La U.S. Navy ha formalmente preso in consegna la USNS Hector A. Cafferata Jr. (ESB 8), sesta e ultima unità della classe Lewis B. Puller di Expeditionary Sea Base (ESB), completando così un programma che nell’arco di oltre un decennio ha fornito alla Marina statunitense una particolare categoria di grandi piattaforme concepite per operare come vere e proprie basi avanzate galleggianti.
La nave è stata consegnata da General Dynamics NASSCO alla Marina il 25 agosto 2026 a San Diego, dopo il completamento delle prove integrate in mare. Il passaggio segna il trasferimento formale della proprietà dal cantiere alla U.S. Navy.
La Hector A. Cafferata Jr. aveva completato gli Acceptance Trials il 17 luglio, al termine di tre giorni di prove nelle acque della California meridionale durante i quali sono stati verificati i principali impianti e le capacità della piattaforma. La costruzione era iniziata nell’agosto 2023, mentre la posa della chiglia era avvenuta nell’aprile 2024. La nave era stata poi battezzata il 7 marzo 2026.
«Le nostre ESB sono fondamentali per le operazioni marittime, fornendo supporto logistico dal mare alla costa per un’ampia gamma di operazioni militari», ha dichiarato Jon Thomas, acting program manager per Strategic and Theater Sealift, sottolineando la flessibilità dimostrata da ESB 8 durante le prove in mare.
Una base operativa da 90.000 tonnellate

Le Expeditionary Sea Base rappresentano uno dei concetti più particolari sviluppati negli ultimi anni dalla U.S. Navy. Non sono unità combattenti tradizionali, né semplici navi logistiche, ma grandi piattaforme mobili dalle quali possono essere sostenute operazioni aeree, forze speciali, sistemi unmanned e missioni di contromisure mine, senza dipendere necessariamente dalla disponibilità di infrastrutture portuali a terra.
Il progetto deriva da soluzioni commerciali e dalla precedente classe Montford Point di Expeditionary Transfer Dock. Proprio questa origine spiega la numerazione: ESB 3-8, poiché i primi due scafi della famiglia sono entrati in servizio come USNS Montford Point (ESD 1) e USNS John Glenn (ESD 2). La configurazione del terzo scafo fu invece modificata durante la costruzione, dando origine alla prima Expeditionary Sea Base, la Lewis B. Puller.
Le ESB raggiungono una lunghezza di 239,3 metri, una larghezza di circa 50 metri e un dislocamento a pieno carico nell’ordine delle 90.000 tonnellate. La propulsione diesel-elettrica di derivazione commerciale permette una velocità di circa 15 nodi e un’autonomia dichiarata di 9.500 miglia nautiche.
La caratteristica più evidente è però l’enorme ponte di volo. General Dynamics NASSCO indica una superficie di circa 52.000 piedi quadrati, configurata con quattro spot di volo e in grado di supportare operazioni con elicotteri MH-53, MH-60 e H-1, oltre ai convertiplani MV-22 Osprey. A questo si aggiungono hangar, mission deck, aree per lo stoccaggio e la preparazione di mezzi ed equipaggiamenti, strutture di comando e controllo e sistemazioni per personale aggiuntivo.
La U.S. Navy indica un equipaggio di base composto da circa 44 marittimi del Military Sealift Command e 101 militari, mentre gli alloggi consentono di imbarcare complessivamente nell’ordine di 250-350 persone, a seconda della configurazione e della missione.
Questa combinazione consente alle ESB di supportare Special Operations Forces, Airborne Mine Countermeasures, sistemi aerei senza pilota, attività ISR, operazioni antipirateria, risposta alle crisi e missioni di assistenza umanitaria.
Da USNS a USS
La denominazione delle unità può generare qualche confusione. La nave è stata consegnata ufficialmente come USNS Hector A. Cafferata Jr., mentre USNI News la indica come futura USS.
