sabato, Ottobre 23, 2021

La Guerra in Afghanistan attraverso 20 documenti del National Security Archive

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Il testo di seguito è un articolo pubblicato il 19 agosto 2021 dall’associazione National Security Archive che ha a disposizione centinaia di migliaia di documenti declassificati di Pentagono, Casa Bianca ed altri enti governativi.


Il governo degli Stati Uniti sotto quattro presidenti non ha raccontato la verità al popolo americano per quasi due decenni sui progressi in Afghanistan, nascondendo alcuni fatti sugli eventi in corso attraverso canali riservati.

I documenti pubblicati il 19 agosto da parte del National Security Archive includono messaggi al più alto livello di segretezza redatti dall’allora Segretario per la Difesa Donald Rumsfeld durante l’amministrazione George W. Bush, dagli ambasciatori statunitensi durante le presidenze Bush e Obama, il documento strategico classificato del Pentagono del 2009 e le “lezioni apprese” dal SIGAR (Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction).

Il recente rapporto SIGAR del 31 luglio 2021, mentre molte città stavano cadendo sotto i talebani, riporta ripetute assicurazioni da parte dei massimi generali statunitensi (David Petraeus nel 2011, John Campbell nel 2015, John Nicholson nel 2017 e l’addetto stampa del Pentagono John Kirby nel 2021) su forze di sicurezza afghane “sempre più capaci”.

Il SIGAR conclude quel capitolo con l’avvertimento: “più di 88 miliardi di dollari sono stati stanziati per sostenere il settore della sicurezza dell’Afghanistan. Alla domanda se quel denaro sia stato speso bene, la sola risposta potrà essere l’esito dei combattimento sul campo, il più puro esercizio di M&E (Monitoraggio e Valutazione).”

I risultati sono ora il crollo totale del governo afghano ed una incombente crisi umanitaria.

I documenti descrivono in dettaglio i problemi che hanno tormentato la guerra americana in Afghanistan fin dall’inizio:

  • mancanza di chiarezza su quali fossero i “cattivi”
  • il doppio gioco del Pakistan di ricevere aiuti dagli Stati Uniti ed allo stesso tempo fornire rifugio ai talebani
  • una missione antiterrorismo contro al-Qaeda diventata una guerra di costruzione della nazione afghana contro i talebani
  • la decisione di Bush per l’invasione dell’Iraq distogliendo l’attenzione dall’Afghanistan
  • la corruzione endemica del paese e pagamenti segreti per informazioni di intelligence ai signori della guerra
  • statistiche alterate non solo da parte dell’esercito ma anche del Dipartimento di Stato,l’US AID e dei loro numerosi appaltatori
  • la discrepanza tra le realtà afghane ed i progetti americani per un nuovo governo centralizzato e un esercizio moderno

Documento 1 – 30 ottobre 2001 – SECRET

https://nsarchive.gwu.edu/sites/default/files/documents/qy3fic-1rilh/01.pdf

Questo è un documento fondamentale per la prima fase della strategia statunitense in Afghanistan, approvato dal Consiglio di Sicurezza Nazionle il 16 ottobre 2001, circa cinque settimane dopo gli attacchi dell’11 settembre.

Questa copia contiene le modifiche personali del Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld ed una nota del 30 ottobre del suo consigliere politico Douglas Feith sulla redazione di una nuova versione aggiornata dove sottolinea: “gli Stati Uniti non dovrebbero impegnarsi in alcun coinvolgimento militare post-talebano dal momento che gli Stati Uniti saranno fortemente impegnati nello sforzo anti-terrorismo in tutto il mondo.”

La successiva forza di mantenimento della pace in Afghanistan “potrebbe essere basata sulle Nazioni Unite o una forza di stati volontari…ma non gli Stati Uniti”. La strategia enfatizza la distruzione di al-Qaeda e dei talebani facendo attenzione a non impegnare gli USA nella vasta attività di ricostruzione dell’Afghanistan post-talebano.

“L’USG (United States Government) non dovrebbe tormentarsi su eventuali accordi per il post-talebani al punto da ritardare la vittoria su Al-Qaeda e sui talebani”. Operativamente gli Stati Uniti “utilizzeranno qualsiasi e tutte le tribù afghane per eliminare Al-Qaeda ed i talebani” ed allo stesso tempo inserendo “squadre della CIA e forze speciali nei distaccamenti operativi del paese con qualsiasi mezzo, sia nel Nord che nel Sud.”

