hanno partecipato numerose pattuglie e solo display stranieri (Patrulla Aguila e Patrulla ASPA dalla Spagna, Patrouille Suisse e F-18 solo display dalla Svizzera, Wings of Storm dalla Croazia, Dream Viper dal Belgio, Zeus dalla Grecia, Saudi Hawks dall’Arabia Saudita) e numerosi velivoli storici e warbird basati in Francia, oltre ai Falcons, paracadutisti della RAF e ad una nutrita e variegata mostra statica, per un totale di oltre 100 velivoli.

Il meteo variabile non ha favorito la documentazione delle esibizioni, ma l’attività di volo è stata particolarmente brillante, sia in termini di varietà che di livello assoluto dei programmi presentati dai vari team o performer singoli.

Oltre ai sempre eccellenti “soliti noti” display individuali, che mettono in evidenza le doti di manovrabilità dei purosangue da caccia (Rafale, F-16 e F-18), ma anche dell’agilissimo A400M, e di squadra, con la PAF a farla da padrona con un programma rinnovato e molto accattivante, ottimamente eseguito, degna di nota è stata l’esibizione della Patrulla ASPA, che presenta nientemeno che cinque elicotteri 120B Colibri, per un programma con coreografie uniche.

La varietà del programma ha soddisfatto anche gli appassionati più esigenti, con dimostrazioni tattiche di Slow-Mover Interception e di una grande varietà di velivoli storici a getto e ad elica che hanno intrattenuto il folto pubblico intervenuto.

Una nota di apprezzamento particolare va indirizzata all’affabilità ed alla disponibilità dei piloti, che si sono sottoposti con grande abnegazione alle domande ed alla curiosità di giornalisti e pubblico nelle sessioni appositamente previste.

A tu per tu col Comandante della Patrouille de France

Foto @Armée de l’Air et de l’Espace (AAE)

1. Profilo personale

– Commandant Aurélien Declerq

– età 35

– 1900 ore di volo

– Anzianità nella Patrouille de France : 2° e ultimo anno

– Specialisti assegnati: M.llo Capo Patrice & M.llo Romain

– Percorso accademico: maturità scientifica, Accademia Aeronautica 2007, Brevetto da pilota di caccia 2013

– Ruolo nell’Armée de l’Air et de l’Espace : pilota di Rafale

2. Una lunga storia: cosa ha contribuito a distinguere la PAF rispetto alle altre formazioni acrobatiche nazionali di profilo paragonabile?

A mio giudizio, ciò che rende la Patrouille de France (PAF) unica, e che ne spiega la longevità, è la sua capacità di rinnovarsi e di reinventarsi. Ogni anno, tre nuovi piloti entrano a farne parte, sostituendone altrettanti che ritornano ai reparti operativi, mentre i sei piloti che restano cambiano di posizione all’interno della formazione. Anche il programma viene aggiornato. Tutti questi elementi determinano la necessità di una vera e proprio ripensamento di tutta la squadra. Questo processo rappresenta il punto di forza della PAF e rappresenta un’eccellente dimostrazione delle capacità dell’Armée de l’Air et de l’Espace (AAE) di reinventarsi e riorganizzarsi ogni anno”.

3. Lei comanda una squadra molto selezionata: come funziona il processo di selezione dei nuovi talenti presso i reparti operativi e quali caratteristiche ricercate in pilota candidato alla PAF? Quali sono le qualità umane, tecnice e sociali di un pilota acrobatico?

Nella PAF si ha la possibilità, nell’ambito della squadra dei piloti, di lavorare in collaborazione. I candidati devono aver conseguito almeno 1500 ore di volo e possedere tutte le qualifiche e abilitazioni possibili nell’ambito di un reparto da combattimento, attualmente in Francia dotati di Rafale o Mirage, ed aver conseguito la qualifica di capo pattuglia, che certifica la capacità di guidare un gruppo di velivoli in missioni di combattimento.

