In Francia, la Marine Nationale ha comunicato di aver sperimentato con successo un drone suicida di superficie senza pilota al largo della base navale di Tolone, centrando il bersaglio designato.

La Francia, così, diventa la seconda nazione della NATO a testare questo tipo di sistema d’arma dopo la Turchia, ispirandosi all’esperienza ucraina per l’impiego dei veicoli di superficie d’attacco a controllo remoto, gli OWA-USV (One Way Attack Unmanned Surface Vehicle) impiegati più volte con successo contro navi della Marina Russa in Mar Nero.
Il nuovo sistema d’arma francese è denominato Munition Navale Téléopérée (MNT); il bersaglio designato, che è stato centrato, è il mezzo da sbarco Guéréro, dismesso ed impiegato ormai per scopi addestrativi che per l’occasione è stato dotato di protezioni aggiuntive.
Lo scopo del test da parte della Marine Nationale è non solo sviluppare un nuovo sistema d’arma e le relative tattiche di impiego, ma anche ottenere informazioni ed esperienza su come difendersene al meglio.
Il concetto di USV “kamikaze”ha origini lontane nel corso della II Guerra Mondiale allorquando, soprattutto le Marine del Asse, progettarono, svilupparono e costruirono battelli veloci d’attacco muniti di potenti testata esplosive per eseguire attacchi contro le navi alleate; in pratica erano dei motoscafi ampiamente modificati, peraltro guidati con l’operatore che, individuato il battello, assumeva la rotta di impatto, bloccava il timone, accelerava e si sganciava dal battello (questo aspetto non era previsto per i veicoli d’attacco giapponesi); l’esempio più noto per noi Italiani è l’azione compiuta del marzo del 1941 da sei Motoscafi Turismo Modificati (MTM) contro l’incrociatore HMS York e la petroliera Pericles in rada nella baia di Suda; in quell’occasione entrambe le unità furono centrate e gravemente danneggiate.
Le differenze tra i nuovi battelli e quelli del passato sono ovviamente enormi, a partire dal fatto che gli OWA-USV sono a controllo remoto e dotati sempre più di autonomia grazie al ricorso agli algoritmi di intelligenza artificiale; altra differenza sostanziale è che i battelli d’attacco odierni possono colpire unità in navigazione ed eseguire complesse manovre evasive grazie ai sofisticati sistemi di osservazione e guida anche nelle ore notturne (sistemi EO/IR), mentre i mezzi del passato erano in grado di attaccare solo obbiettivi fermi o poco più alle prime luci dell’alba.
Rimane il problema dell’autonomia e della capacità di questi sistemi d’arma ad operare in mare aperto e formato, nonché di controllo; la stessa Marine Nationale nutre dubbi sulla possibilità di impiegarli nelle acque aperte del Oceano Atlantico.
Probabilmente, il meglio questi OWA-USV lo possono esprimere in bacini chiusi o comunque con la presenza di numerose isole (come l’Egeo) e punti di transito obbligati (e non è un caso infatti che mezzi simili siano stati sviluppati ed allestiti in gran numero dal corpo navale del IRCG iraniano per operazioni tra lo Stretto di Hormuz ed il Golfo Persico), per compiti di interdizione e di difesa costiera in sciami per saturare le capacità di risposta avversarie.
Fonte e foto credit @Marine Nationale