La diplomazia è importante “bilateralmente, in particolare con il Pakistan ma anche con Iran e Russia” tuttavia “coinvolgere le Nazioni Unite…al di là dell’intento e dello schema generale può interferire con le operazioni militari degli Stati Uniti limitando la libertà di azione.”

Le Forze statunitensi hanno iniziato il bombardamento dell’Afghanistan il 7 ottobre 2001, le Forze Speciali sono giunte il 19 ottobre, e nella seconda settimana di novembre tutte le città principali ad eccezione di Kandahar sono finite sotto controllo della Northern Alliance sostenuta dagli Stati Uniti.

I leader talebani hanno trovato rifugio in Pakistan ed attorno a Kandahar mentre i soldati talebani si sono rapidamente fusi con la popolazione abbandonando i combattimenti, una sequenza del tutto simile a quanto accaduto ad agosto 2021 con l’implosione delle forze di sicurezza governative.

Documento 2 – 28 marzo 2002 – N.C.

https://nsarchive.gwu.edu/document/24547-office-secretary-defense-donald-rumsfeld-snowflake-larry-di-rita-subject-weekly

Estasiata per la rapida vittoria sui talebani a fine 2001, l’amministrazione Bush sposta la sua attenzione sull’Iraq ma nel marzo 2002 il Segretario alla Difesa Rumsfeld era nuovamente preoccupato per l’Afghanistan inviando un messaggio ai suoi consiglieri più stretti per un incontro settimanale poiché la situazione era “alla deriva”. Lo stesso giorno il Segretario ha rilasciato una intervista alla MSNBC senza mai menzionare le preoccupazione ma affermando che non aveva senso negoziare con quello che rimaneva dei talebani: “l’unica cosa che puoi fare è bombardarli e cercare di ucciderli. Ed è quello che abbiamo fatto ed ha funzionato. Se ne sono andati. Il popolo afghano sta molto meglio”

Documento 3 – 17 aprile 2002 – SECRET

https://nsarchive.gwu.edu/document/24548-office-secretary-defense-donald-rumsfeld-snowflake-doug-feith-cc-paul-wolfowitz-gen

Il 17 aprile 2002 il Presidente George W. Bush annuncia nuovi obiettivi per l’Afghanistan in un discorso al Virginia Military Institute tra cui l’istituzione di un governo stabile, un esercito ed un nuovo sistema scolastico per ragazzi e ragazze.

Il discorso del Presidente annulla quindi quanto scritto precedentemente dal Segretario Rumsfeld che invia immediatamente un messaggio al suo consigliere politico Douglas Feith, al Vice Segretario alla Difesa Paul Wolfowitz ed al Presidente ed al Vice Presidente del Joint Chief of Staff (Gen. Dick Myers e Pete Pace)

“So di essere un po’ impaziente – scrive – non riusciremo a ritirare i militari statunitensi dall’Afghanistan se prima non ci preoccupiamo di quello che sta succedendo e assicuriamo la necessaria stabilità per consentirci di andare via.

Documento 4 – 25 giugno 2002 – N.C.

https://nsarchive.gwu.edu/document/24549-office-secretary-defense-donald-rumsfeld-snowflake-douglas-feith-subject-pakistan

Questo messaggio di Rumsfeld al suo consigliere politico, Douglas Feith, il 25 giugno 2002, descrive l’ingenuità dei massimi funzionari funzionari americani circa le motivazioni dei pakistani e su come inviare soldi fosse il modus operandi degli Stati Uniti attorno all’Afghanistan.

Rumsfeld chiede “se veramente vogliamo convincere i pakistani a combattere la guerra al terrore dove è, che è nel loro paese, non pensi che dovremmo avere un po’ di soldi per facilitare la transizione di Musharraf da dove è a dove abbiamo bisogno che sia”.

Rumsfeld non ha realizzato che il Pakistan ed i suoi servizi di intelligence fanno il doppio gioco per entrambe le fazioni in Afghanistan e che gli aiuti statunitensi a Musharraf saranno circa 10 miliardi di dollari nei successivi sei anni.

Documento 5 – 15 agosto 2002 – E-mail N.C.

https://nsarchive.gwu.edu/document/24550-combined-joint-special-operations-task-force-coalition-coordination-cell-kandahar

Questo messaggio di posta elettronica di quattordici pagine è stato scritto tra l’11 agosto ed il 15 agosto 2002 da un Berretto Verde membro di un team per la ricerca di bersagli di “alto valore”.