Oltre a ciò, nella PAF ricerchiamo la capacità di integrazione in una squadra e di lavorare sodo tutto l’inverno per arrivare ad essere pronti per il mese di maggio. Non sono previsti voli di selezione per la PAF, ma interviste: riteniamo che, una volta che si sia riusciti a superare le diverse selezioni a livello di reparto da combattimento, si sarà automaticamente in grado di volare nella PAF. Quello che cerchiamo, però, è la capacità di amalgamarsi al gruppo e di operare come squadra e non individualmente”.

4. Come definirebbe la leadership e come è possibile svilupparla?

Comandare significa al tempo stesso decidere, cioè scegliere un corso d’azione per tutta la squadra, ma anche essere disposti a farsi convincere, cioè mantenere la capacità di ascoltare gli altri, le loro ragioni: essere in grado di modificare il proprio punto di vista iniziale e adattare il proprio processo razionale se ci si rende conto che nell’ambito della propria squadra siano disponibili soluzioni più adatte alla situazione. È necessario accettare queste modifiche ed essere in grado di guidare tutta la squadra nella nuova direzione. Al contempo, la stessa capacità di accettare una decisione una volta presa, e di mettersi al lavoro tutti assieme per conseguire la missione, rappresenta la forza della squadra”.

5. Come si concilia il lavoro di squadra con il protagonismo spesso associato alla figura del pilota da caccia?

A tutti gli effetti, la PAF è composta da 9 piloti. Per operare come pilota da caccia, indipendentemente dal Paese o dal velivolo in dotazione, è necessaria una certa dose di protagonismo che nella PAF bisogna talvolta essere disposti ad accantonare a vantaggio del gruppo. Ritengo che tale equilibrio si possa raggiungere tramite l’eccellente conoscenza dei propri compagni: è necessario che tutta la squadra si conosca molto bene. Tutto questo si raggiunge certamente attraverso il volo in formazione, ma anche attraverso altri metodi, quali sport di squadra o altre attività che ci consentano di evadere per un po’ dall’attività di volo quotidiana per conoscerci meglio.

Ritengo altresì che sia indispensabile il dialogo e dare la possibilità a ciascun pilota di commentare ciascun volo in modo da prevenire qualsiasi sensazione di malcontento o ingiustizia relativa a episodi di volo o al suolo. In sostanza, è opportuno che chiunque si senta libero di esprimersi e di trarne insegnamento per il futuro”.

6. Quali sono i criteri per l’introduzione di nuove figure nel programma? Qual è il processo?

L’AAE cerca di dimostrare di essere in grado di reinventarsi ogni anno, in particolare selezionando ogni anno tre nuovi piloti dal proprio vivaio. Aggiornando il proprio programma, essa si presenta ogni anno a maggio pronta ad incontrare nuovamente il pubblico e a dimostrare le capacità della scuola di pilotaggio francese. In questo quadro di riferimento, la selezione delle figure è affidata ai tre capi-formazione della squadra, cioè Athos 1, Athos 5 e Athos 7. Costoro hanno mano libera a patto di rispettare due principi chiave:

  1. la sicurezza in volo, dato che i progressi della formazione vengono validati periodicamente da un’apposita commissione e infine approvati a maggio dal capo di stato maggiore dell’AAE;
  2. la tempistica di addestramento consentita dal periodo invernale, che deve garantire la formazione dei nuovi piloti e l’adattamento di ciascuno alla propria nuova posizione.

Per tali motivi, non possiamo rivoluzionare tutto ogni anno. Quello che si cerca di fare, e che io stesso ho promosso, è il ricupero di figure che erano state parte del programma qualche anno fa, magari 5, 10, 15 anni fa, figure o formazioni ormai “dimenticate” dal pubblico e che vengono riprese. Al termine di ogni stagione, i capi-formazione cercano di creare almeno una nuova figura o formazione. Ad esempio, quest’anno abbiamo sviluppato la “formazione 70” per celebrare i 70 anni della PAF”.

