La sfida europea delle terre rare

L’Unione Europea ha avviato la pianificazione dell’accumulo di scorte di materiali essenziali per l’industria strategica per ridurre la dipendenza dalla Cina.

In tal senso Francia, Germania ed Italia giocheranno un ruolo chiave ed essenziale in questo processo che ha serie implicazioni di carattere strategico per ridurre la dipendenza da un unico (o quasi) fornitore.

Il piano RESourceEU

A dicembre, è stato presentato dalla Commissione Europea un piano denominato RESourceEU, che prevede la creazione di una scorta comune e restrizioni sulle esportazioni di materiali riutilizzabili ed il recupero di terre rare dai prodotti di scarto.

La Cina è il principale produttore di metalli e minerali, ed i controlli sulle esportazioni introdotti nel 2023 hanno perturbato le catene di fornitura mettendo in allarme le cancellerie europee e nord americane, principali interessate al mercato di queste terre rare per i rispettivi comparti industriali ad alta tecnologia.

Per proteggere l’economia europea dalle possibili interruzioni cinesi, la Commissione considera indispensabile costituire riserve strategiche di queste materie prime. Nell’ambito di quest’iniziativa inedita la Francia gestirà il finanziamento, la Germania l’approvvigionamento mentre l’Italia lo stoccaggio delle terre rare da acquistare in mercati diversi dalla Cina.

L’Europa, oltre ad essere carente di terre rare (recente è stata la scoperta di un grosso giacimento in Norvegia che, peraltro, non fa parte dell’Unione Europea pur essendone un partner primario e dovrà decidere se avviarne o meno la produzione) sconta anche difficoltà nella lavorazione, raffinazione e smaltimento di questi minerali classificati a forte impatto ambientale e considerati pericolosi in alcuni casi per la salute dei lavoratori.

Ma tali minerali e materie prime, di cui è stato redatto un elenco che comprende 34 elementi, sono fondamentali per l’industria della difesa, aerospazio, del settore energetico e per la transizione verde (basti pensare alle auto full electric ed alle loro batterie od agli impianti fotovoltaici di nuova generazione ad alto rendimento) e non solo.

Pertanto, la Commissione europea ha ravvisato l’urgenza e la necessità di affrontare il problema ed a tal fine ha provveduto ad avviare un progetto pilota coinvolgendo 10 Stati membri per valutare fattibilità e costi. L’incontro dello scorso dicembre si è concentrato sugli impianti di stoccaggio, ma sono state riscontrate lamentele sulla lentezza dei progressi dell’iniziativa vista l’attuale situazione internazionale che vede Cina e Stati Uniti sempre più in competizione e che potrebbe scatenare una vera tempesta economica su scala planetaria.

La ricerca di Paesi alternativi alla Cina

Si sta discutendo di partnership con diversi Paesi tra cui Australia, Canada e Ucraina per rafforzare le forniture di materie prime; l’obiettivo è trovare fonti alternative alla Cina che, dalla sua posizione di quasi monopolio, è in grado di controllare a suo piacimento questo tipo di mercato di materiali strategici fissandone prezzi e limitazioni all’esportazione (i famosi controdazi di Pechino ai dazi paventati dall’Amm.ne Trump).

La Cina è fortemente presente in Africa, un continente ricco di materie prime e terre rare su cui convergono diversi Paesi i cui interessi in alcuni casi finiscono per confliggere, scatenando veri e propri conflitti locali e regionali ed il controllo delle terre rare in alcuni casi ha rappresentato la miccia.

L’Italia e le terre rare

In Italia, la Presidenza del Consiglio ha avviato una sorta di censimento con l’industria della difesa e dell’aerospazio per conoscere i tipi ed i quantitativi di terre rare e di minerali di pregio impiegati nelle filiere produttive per avere contezza delle necessità e della possibilità di sostituzione con altri elementi di più facile e meno problematica reperibilità sul mercato.

Inoltre, uno degli obiettivi del Polo Nazionale della dimensione Subacquea è proprio quello di realizzare sistemi robotizzati per la ricerca e lo sfruttamento negli abissi di questi minerali che si suppone essere fortemente presenti nei fondali marini, che potrebbero rappresentare una decisa svolta per il Paese e per il Vecchio Continente.

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