Il messaggio è circolato tra i più alti funzionari del Pentagono non solo per l’humor e la descrizione realistica delle condizioni dell’Afghanistan ma anche per la precedente posizione dell’autore come Vice Assistente Segretario per la Difesa.

Roger Pardo-Maurer apre il suo messaggio con “saluti da Kandahar” che poi descrive come “conosciuta prima come La Casa dei Talebani” mentre è stata poi rinominata “Miserable Rat-Fuck Shithole“. “Kandahar è come stare seduti in una sauna e farsi scuotere un sacco di cemento sulla testa.”

A coloro che lo chiamano “caldo secco”, Maurer, risponde “non rimani asciutto a lungo quando sei una aragosta alla terminodoro all’interno di un carapace di circa 50 libbre tra kevlar e armatura a piastre di ceramica con un soffocante vaso da notte sulla testa (l’elmetto,ndr).“Se c’è un paesaggio meno accogliente per gli umani sulla terra, a parte il Sahara, i polacchi ed il vulcano di Kilauea (il vulcano più attivo al mondo,ndr) non riesco a immaginarlo e di certo non ho intenzione di andarci.”

In merito al Pakistan come santuario dei talebani, Pardo-Maurer ha avvertito: “Gli scontri sono ancora molto accesi. Lungo le province di confine non puoi calciare un sasso senza che i cattivi brulichino come formiche, serpenti e scorpioni.”

Il Berretto Verde raccomanda di mantenere una strategie basata sulle forze speciali “combattendo insieme agli afgani piuttosto che contro di loro”“l’errore militare numero uno che potremmo fare qui è far diventare convenzionale questa guerra”. Per quanto riguarda “l’errore politico numero uno” sarebbe “credere davvero che questo posto sia un paese e che esista una cosa come un afghano. Non c’è.”

“L’Afghanistan è il luogo il cui il mondo ha ritenuto opportuno nascondere tutte le tribù che non poteva gestire altrove.”

Il Segretario Rumsfeld ha chiesto espressamente una copia del documento il 13 settembre 2002.

Documento 6 – 20 agosto 2002 – N.C.

https://nsarchive.gwu.edu/document/24551-office-secretary-defense-donald-rumsfeld-memo-president-george-w-bush-subject

Nei dibattiti in corso all’interno del Governo degli Stati Uniti sulla costruzione dell’Afghanistan, Rumsfeld ha insistito sul fatto che più truppe non erano la risposta incolpando le agenzie come l’USAID (United States Agency for International Development) per la mancanza di progressi.

A loro volta Rumsfeld è stato accusato di non aver collaborato con i loro piani di ricostruzione e di non aver fornito la necessaria cornice sicurezza.

Il Segretario Rumsfeld ha inviato una lettera al presidente il 20 agosto 2002 sostenendo che “il problema in Afghanistan non è un problema di sicurezza. Piuttosto, il problema che deve essere affrontato è la lentezza dei progressi che si stanno compiendo dal lato civile.” Un maggior numero di truppe sarebbe un problema: potremmo correre il rischio di finire per essere odiati quanto i sovietici e “senza ricostruzione nessuna quantità di forze di sicurezza aggiuntive sarebbe sufficiente”.

Comunque, a causa della percezione di questo pericolo per la sicurezza, Rumsfeld assegna il generale di brigata (e futuro ambasciatore) Karl Eikenberry per svolgere il ruolo di coordinatore della sicurezza presso l’Ambasciata statunitense di Kabul.

Documento 7 – 21 ottobre 2002 – N.C.

https://nsarchive.gwu.edu/document/24552-office-secretary-defense-donald-rumsfeld-snowflake-redacted-subject-meetings

Durante l’autunno del 2002 la Casa Bianca era talmente concentrata sui preparativi di invasione dell’Iraq che il Presidente Bush non sapeva nemmeno chi era il comandante della missione a Kabul.

In un messaggio inviato da Rumsfeld, probabilmente ad una segretaria, il Segretario alla Difesa riporta una discussione avuta con il Presidente Bush nello Studio Ovale il 21 ottobre 2002.

Rumsfeld chiede a Bush se desiderava incontrare il Generale Franks (Comandante del Central Command) ed il Generale McNeill. Il Presidente ha risposto: “Chi è il Generale McNeill?” Il Segretario ha risposto che era il Comandante con la competenza dell’Afghanistan e di tutta risposta Bush ha affermato “bene, non ho bisogno di incontrarlo.”

