martedì, Gennaio 18, 2022

La rete di alleanze nell’Indo-Pacifico per contrastare una Cina sempre più forte e competitiva

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L’Indo-Pacifico rappresenta il cuore pulsante dell’economia mondiale, dove si scontrano interessi di molti Paesi alla ricerca di un’influenza strategica nell’area, e ormai non ci sono dubbi che questa regione rappresenti il teatro prioritario per gli Stati Uniti d’America. Ne è prova l’impegno economico che ogni anno Washington sostiene. Il Pentagono spende circa 8,5 miliardi di dollari all’anno per le decine di migliaia di truppe americane dislocate in Giappone e Corea del Sud. Secondo un rapporto della Government Accountability Organization pubblicato il 17 marzo dello scorso anno, tra il 2016 e il 2019 le Forze Armate Statunitensi hanno speso complessivamente circa 34,3 miliardi di dollari per mantenere le oltre 83.000 truppe dislocate stabilmente in Giappone e Corea del Sud, di cui circa 20,9 miliardi di dollari per mantenere le circa 55.000 truppe in Giappone e 13,4 miliardi di dollari per i circa 28.500 soldati di stanza in Corea del Sud.

Ma nella regione ci sono altre alleanze che si stanno rafforzando. Giappone e Australia hanno firmato un trattato di cooperazione in materia di difesa e sicurezza il 6 gennaio scorso. A parte gli Stati Uniti, l’Australia è il primo Paese con cui il Giappone ha firmato un patto del genere.

Lo scorso anno l’Australia ha firmato un patto di difesa strategica con il Regno Unito e gli Stati Uniti (AUKUS) che consentirà al Paese di costruire sottomarini a propulsione nucleare, una mossa che, secondo la Cina, alimenterebbe una corsa agli armamenti nella regione. D’altra parte, Pechino, già di suo, è molto attiva nella costruzione di Forze Armate in grado di dominare l’area dell’Indo-Pacifico.

L’Australia, situata tra l’Oceano Indiano e il Pacifico, si trova in una regione che ha rappresentato la maggior parte della crescita economica globale negli ultimi due decenni. Canberra condivide i valori di un Indo-Pacifico libero e aperto, e guarda con preoccupazione alla crescente influenza della Cina in Australia, nel Pacifico meridionale e nell’Oceano Indiano.

Secondo una stima di SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) la spesa militare della Cina, la seconda più alta al mondo, avrebbe toccato i 252 miliardi di dollari nel 2020. Ciò rappresenterebbe un aumento dell’1,9% rispetto al 2019. La spesa militare della Cina è aumentata per 26 anni consecutivi, la più lunga serie di aumenti ininterrotti di qualsiasi altro Paese, dovuta in parte ai piani di modernizzazione e di espansione militare a lungo termine, in linea con un dichiarato desiderio di raggiungere le altre principali potenze militari.

E’ ampiamente noto che la Belt and Road Initiative (BRI) faccia parte dell’ambiziosa grande strategia di Pechino per rimodellare e dominare l’ordine regionale e internazionale, costruendo reti infrastrutturali in tutta l’Eurasia e l’Africa orientale. Il Giappone ha proposto una contromisura strategica nel 2016, e cioè la visione di un Indo-Pacifico libero e aperto (FOIP), adottata successivamente come strategia indo-pacifica dagli Stati Uniti.

L’altra strategia regionale di Pechino chiamata, “Filo di Perle” (String of Pearls) è una rete di strutture e relazioni militari e commerciali cinesi lungo le sue linee di comunicazione marittime, che si estendono dalla Cina continentale a Port Sudan nel Corno d’Africa. Secondo quanto riferito dall’Institute for Security & Development Policy, la Cina starebbe monopolizzando le strozzature strategiche nella regione dell’Oceano Indiano investendo in porti geopoliticamente importanti. Il “filo di perle” circonda letteralmente i paesi vicini, in particolare l’India. Nel luglio 2017, le truppe cinesi hanno stabilito la loro prima base militare d’oltremare a Gibuti. Gli altri esempi dei principali progetti cinesi riguardano la costruzione, l’ammodernamento o l’acquisizione di quote per la gestione di infrastrutture portuali nei Paesi partner dell’iniziativa. Gwadar in Pakistan, Chittagong in Bangladesh, Hambantota e Port City Colombo in Sri Lanka, Kyaupkyu in Myanmar, Malacca in Malesia.

La mossa logica per Giappone e Stati Uniti per controbilanciare l’emergente strategia “Filo di Perle” della Cina è quella di tutelare i propri interessi strategici e rafforzare gli “assetti” di sicurezza con India e Australia, formando ilQuad“. Il Quad è un dialogo strategico che è mantenuto dai colloqui tra i Paesi membri, ma non si può ancora definire un’alleanza formale.

Oltre tali accordi, l’Australia fa parte anche dell’alleanza ANZUS (Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti) ma attualmente è stato segmentata in due alleanze bilaterali: quella tra Australia-Nuova Zelanda e quella tra Australia-Stati Uniti.

Tra i vari trattati/accordi in vigore nella regione c’è anche il trattato di mutua difesa tra Stati Uniti e Filippine del 30 agosto 1951. In base a quest’ultimo, Manila e Washington si sono impegnate a difendersi reciprocamente in caso di attacco. Le Filippine, costituite da un arcipelago di circa 7mila isole, sono un’ex colonia degli Stati Uniti con cui condividono profondi legami storici e culturali.

Diversa è la posizione del Vietnam che da alcuni anni ha stretto una partnership nel campo della Difesa e Sicurezza con gli Stati Uniti. Il rafforzamento delle relazioni tra i due Paesi arriva nel 2014 dopo le proteste di Hanoi contro le azioni della Cina che aveva collocato un impianto di trivellazione nelle acque limitrofe le Isole Paracel, rivendicate dal Vietnam, evento che aveva scatenato rivolte anti-cinesi nel Paese.

L’attuale situazione ha portato Hanoi ad approfondire anche la cooperazione con l’India e con Tokyo. Ma il Vietnam, che condivide un confine di circa 1.300 km con la Cina, ha un notevole commercio bilaterale con Pechino facendola diventare suo principale partner commerciale dal 2004, e principale fonte di importazioni. Diplomatici cinesi, funzionari governativi e analisti sottolineano spesso il potenziale di cooperazione tra Cina e Vietnam e chiedono ad Hanoi di attenersi alla sua dottrina dei Quattro No.

Come riportato su Analisi Difesa in un precedente articolo, Hanoi starebbe chiaramente lasciando la porta aperta all’approfondimento delle relazioni di sicurezza con gli Stati Uniti, ma è consapevole del fatto che il suo futuro è legato alle relazioni pacifiche con Pechino. Una situazione per niente facile.

Oggi, la regione dell’Indo-Pacifico con la sovrapposizione di interessi politici, economici e militari è divenuto uno scenario fondamentale per la definizione degli equilibri internazionali e per alcuni paesi asiatici, la ricerca di cooperazione con altri paesi della regione potrebbe rappresentare un modo per riequilibrare i rapporti di forza nei confronti di Pechino.

Elvio Rotondo

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