L’Italia pronta ad aumentare la spesa per la Difesa

Dopo le parole del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani sul aumento della spesa per la Difesa al 2% del Prodotto Interno Lordo (PIL), obiettivo fissato da alcuni anni a livello NATO, si sono aggiunte quelle del Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, il quale ha confermato che il Governo italiano vuole raggiungere entro l’anno il predetto livello di spesa.

Peraltro, il Ministro Giorgetti ha già chiarito che l’Italia punta a raggiungere l’obiettivo del 2% senza necessità di attivare la clausola nazionale per la sospensione del Patto di stabilità, facoltà prevista dal programma Defence Readiness 2030, già noto come ReArm Europe Plan, presentato lo scorso marzo dal Presidente dalla Commissione Europea.

Infatti, il Governo vuole mantenere l’equilibrio di bilancio raggiunto senza dover ricorrere a nuovo debito, evitando di sfruttare i 150 miliardi di prestiti agevolati allocati dalla Defence Readiness nel ambito di una prevista spesa complessiva di 800 miliardi.

Il raggiungimento della soglia del 2% sarà ottenuto in primis con un ampio riordino dei capitoli di spesa da inserire nel ambito del bilancio della Difesa.

Come noto, nel dibattito relativo l’iniziativa della Commissione Europea per aumentare le spese della Difesa, il Governo di Roma sollecita i Paesi dell’Unione Europea a creare una sorta di Invest Eu per la Difesa, con garanzie europee per investimenti privati e non solo ricorrere a prestiti concessi dall’UE che dovranno essere successivamente restituiti con gli interessi maturati, rendendo la Defence Readiness maggiormente sostenibile.

Nel frattempo, nel recente vertice informale ECOFIN tenutosi a Varsavia, i Ministri Economici dell’Unione Europea hanno anche discusso della fattibilità di un nuovo ‘Meccanismo Europeo di Difesa’ (MED), simile al Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), per armonizzare ed unificare l’acquisto congiunto di equipaggiamenti militari e pianificare la costruzione di “abilitatori strategici” come ad esempio satelliti militari o sistemi di difesa aerea, assetti dei quali c’è grave carenza e richiesta urgente da parte dei Paesi dell’Unione.

Altre strade indicate nel corso del vertice di Varsavia sono il potenziamento della Agenzia Europea per la Difesa (Eda) e della Cooperazione Strutturata Permanente (Pesco), nonché l’espansione degli strumenti finanziari a disposizione del settore Difesa che dovrebbe comportare una modifica dell’attuale struttura della Banca Europea per gli Investimenti (BEI).

Lo stesso Presidente del Consiglio Meloni, incontrando il Presidente Trump, ha confermato che al prossimo summit NATO che si terrà a L’Aia nei Paesi Bassi dal 24 al 26 giugno prossimi, l’Italia annuncerà di aver aumentato le spese della difesa al 2% del PIL come richiesto dall’Alleanza Nord Atlantica.

Evidentemente, per avere il quadro chiaro e definitivo della situazione italiana prossima futura bisognerà attendere il rientro da Washington del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo l’incontro avuto con il Presidente Donald Trump, allorquando sarà riunito il Consiglio dei Ministri per renderlo edotto sui risultati della missione e per approvare le decisioni conseguenti.

Foto credit @MBDA

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