Documento 8 – 8 settembre 2003 – N.C.

https://nsarchive.gwu.edu/document/24553-office-secretary-defense-donald-rumsfeld-snowflake-steve-cambone-no-subject

Questo messaggio del settembre 2003 è stato inviato dal Segretario alla Difesa al suo consigliere per l’intelligence, Steve Cambone, per lamentarsi del fatto che dopo quasi due anni dall’inizio della guerra ancora non si sapeva chi era il nemico. “Non ho idea di che “cattivi ragazzi” ci siano in Afghanistan o Iraq. Ho letto tutte le informazioni dell’intelligence e sembra che sappiamo molto ma in realtà quando approfondisci scopri che non abbiamo nulla che sia perseguibile.”

Documento 9 – 25 febbraio 2005 – FOUO (For Official Use Only)

https://nsarchive.gwu.edu/document/24554-office-secretary-defense-donald-rumsfeld-memo-secretary-state-condoleezza-rice

Tre anni dopo l’inizio del progetto statunitense di costruzione dello stato afghano, il Combined Forces Command Afghanistan ha inoltrato a Washington uno dei suoi regolari “Security Updates” con due pagine di “Errori dell’ANP” (Afghanistan National Police).

L’addestramento dei poliziotti era nelle mani del Dipartimento di Stato (o più precisamente, dei suoi contractors) dopo l’iniziale fallimento dei tedeschi.

Il Segretario alla Difesa si è quindi preoccupato di informare il Segretario di Stato, Condoleezza Rice, circa questo serio problema sottolineando come queste due pagine siano state scritte “nel modo più grazioso e non provocativo umanamente possibile.”

Analfabeti, sotto equipaggiati e impreparati le Forze di Polizia avevano apparentemente imparato poco dagli anni di addestramento curati dal Dipartimento di Stato anche a causa del bassissimo salario che gli agenti ricevevano.

Nel corso del 2005 l’addestramento della polizia è passato nelle mani delle Forze Armate statunitensi ma anche in questo caso non è stato raggiunto l’obiettivo in quanto l’intera idea era estranea agli afgani rurali che risolvevano le controversie principalmente attraverso gli anziani dei villaggi.

Documento 10 – 15 settembre 2005 – CONFIDENTIAL

https://nsarchive.gwu.edu/document/24555-u-s-embassy-kabul-cable-003681-subject-confronting-afghanistan-s-corruption-crisis

Ronald Neumann, figlio di un ex ambasciatore statunitense in Afghanistan, è arrivato a Kabul come ambasciatore degli Stati Uniti nel luglio 2005.

L’ambasciatore ha rapidamente valutato al corruzione come “una grave minaccia per il futuro del paese” descrivendola come una “lunga tradizione che cresce come Topsy (citazione da La Capanna dello Zio Tom).”

Il cablogramma di Neumann attribuisce la corruzione endemica a molteplici fattori:

  • “privazioni” a causa dei bassi salari,
  • “insicurezza” per gli oltre 35 anni di guerra,
  • “bottino straniero” dai miliardi di dollari provenienti dagli USA,
  • “esposizione al mondo esterno” a causa della differenza tra l’Afghanistan e gli altri paesi
  • “universalità” a causa dell’estensione del fenomeno.

Neumann riconosce che gli Stati Uniti stavano lavorando con alcune “figure politiche sgradevoli” per necessità.

Nella versione declassificata nel 2011 i nomi erano redatti mentre in quella del 2014 sono stati pubblicati in chiaro.

In cima alla lista c’era il fratellastro del Presidente afghano Hamid Karzai che la CIA aveva finanziato per anni insieme ad un certo numero di governatori provinciali.

Il cablogramma segnale inoltre il secondo fronte della guerra afghana di bush, le droghe: “l’oppio potrebbe strangolare il legittimo stato afghano nella sua culla”. Ancora oggi gli afghani rurali hanno come unica fonte di sostentamento la produzione di oppio.

Documento 11 – 6 febbraio 2006 – SECRET

https://nsarchive.gwu.edu/document/24556-u-s-embassy-kabul-cable-000509-subject-afghan-supplemental-february-6-2006-secret-3

In questo cablogramma, inviato come lettera personale al Segretario di Stato Condoleezza Rice, l’ambasciatore Ronald Neumann inizia con la citazione di un leader talebano: “tu hai tutti gli orologi, ma noi abbiamo tutto il tempo.”