La differenza è legata all’evoluzione del programma. La Lewis B. Puller entrò inizialmente in servizio come nave ausiliaria USNS, ma nel 2017, una volta schierata nell’area della Fifth Fleet, fu commissionata come USS Lewis B. Puller. Nel settembre 2019 il Segretario alla Marina approvò quindi la riclassificazione delle ESB da unità ausiliarie a warship, una scelta finalizzata soprattutto a concedere ai Combatant Commanders maggiore libertà nell’impiego operativo delle piattaforme secondo il diritto dei conflitti armati.
La stessa strada è prevista per le ultime unità della serie. Per ESB 8 la U.S. Navy ha già costituito la Pre-Commissioning Unit a San Diego, mentre la destinazione finale indicata è Norfolk, Virginia.
L’ultima di sei Expeditionary Sea Base
Con la consegna della Hector A. Cafferata Jr. la produzione delle ESB giunge quindi al termine dopo sei unità:
USS Lewis B. Puller (ESB 3), USS Hershel “Woody” Williams (ESB 4), USS Miguel Keith (ESB 5), USS John L. Canley (ESB 6), Robert E. Simanek (ESB 7) e Hector A. Cafferata Jr. (ESB 8).
Il programma è stato sviluppato interamente da General Dynamics NASSCO a San Diego. Il contratto per ESB 8 risale al 2022: inizialmente NASSCO ricevette 100 milioni di dollari per materiali a lungo approvvigionamento, nell’ambito di un pacchetto da 600 milioni comprendente anche due rifornitori di squadra classe John Lewis. Nell’agosto dello stesso anno seguirono ulteriori modifiche contrattuali per complessivi 1,4 miliardi di dollari destinate alla costruzione di ESB 8 e dei due T-AO.
La consegna nell’agosto 2026 è peraltro sostanzialmente allineata alla pianificazione più recente della Marina. I documenti di bilancio statunitensi avevano indicato proprio agosto 2026 come data prevista, dopo che le eccezionali piogge e le inondazioni che colpirono il cantiere NASSCO nel gennaio 2024, insieme ai persistenti problemi della supply chain, avevano influenzato il calendario produttivo.
Il problema degli equipaggi del Military Sealift Command
La disponibilità di una nuova nave non significa tuttavia automaticamente una crescita immediata della capacità operativa.
Come evidenziato da USNI News, la consegna della Cafferata arriva mentre il Military Sealift Command sta cercando di riportare in piena attività tre ESB precedentemente poste in periodi prolungati di manutenzione, una decisione presa anche a causa della grave carenza di Civilian Mariners (CIVMAR) che negli ultimi anni ha costretto MSC a concentrare il personale disponibile sulle unità considerate maggiormente prioritarie.

Le unità interessate sono la USS Lewis B. Puller, la USS Hershel “Woody” Williams e la Robert E. Simanek.
Secondo quanto riferito dal Military Sealift Command a USNI, la Lewis B. Puller è attualmente interessata da lavori in Croazia, mentre la Hershel “Woody” Williams è sottoposta a revisione a Newport News. Entrambe dovrebbero completare i lavori nei prossimi mesi, per poi procedere con l’addestramento e la certificazione degli equipaggi ed essere nuovamente disponibili tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.
Più lungo il percorso previsto per la Robert E. Simanek, consegnata nel settembre 2024 e arrivata a Norfolk nel maggio 2025. La nave è entrata in un periodo di extended maintenance in Alabama nell’aprile 2026 e dovrebbe rimanervi fino al settembre 2027, con il ritorno allo stato “ready for tasking” previsto indicativamente per novembre dello stesso anno. Il contratto MSC per il lay berth e le relative attività può arrivare fino a circa 30,7 milioni di dollari qualora vengano esercitate tutte le opzioni.
Nel frattempo USS Miguel Keith e USS John L. Canley hanno continuato a operare in teatro, con attività registrate nelle aree di responsabilità della Fifth e Seventh Fleet.