7. Nuovo aereo: quale/quando?

L’Alphajet è l’aereo ideale per la PAF, dato che le sue velocità di evoluzione consentono di restare molto vicini al pubblico. Essendo bimotore, la sicurezza in volo è garantita, e il comportamento in volo è molto sano e tollerante dal punto di vista del pilotaggio, fattori che lo rendono molto adatto all’acrobazia. Sono ormai 42 anni che equipaggia la PAF, e i nostri meccanici li mantengono in eccellenti condizioni, cosicché essi sono tuttora molto affidabili e hanno davanti ancora diversi anni di servizio. D’altra parte, si tratta indubbiamente di una macchina datata. Nel giro di una decina d’anni sarà dunque necessario pensare ad un sostituto. In termini di caratteristiche ideali, queste dovrebbero renderlo il più possibile simile all’Alphajet attuale in termini di affidabilità, di propulsione (bimotore a getto) e di concezione (francese), ma con un incremento della dotazione avionica, in modo da facilitare i trasferimenti. Chiaramente, un pilota automatico non serve in acrobazia; d’altra parte, i voli di trasferimento di un’ora e mezza attraverso la Francia sarebbero estremamente più riposanti per i piloti, senza parlare della molto maggiore precisione in termini di pilotaggio, specialmente in uno spazio aereo sempre più affollato. L’integrazione di un GPS nel velivolo futuro consentirebbe altresì di includere anche destinazioni prive di ILS”.

8. La PAF: destinazione o trampolino?

La PAF rappresenta una tappa nell’ambito di una carriera aeronautica e militare. Essa non rappresenta un obiettivo fine a sé stesso. Cionondimeno, non so dire se al termine del mio incarico ne uscirò migliore come pilota, ma sono certo che ciascuno di noi ne uscirà migliorato dal punto di vista umano, al termine di un’esperienza che, per quanto la si possa immaginare al suo inizio, supera nei fatti qualsiasi aspettativa”.

9. La grafica celebrativa dei 70 Anni adottata sulla deriva degli Alphajet contiene sagome simili a quella dell’Orion Clipper di “2001 Odissea nello Spazio”: si tratta di un elemento puramente decorativo, oppure di una strizzatina d’occhio ad una nuova postura della Forza Armata, sempre più rivolta allo Spazio?

A partire dal 2019, con la creazione del Comando Spaziale, l’AAE rivolge sempre maggiore attenzione a questa nuova componente, a questa nuova dimensione. La sua consapevolezza è presente quotidianamente nei nostri pensieri, e un numero crescente di persone sceglie di operare nell’ambito di tale Comando. Anche la PAF con i suoi Alphajet fa propria tale nuova dinamica di Forza Armata e la sagoma stilizzata dell’Alphajet che già da diversi anni viene utilizzata in vari ambiti ricorda, in effetti, l’Orion Clipper di 2001. Ma si tratta di una semplice coincidenza a livello grafico”.

L’autore esprime la propria gratitudine all’Ecole de l’Air Section Medias, nella persona di M.me Dominica Roques, il Capo-formazione della PAF, Commandant Aurelien Declerq e il FOSA, nella persona di Hervé Portenseigne, per la disponibilità e la preziosa collaborazione fornita.

La formazione 2023

CallsignGrado e nomeRuolo
ATHOS 1Commandant Aurélien DECLERQLeader
ATHOS 2Capitaine Nicolas GODETInterno destro
ATHOS 3Capitaine Jayson TROYInterno sinistro
ATHOS 4Commandant Julien DECORTECharognard*/Fanalino
ATHOS 5Capitaine Cédric OLLIVIERPrimo solista
ATHOS 6Capitaine Laurent KLENESecondo solista
ATHOS 7Capitaine Grégory LEOPOLD METZGEREsterno sinistro
ATHOS 8Capitaine Youness AMARAEsterno destro
ATHOS 9Capitaine Romain LESEIGNEURRiserva

*definizione gergale dell’AAE, identifica il velivolo che vola in scia al leader “mangiandosi i suoi scarichi”, ma anche lo sparviero che compare sul simbolo della forza armata (per l’AM è un’aquila)

Foto @ Fabio Castelvetri-CUBO Photo Milano tranne dove espressamente indicato

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