L’appello di Neumann è per maggiori risorse al fine di ottenere la “vittoria” sostenendo che gli Stati Uniti non riescono a finanziarie e sostenere pienamente le attività necessarie per sostenere l’economia, le infrastrutture e la ricostruzione afghana e che il fallimento sta danneggiando la missione americana. “Ci siamo spinti così tanto e speso così tanto in sangue e denaro che cercare di lesinare su ciò che è necessario per la vittoria mi sembra troppo rischioso – aggiungendo – ridurre al minimo l’assistenza economica e tralasciare le infrastrutture gioca alla strategia dei talebani, non alla nostra.”

Documento 12 – 21 febbraio 2006 – SECRET

L’ambasciatore statunitense Ronald Neumann scrive nuovamente a Washington nel febbraio 2006 con alcune previsioni pessimistiche ma rivelatesi poi vere.

La violenza in Afghanistan è in aumento ma sostiene che “la violenza non indica una politica fallimentare; al contrario dobbiamo perseverare in quello che stiamo facendo.”

Negli anni precedenti i talebani hanno subito perdite ingenti ma ora “sembrano comprendere il valore propagandistico della bomba suicida e la useranno per il massimo vantaggio.”

Neumann difende l’importanza del “nostro lavoro con il Governo dell’Afghanistan per estendere e approfondire la sua estensione a livello nazionale – aggiungendo – I talebani non devono essere giganti intellettuali per capire che la loro strategia a lungo termine dipende dal mantenere debole il governo nelle province.”

L’ambasciatore afferma che l’insurrezione si sta rafforzando in gran parte a cause dei “quattro anni che i talebani hanno avuto per riorganizzare e pensare alla nuova strategia nelle aree tribali del Pakistan fuori dalla portata di Kabul o Islamabad.

Se il problema Pakistan non verrà affrontato “porterà al riemergere della stessa minaccia strategica per gli Stati Uniti che ha spinto il nostro intervento nell’Operazione Enduring Freedom oltre quattro anni fa.”

Documento 13 – 15 giugno 2006 – SECRET

https://nsarchive.gwu.edu/document/24558-office-secretary-defense-donald-rumsfeld-snowflake-gen-pete-pace-chairman-joint

Nel maggio 2006, CENTCOM ha chiesto al generale a quattro stelle in pensione, Barry McCaffrey di visitare l’Afghanistan ed il Pakistan per fare un bilancio della guerra (come aveva già fatto diverse volte in Iraq).

Il Generale McCaffrey ha servito come Direttore dell’Office of National Drug Control Policy sotto la presidenza Clinton, Comandante del “left hook” durante la Prima Guerra del Golfo responsabile della distruzione di gran parte dell’esercito dell’Iraq ed ha ricevuto numerose medaglie per azioni di guerra durante la Guerra del Vietnam. Le sue valutazioni avevano quindi una certa credibilità.

Il rapporto McCaffrey è rivolto principalmente alla U.S. Military Academy di West Point dove svolgeva l’incarico di professore aggiunto e quanto riportato dal Segretario alla Difesa Rumsfeld comprende solamente alcuni dei punti del lavoro del generale: la mancanza di armi leggere alle forze afghane e la raccomandazione di duplicare almeno le dimensioni dell’esercito afghano.

Il documento completo elogia le truppe statunitensi ed la riorganizzazione dei talebani.

McCaffrey avverte che la leadership afghana è “terrorizzata dal fatto che usciremo dall’Afghanistan in punta di piedi nei prossimi anni” e non credere che gli Stati Uniti siano impegnati “a stare con loro per i quindici anni necessari per creare una nazione indipendente in quatro di sopravvivere in questa pericolosa parte del mondo.”

Il generale pluridecorato raccomanda inoltre di raddoppiare le dimensioni dell’esercito afghano (le cui truppe coraggiosa operano come capre di montagne armate su un terreno impervio) affermando “un esercito nazionale afghano ben equipaggiato, multietnico, istruito ed addestrato è il nostro biglietto per andare via dal paese nel 2020.”

L’esercito afghano, al 2021, non ha raggiunto nessuno dei quattro aggettivi di McCaffrey che vedeva inoltre la polizia come “disastrosa” accusandola di pensare solamente a più soldi.