Una capacità sempre più importante per le operazioni distribuite
La chiusura della produzione delle ESB non riduce l’importanza del concetto. Al contrario, piattaforme di questo tipo assumono particolare interesse in uno scenario nel quale la U.S. Navy e il Marine Corps puntano sempre maggiormente su forze distribuite, basi avanzate e riduzione della dipendenza dalle grandi infrastrutture terrestri, soprattutto nel Pacifico.

Una Expeditionary Sea Base può trasformarsi, a seconda della configurazione, in hub logistico, base per elicotteri e convertiplani, piattaforma per forze speciali, nodo di comando, punto di appoggio per sistemi autonomi oppure base avanzata per operazioni di contromisure mine.
Non possiede la velocità, la protezione o le capacità combattenti di una grande nave anfibia, ma offre in cambio una notevole quantità di spazio e persistenza a costi sensibilmente inferiori rispetto a una piattaforma progettata integralmente secondo standard militari, proprio grazie all’impiego di un progetto fortemente derivato dal settore commerciale.
Con la consegna della Hector A. Cafferata Jr., la U.S. Navy dispone ora dell’intera serie pianificata di sei Expeditionary Sea Base. La sfida si sposta quindi dalla costruzione alla generazione e mantenimento della disponibilità operativa, dove la capacità del Military Sealift Command di reperire e trattenere un numero sufficiente di marittimi civili rischia di diventare importante quanto la disponibilità materiale delle navi stesse.
Chi era Hector A. Cafferata?
Il nome dell’unità presenta anche un’interessante connessione italiana. Il cognome Cafferata è infatti di origine ligure e la famiglia paterna del Marine statunitense aveva radici italiane: il suo bisnonno Pedro Cafferata Battilana fu anche console d’Italia a Huaraz, in Perù, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.
La nuova unità porta infatti il nome del Private First Class Hector A. Cafferata Jr. del Corpo dei Marines, decorato con la Medal of Honor per il comportamento durante la battaglia del Chosin Reservoir nel novembre 1950. Durante gli scontri Cafferata difese la propria posizione contro forze numericamente superiori e, nonostante le gravi ferite riportate, allontanò una granata caduta tra i Marines feriti salvandone la vita. La Medal of Honor gli fu conferita dal presidente Harry S. Truman nel 1952.
Nato a New York il 4 novembre 1929, Cafferata prestava servizio come fuciliere nella Company F, 2nd Battalion, 7th Marines, 1st Marine Division quando, il 28 novembre 1950, si trovò coinvolto nei violentissimi combattimenti della battaglia del Chosin Reservoir.

Durante un massiccio attacco delle forze cinesi contro le posizioni dei Marines, gli altri uomini del suo fire team furono messi fuori combattimento, lasciando aperto un varco nel perimetro difensivo. Cafferata continuò praticamente da solo a contrastare l’assalto con il proprio fucile e con granate, spostandosi lungo la linea sotto il fuoco nemico e contribuendo a impedire lo sfondamento fino all’arrivo dei rinforzi. Secondo la citazione ufficiale della Medal of Honor, nel corso dell’azione uccise 15 avversari e ne ferì numerosi altri.
L’episodio per cui è maggiormente ricordato avvenne quando una granata nemica cadde in mezzo a un gruppo di Marines feriti. Cafferata riuscì ad afferrarla e a lanciarla lontano prima dell’esplosione, salvando i compagni ma riportando egli stesso gravi ferite.
Sopravvissuto alla battaglia, Cafferata entrò a far parte di quella generazione di veterani passata alla storia come i “Chosin Few”, dal nome dei Marines e dei soldati che combatterono nelle condizioni estreme del Chosin Reservoir. Per le azioni del novembre 1950 ricevette successivamente la Medal of Honor dal presidente Harry S. Truman. Le ferite riportate durante la guerra portarono infine al suo congedo dal servizio militare.


