In Australia il Ministro della Difesa Richard Marles ha annunciato che il Governo provvederà ad aumentare la spesa per i droni fino a 5 miliardi di dollari australiani, pari a circa 3 miliardi di euro, per rispondere ai cambiamenti bellici in atto in Medio Oriente ed in Europa nel conflitto in corso tra Russia ed Ucraina.

L’enorme estensione e l’esigua popolazione del Paese hanno portato la Difesa di Canberra a puntare decisa su programmi di droni come ad esempio i grandi sottomarini autonomi (AUUV XL) ed i velivoli da combattimento e loyal wingman guidati da intelligenza artificiale, rispettivamente i programmi Ghost Shark e Ghost Bat.
Il programma Ghost Shark e Bluebottle USV
Il programma Ghost Shark è teso alla realizzazione di numerosi sistemi sottomarini autonomi che potranno rimanere in mare per lunghi periodi e con la suite in dotazione potranno assicurare la raccolta di informazioni e la sorveglianza delle acque di interesse australiano, contribuendo anche alla difesa antisommergibile con sonar.

Un’iniziativa simile riguarda la costruzione di una vera e propria flotta di vascelli di superficie a controllo remoto (USV) con ben 55 Bluebottle USV che servirà per sorvegliare le acque attorno l’Australia, imbarcazioni che saranno dotati di sistemi EO/IR, radar e sonar e che forniranno dati ai centri di comando e controllo (C2) della Difesa australiana, veri e propri moltiplicatori di forza senza incremento degli organici.
Il Ghost Bath della RAAF
A sua volta, il programma Ghost Bat (Boeing MQ-28A) ha rappresentato per l’Australia e per la Royal Australian Air Force (RAAF) un enorme investimento in termini di ricerca e sviluppo, trattandosi del primo velivolo militare realizzato nell’isola continente in oltre cinquant’anni.
Il Ghost Bat nasce come loyal wingman per velivoli avanzati di quinta generazione come gli F-35A della RAAF ma si è evoluto rapidamente come piattaforma da combattimento autonoma in grado di agire singolarmente od in sciame.
Il velivolo nato per eseguire missioni ISR ed EW ora è stato integrato con successo con sistemi d’arma come il missile aria-aria AIM-120 AMRAAM, dimostrandosi capace di poter operare anche nei compiti di difesa aerea.
Le iniziative dell’Australian Army

Anche in campo terrestre non mancano studi ed applicazioni già realizzate per l’impiego di UGV tra cui l’Atlas CCV e di veicoli a controllo remoto, la versione del M113 AS-4, da parte dell’Australian Army interessato a tali piattaforme per svariati compiti, dall’ISR, alla logistica, alla MEDEVAC fino all’impiego come piattaforme di armi.
Infatti, la vastità del continente rende indispensabile per l’Australian Army l’uso di piattaforme droniche, non potendo ovviamente dispiegare uomini e mezzi in numero tale da poter coprire tutte le esigenze; il ricorso alla tecnologia dei droni ed al loro controllo da remoto è la risposta intelligente ad un problema altrimenti irrisolvibile.
L’uso di droni economici e replicabili su vasta scala nei conflitti in Medio Oriente e Ucraina ha portato ad un aumento della spesa per droni più piccoli e sistemi anti-drone.
Il Ministro Marles ha sottolineato che è necessaria tecnologia anti-drone sempre in grado di rispondere all’evolvere della minaccia.
A tal fine l’Australia investirà 12-15 miliardi di dollari australiani in dieci anni per sviluppare capacità autonome; il Ministro Marles ha dichiarato che i sistemi autonomi sono essenziali e che l’Australia deve contare necessariamente sui droni per la sua difesa a causa della geografia e del fattore numerico della popolazione che non consente al Paese di dotarsi di Forze Armate con grandi organici.
Fonte Ministero della Difesa australiano
Foto credit @Boeing; @Anduril; @Ministero della Difesa australiano