In merito al Pakistan il Generale McCaffrey non risparmia i termini: “la questione centrale sembra essere: i pakistani stanno giocando un gigantesco doppio gioco in cui assorbono un miliardi di dollari all’anno dagli Stati Uniti mentre fingono di sostenere gli obiettivi degli Stati Uniti per la creazione dell’Afghanistan al fine di assicurarsi solo una debole minaccia nelle retrovie per concentrare tutti gli sforzi contro gli indiani?” Continuare a dubitare che il leader pachistano Pervez Musharraf stesse facendo deliberatamente il doppio gioco, ma anche formulare la domanda in questo modo è sorprendente rispetto ai ripetuti elogi pubblici di Rumsfeld per Musharraf.

Due mesi più tardi, il consigliere civile di Rumsfeld Dr. Marin Strmecki, ha inviato al Segretario alla Difesa un rapporto intitolato “Afghanistan at a Crossroads” dove afferma direttamente: “dal 2002 i talebani godono di un rifugio in Pakistan.”

Documento 14 – 29 agosto 2006 – SECRET

https://nsarchive.gwu.edu/document/24559-u-s-embassy-kabul-cable-003863-subject-afghanistan-where-we-stand-and-what-we-need

L’ambasciatore Naumann avverte Washington che “non stiamo vincendo in Afghanistan anche se siamo molto lontani da perdere”.

Replicando le conclusioni del Generale McCaffrey, Naumann afferma che il problema principale è la mancanza di volontà politica di assicurare maggiori risorse per sostenere la strategia e affrontare le crescenti offensive dei talebani.

“Con le risorse che abbiamo attualmente a disposizione possiamo fare progressi in alcune parti del paese, non possiamo certamente vincere, e potremmo avere seri problemi se la disperata ricerca di sicurezza della popolazione continua a generare sostegno ai talebani…il nostro margine di vittoria in un ambiente complesso si sta riducendo e dobbiamo agire ora.”

I talebani credono di vincere e questa percezione “spaventa a morte gli afghani”.

“Aumentare rapidamente alcune iniziative strategiche come equipaggiare le forze afghane, eliminare la leadership talebana in Pakistan e investire pesantemente nelle infrastrutture può aiutare gli americani a riprendere il sopravvento”, dichiara Neumann.

“Possiamo ancora vincere. Stiamo perseguendo le giuste politiche generali su governance, sicurezza e sviluppo. Ma poiché non abbiamo adeguato le risorse all’aumento dell’offensiva talevana e alla perdita del sostegno interno afghano, oggi affrontiamo rischi crescenti”.

Documento 15 – 30 agosto 2009 – CONFIDENTIAL

https://nsarchive.gwu.edu/document/24560-headquarters-international-security-assistance-force-kabul-afghanistan-gen-stanley

Questo documento è la chiave per la analizzare l’ondata di truppe inviate in Afghanistan dal Presidente Obama, il massimo numero nell’arco dei venti anni di guerra.

Il Segretario alla Difesa del Presidente Obama, Robert Gates, aveva improvvisamente rimosso il Generale David McKiernan, dopo solo undici mesi, dal Comando delle Forze statunitensi in Afghanistan sostituendolo con un Generale proveniente dalle Forze Speciali, il Generale Stanley McChrystal, che era uno dei preferiti del Comandante del CENTOM, il Generale David Petraeus, nonché sostenitore dell’approccio anti insurrezionale applicato in Iraq.

Questo documento di ben 66 pagine è giunto al pubblico dal Washington Post probabilmente come stratagemma di pressione da parte del Pentagono su Obama per spingere l’approvazione di un maggiore numero di truppe.

Il Pentagono ha infatti immediatamente declassificato il documento.

La strategia McChrystal faceva leva su una campagna controinsurrezionale con un incremento di almeno 40.000/60.000 unità in più statunitensi ed aiuti massicci per costruire l’esercito afghano.

“Credo che la lotta nel breve termine sarà decisiva. L’incapacità di prendere l’iniziativa e intervitre lo slancio degli insorti nel breve termine (prossimi 12 mesi) rischia di provocare un risultato in cui sconfiggere l’insurrezione non è più possibile.”

Alla fine McChrystal ha chiesto 60.000 militari ottenendone da Obama 30.000 e con un periodo di diciotto mesi dopo i quali sarebbero iniziate le operazioni di rientro.

Davanti al Senato degli Stati Uniti a dicembre 2009, il Generale McChrystal ha dichiarato che “i prossimi diciotto mesi saranno decisivi ed alla fine ci consentiranno di vincere. Anzi, vinceremo.”

