Le risorse naturali di Dokdo al centro della contesa tra Corea del Sud e Giappone

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Nel mezzo del Mar del Giappone, equidistante tra Giappone e Corea (215 km dalla Corea), si estende un gruppo di isolotti, denominato Dokdo dai Coreani (“isola solitaria”) e Takeshima dai Giapponesi, o Liancourt Rocks dagli Statunitensi, apparentemente insignificanti ma al centro di una disputa diplomatica tra i due Paesi che risale a più di 300 anni fa. Secondo Seoul, Dokdo fu riconosciuta dal Giappone come territorio coreano nel 1696 a seguito di un alterco tra pescatori giapponesi e coreani. I Giapponesi sostengono invece che il Giappone aveva già stabilito la sovranità su Takeshima già prima della metà del XVII secolo. Ma, nel 1905, nonostante fossero presumibilmente sotto la giurisdizione formale della contea coreana di Uldo, le isole furono annesse al Giappone prima dell’occupazione della penisola coreana, che durò per 35 anni fino al 1945.

Al termine della Seconda Guerra Mondiale le isole furono restituite alla Corea del Sud ma il Giappone non è mai stato d’accordo, in quanto l’occupazione degli isolotti da parte coreana è considerata illegale e non basata in alcun modo sul diritto internazionale. Sull’isola orientale si trova una base militare coreana, dove stazionano a rotazione un responsabile dell’Esercito e 39 reclute. Nel fondale marino dell’area ci sarebbe presenza di gas naturale.

Si stima che le riserve di idrati di gas ad una profondità di 1.500 metri vicino alle acque costiere di Ulleungdo e Dokdo si aggirino tra circa 600 milioni e 2 miliardi di tonnellate di gas naturale liquefatto (GNL). Questa quantità potrebbe provvedere alla Corea per 30-100 anni con una conseguente diminuzione delle importazioni di circa 252 trilioni di won. Inoltre, sempre secondo il sito governativo coreano dedicato a Dokdo, nei vulcani e nelle montagne sottomarine e sui fondali oceanici vicino alla piattaforma continentale ci sarebbe la presenza di fosforiti. Nel Mare adiacente agli isolotti, ad una profondità compresa tra 500 e 1.000 metri, si stima che ci siano più di 200 milioni di tonnellate di fosforiti, che potrebbero soddisfare la domanda interna per più di 50 anni.

Va detto che simili risorse andrebbero benissimo anche al Giappone che, con l’aumento dell’incertezza sulle importazioni di fonti di energia russe, ha iniziato a cercare modi per sostituire il gas russo che rappresenta il 9% del GNL consumato nel paese.

Dokdo non è una meta turistica, visto che la maggior parte dell’isola è inaccessibile, ma molti Coreani la visitano quasi come un dovere civico.

Tempo permettendo, gli isolotti possono essere visitati solo durante i mesi estivi per una mezz’oretta e l’unica parte aperta al pubblico è un piccolo molo artificiale sull’isola orientale.

Il 22 aprile scorso, il Governo Sudcoreano ha presentato una protesta formale contro il Giappone per la ripetuta affermazione di Tokyo secondo cui Dokdo appartiene al Paese. Seoul ha contestato il primo rapporto annuale di Tokyo sulla politica estera e sulle attività sotto l’amministrazione del Primo Ministro Fumio Kishida. Il Ministero degli Esteri sudcoreano ha riferito che l’affermazione era stata inclusa nel Diplomatic Bluebook del 2022 (Rapporto annuale sulla politica e le attività estere del Giappone pubblicato dal Ministero degli Affari Esteri del Giappone).” Il governo sudcoreano esorta il governo giapponese a ritirare immediatamente tali affermazioni e chiarisce che risponderà fermamente a qualsiasi provocazione del Giappone su Dokdo”.

La Corea del Sud ha una posizione ferma e chiara sul fatto che Dokdo sia parte integrante del territorio coreano storicamente, geograficamente e secondo il diritto internazionale, poiché ha mantenuto a lungo un controllo effettivo con lo stazionamento permanente del personale di sicurezza sull’isolotto.

Sebbene sia il Giappone che la Corea del Sud siano alleati militari degli Stati Uniti e condividano preoccupazioni comuni su Corea del Nord e Cina, i loro legami sono ancora influenzati da diverse fratture di ordine storico, territoriale ed economico. Oltre alle contese territoriali sulle isole Dokdo/Takeshima, c’è la controversia delle cosiddette “donne di conforto” sudcoreane (schiave sessuali), crimine commesso dalle truppe di occupazione giapponesi durante la Seconda guerra mondiale.

Sotto il Presidente, Park Geun-hye (2013-2017), le relazioni tra Giappone e Corea del Sud avevano segnato diversi passi avanti: la firma di un patto di difesa aveva consentito ai rispettivi Paesi di condividere direttamente le informazioni militari tra loro (GSOMIA), invece di passare attraverso gli Stati Uniti. Ma nel 2019, dopo che il Giappone aveva posto restrizioni commerciali alla Corea del Sud ,in seguito alla sentenza del tribunale sui risarcimenti per i lavori forzati sotto le imprese giapponesi nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, l’amministrazione Moon aveva annunciato il ritiro dall’accordo di condivisione delle informazioni militari, una decisione successivamente revocata, sotto la pressione degli Stati Uniti.

Attualmente, l’elezione di Yoon Suk-yeol a Presidente della Corea del Sud offre l’opportunità di rompere l’impasse nelle relazioni tra Seoul e Tokyo.  Il Presidente eletto sudcoreano ha criticato la flessione delle relazioni bilaterali e si sarebbe impegnato a “ripensare” le relazioni sulla base “dell’importanza strategica di normalizzare i legami con Tokyo”.  Il 10 marzo 2022, Yoon ed il Primo Ministro giapponese Fumio Kishida avevano entrambi espresso il desiderio di migliorare i rapporti.

Sotto la guida del presidente uscente Moon Jae-in le relazioni Giappone-Corea del Sud sono scese al livello più basso degli ultimi anni a causa delle varie controversie irrisolte.

Immagine U.S. State Department

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