Le 66 pagine si basano su alcuni concetti molto ottimistici da parte degli statunitensi come che la maggior parte degli afghani vedesse i talebani come oppressori e si schiererebbe con un governo installato da stranieri, che la maggior parte degli afghani condivideva una identità nazionale e che i rifugi in Pakistan non avrebbero consentito ai talebani di nascondersi per sempre.

Documento 16 – 6 novembre 2009 – SECRET NODIS ARIES

https://nsarchive.gwu.edu/document/24561-u-s-embassy-kabul-cable-3572-subject-coin-strategy-civilian-concerns-november-6-2009

Durante il dibattito sull’inviare o meno le truppe in Afghanistan, alcune delle critiche maggiori alla strategia di McChrystal ed alla proposte del Pentagono provenivano dall’interno del governo attraverso canali classificati.

Uno di questi messaggi proveniva da Karl Eikenberry, ex generale che ha servito diverse volte in Afghanistan anche come coordinatore per la sicurezza di Rumsfeld, ora ambasciatore in Afghanistan.

Il Presidente Barack Obama meets incontra l’Ambasciatore Karl Eikenberry, sinistra, ed il Generale Stanley McChrystal presso l’Aeroporto di Bagram in Afghanistan, March 28, 2010. (Official White House Photo by Pete Souza)

Questo messaggio altamente classificato è rivolto dall’ambasciatore direttamente al Segretario di Stato, Hillary Clinton, per opporsi all’aumento del numero di truppe a causa del conseguente aumento dei costi, la necessità di avere più civili ed il risultato ultimo di una maggiore dipendenza degli afghani dagli Stati Uniti.

Eikenberry spiega i motivi la sua posizione: Hamid Karzai “non è un adeguato partner strategico”“lui ed il suo “circolo” non aspettano altro che un nostro ulteriore investimento. Loro pensano che noi vogliamo il loro territorio per una lunga guerra al terrore senza fine e per le basi militari da usare contro le potenze circostanti.”

In secondo luogo, “sopravvalutiamo la capacità delle forze di sicurezza afghane di prendere il sopravvento – aggiungendo – più truppe non porranno fine all’insurrezione finché rimarranno i rifugi in Pakistan e “il Pakistan rimarrà la singola più grande fonte di instabilità afghana.”

Documento 17 – 9 novembre 2009 – SECRET NODIS ARIES

https://nsarchive.gwu.edu/document/24562-u-s-embassy-kabul-cable-3594-subject-looking-beyond-counterinsurgency-afghanistan

Questo documento è strettamente collegato con il precedente, numero 16, ed è una sorta di approfondimento inviato sempre dall’Ambasciatore Eikenberry al Segretario di Stato Hillary Clinton.

Questa volta il messaggio è ancora più ristretto in quanto è presente la scritta: “EYES ONLY FOR PRINCIPAL” cioè può essere letto solo dal Segretario di Stato e da nessun altro.

E’ possibile che la Clinton abbia respinto le considerazioni di Eikenberry oppure che l’ambasciatore si sia reso conto che la sua posizione non era “benvenuta”.

Eikenberry chiede solamente più tempo per analizzare altre opzioni militari convocando esperti di alto livello.

L’ambasciatore ammette che più truppe “forniranno più sicurezza ovunque si dispiegano, finché rimarranno” ma che l’aumento di militari tra il 2008 ed il 2009, pari a 30.000 soldati, non ha comunque evitato l’intensificazione “della violenza e instabilità complessive in Afghanistan.”

Né l’esercito né il governo afghano “hanno dimostrato la volontà o la capacità di assumersi la responsabilità della sicurezza – aggiungendo – vi sono poche ragioni per aspettarsi che ulteriori aumenti faranno avanzare ulteriormente i nostri obiettivi strategici, invece, ci porteranno ancora più a fondo.”

L’ambasciatore Eikenberry ha poi perso questa “battaglie” e migliaia di rinforzi statunitensi sono arrivati in Afghanistan.

Documento 18 – 15 ottobre 2015 – N.C.

https://nsarchive.gwu.edu/document/24563-special-inspector-general-afghanistan-reconstruction-lessons-learned-record

Tra le cantinaia di interveiste di “lezioni apprese” dal SIGAR ed ottenute da Craig Whitlock del Washington Post attraverso due cause legali sulla libertà di informazione, questa si distingue per la sua visione a lungo termine, la prospettiva autocritica e l’alto livello politico.

Richard Boucher è stato il portavoce del Dipartimento di Stato che è rimasto in carica più a lungo iniziando sotto Madeline Albright, proseguendo sotto Colin Powell ed infine Condoleezza Rice prima di assumere l’incarico di Assistant Secretary of State for South and Central Asian Affairs.

“Sapevamo cosa stavamo facendo? Penso che la risposta sia no. Prima siamo entrati per prendere al-Qaeda e per fare uscire al-Qaeda dall’Afghanistan e lo abbiamo fatto anche senza uccidere Bin Laden. I talebani ci stavano rispondendo, quindi abbiamo iniziato a sparare contro di loro e sono diventati il nemico. Alla fine abbiamo continuato a espandere la missione. Se c’è una missione che è andata ben oltre il suo scopo originale questa è l’Afghanistan.”

Le sue dodici pagine di intervista includono diverse osservazioni che valgono la pena di essere lette interamente circa la corruzione del governo locale.

La sua visione politica dell’Afghanistan era: “l’unico periodo in cui questo paese ha funzionato è quando c’era un consiglio formato da tribù e signori della guerra presieduto da qualcuno che aveva una certa eminenza e che era in grado di non farli litigare troppo. Penso che l’idea con cui siamo entrati, che sarebbe diventato un governo statale come uno stato americano o qualcosa del genere, fosse semplicemente sbagliata ed è ciò che ci ha condannato a quindi anni di guerra invece di due o tre.”

Documento 19 – 15 gennaio 2020

https://nsarchive.gwu.edu/document/24564-special-inspector-general-afghanistan-reconstruction-testimony-committee-foreign

Il Congresso ha fondato il SIGAR nel 2008 per combattere gli sprechi, le frodi e gli abusi nello sforzo di ricostruzione statunitense dell’Afghanistan.

Questo documento è la testimonianza di John Sopko davanti al Congresso degli Stati Uniti ottenuta dal Washington Post.

Sopko ha affermato che il sistema di rotazione del personale statunitense dopo un anno o meno equivaleva ad una “lobotomia annuale”. Sopko ha fornito esempi specifici di dati falsi e metriche errate sui lavori di ricostruzione: “sfortunatamente, molte affermazioni dello Stato, USAID o che altri hanno fatto nel tempo semplicemente non passerebbero un controllo – aggiungendo – la corruzione incontrollata in Afghanistan ha minato gli obiettivi strategici degli Stati Uniti e abbiamo contribuito a promuovere quella corruzione attraverso alleanze di comodo con i signori della guerra ed inondando una piccola e debole economia con troppi soldi, troppo velocemente.”

Documento 20 – 31 luglio 2021

https://nsarchive.gwu.edu/document/24565-special-inspector-general-afghanistan-reconstruction-quarterly-report-congress-july

Il rapporto più recente del SIGAR fornisce alcune prove che spiegano perché Washington sarebbe stata così sorpresa dal rapido crollo delle forze governative afghane nelle due settimane successive alla pubblicazione.

La sezione “sicurezza” di 34 pagine conduce al ritiro in corso delle truppe statunitensi e internazionali e all’offensiva talebana che “ha evitato di attaccare le forze statunitensi e della coalizione”. Le mappe al centro di questa sezione (pp. 54-56) mostrano varie stime open source per il controllo dei talebani sui distretti afgani e il rapporto rileva che l’esercito americano ha smesso di fornire stime non classificate nel 2019.

Da aprile a luglio, a quanto pare, il numero dei distretti controllati dai talebani è passato da 73 a 221, ovvero più della metà del totale. Forse la pagina più interessante è pagina 62, con “la sfida principale di valutare correttamente l’efficacia della ricostruzione”.

“Per anni, ai contribuenti statunitensi è stato detto che, sebbene le circostanze fossero difficili, il successo era raggiungibile”. Il documento cita il generale David Petraeus nel 2011, il generale John Campbell nel 2015, il generale John Nicholson nel 2017 e il segretario stampa del Pentagono nel 2021, tutti a sostegno dell’efficacia delle forze di sicurezza afghane.

Il rapporto SIGAR commenta gli 88 miliardi di dollari investiti in quelle forze: “La domanda se quel denaro sia stato ben speso alla fine troverà risposta con i combattimenti sul campo.”

Articolo originale: https://nsarchive.gwu.edu/briefing-book/afghanistan/2021-08-19/afghanistan-2020-20-year-war-20-documents

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