Mosca riconosce le repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk e minaccia l’Ucraina

0
175
MOSCOW, RUSSIA - FEBRUARY 21, 2022: Russia's President Vladimir Putin addresses the nation on the recognition of independence of the Donetsk and Lugansk People's Republics. Alexei Nikolsky/Russian Presidential Press and Information Office/TASSÐîññèÿ. Ìîñêâà. Ïðåçèäåíò ÐÔ Âëàäèìèð Ïóòèí âî âðåìÿ ñâîåãî îáðàùåíèÿ î ïðèçíàíèè íåçàâèñèìîñòè Äîíåöêîé è Ëóãàíñêîé Ðåñïóáëèêè. Àëåêñåé Íèêîëüñêèé/ïðåññ-ñëóæáà ïðåçèäåíòà ÐÔ/ÒÀÑÑ

La crisi in atto da diversi giorni tra Mosca e Kiev ha conosciuto il punto più alto con l’avvenuto riconoscimento da parte del Presidente Putin delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk e l’invio di truppe come di forze di interposizione, in quelle due regioni attualmente contese tra Ucraina e la Russia.

Foto TASS

In qualità di Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin ha sottoscritto i decreti di riconoscimento formale ed ha anche firmato accordi di amicizia, cooperazione e assistenza reciproca con i leader delle repubbliche Denis Pushilin e Leonid Pasechnik.

L’accelerazione della crisi è avvenuta a seguito dell’innalzamento dei toni a cui è seguita la recrudescenza delle attività belliche tra le milizie separatiste filo russe e le FF.AA. ucraine.

Secondo il Vicepresidente del comitato per gli affari internazionali del Consiglio della Federazione Russa, Andrey Klimov, la Russia riconosce le Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk (LPR e DPR) entro i confini attualmente stabiliti ed il riconoscimento sarà trasmesso ad entrambe le Camere dell’Assemblea Federale entro martedì.

Putin peraltro minaccia la stessa autonomia e sovranità dell’Ucraina come Stato indipendente perché ” Vorrei sottolineare ancora una volta che l’Ucraina non è solo un vicino per noi. È parte inseparabile della nostra storia, cultura, spazio spirituale. Sono i nostri amici, i nostri parenti. Non sono solo i nostri colleghi, amici, ex colleghi di lavoro, sono nostri parenti e persone legate da sangue, legami familiari con noi“, sostenendo che l’Ucraina è stato il frutto di un’operazione voluta Vladimir Il’ič Ul’janov più noto come Lenin leader incontrastato della politica bolscevica nell’Unione Sovietica.

Inoltre, Putin ha voluto ribadire che le minacce alla sicurezza della Russia aumenteranno in modo significativo in caso di ammissione dell’Ucraina alla NATO. Infatti, sostiene che la Russia abbia tutte le ragioni per credere che l’ingresso dell’Ucraina nella NATO e il dispiegamento delle armi dell’Alleanza in questo Paese siano una conclusione scontata.

Il Presidente russo rincara la dose, sostenendo che gli Stati Uniti sarebbero pronti a schierare in Ucraina perfino missili balistici oltre che missili da crociera in grado di colpire tutto l’immenso territorio russo; la stessa Ucraina avrebbe integrato i sistemi di comando e controllo con quelli NATO divenendo il trampolino di lancio per attaccare la Russia.

Infine, Putin rimprovera Washington di non aver tenuto fede ai patti post collasso dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia, perché al ritiro delle forze già sovietiche divenute russe dalla ex Repubblica Democratica Tedesca riunificatasi con la Repubblica Federale Tedesca non sarebbe corrisposto da parte statunitense un freno all’espansione della NATO verso est, portando invece l’Alleanza Atlantica ai confini, situazione questa considerata da Mosca inaccettabile e pericolosa per l’andamento dei rapporti con l’Occidente. Peraltro, è del tutto evidente che buona parte dei Paesi una volta appartenenti al Patto di Varsavia e sotto il diretto controllo dell’Unione Sovietica, al momenti dello scioglimento del PdV e del ritiro e della scomparsa del URSS hanno ripreso la libertà e con questa anche il diritto incomprimibile di scegliere con cui schierarsi e nella stragrande maggioranza dei casi ha optato per il blocco occidentale e l’ombrello NATO, scelta che non poteva e non può essere criticata solo perché Mosca vuole tenere la NATO lontano dai suoi confini, desiderando riottenere parte della sua zona di influenza; del resto buona parte delle adesioni alla NATO dei Paesi ex NATO è avvenuta in un momento in cui la Russia era debole economicamente e si mostrava decadente dal punto di vista militare. Oggi le condizioni economiche russe non sono floride (le “guerre petrolifere” e del gas con l’OPEC hanno lasciato il segno profondo e le sanzioni occidentali hanno colpito pesantemente) ma, nonostante ciò, Putin ha puntato a rivitalizzare le FF.AA. investendo in maniera massiccia nel settore Difesa seppur non lontanamente paragonabile agli Stati Uniti, al fine di far giocare alla Russia il ruolo di grande Potenza e di alter ego di Washington in Europa e non solo.

Le prime analisi portano a pensare che Putin abbia voluto giocare la carta del riconoscimento delle due repubbliche separatiste piuttosto che l’annessione diretta (almeno per il momento) per non esacerbare ulteriormente i rapporti con Washington e con l’Occidente; del resto, avendo mobilitato oltre centomila soldati, aerei e tutte le navi disponibili per creare tensione ed allarme dal Mare del Nord al Mediterraneo con le esercitazioni perfino delle Forze Strategiche con tanto di lancio di missili balistici ed ipersonici, non poteva permettersi il lusso di ordinare la smobilitazione senza portare a casa almeno un risultato, considerato che sul fronte interno non gode più del incondizionato favore fin qui sempre avuto, a causa della grave crisi economica e della violenta stretta data all’opposizione pur tra le pesanti proteste occidentali. Da notare che il Presidente Biden ha immediatamente risposto con un pacchetto di sanzioni economiche e finanziare per bloccare le attività con le due repubbliche secessioniste, un messaggio che può essere interpretato come volontà di Washington di non voler aggravare ulteriormente i rapporti già abbondantemente tesi con Mosca.

Al seguito del riconoscimento, Mosca ha annunciato l’invio di propri uomini e mezzi con la bandiera russa in missione di peacekeeping; bisognerà vedere se questa missione non si trasformerà in supporto alle milizie autoproclamate indipendenti da Kiev, il che potrebbe portare ad un confronto diretto tra Ucraina e Russia, poiché Kiev considera suoi quei territori contesi e ad un contrasto più serio con Washington che ha minacciato l’applicazione di sanzioni durissime in caso di aggressione all’Ucraina.

Molto preoccupante è il discorso sull’Ucraina come una costruzione voluta da Lenin perché pare una minaccia esplicita di Mosca a riportare Kiev sotto il suo potere e questo sembra anche un messaggio diretto a tutte le altre Repubbliche ex sovietiche che non hanno buoni rapporti con Mosca (in primis i Paesi Baltici, la Georgia ed altre nell’area caucasica). E’ ovvio che Mosca debba stare molto attenta allorquando si rivolge a Lituania, Estonia e Lettonia perché questi sono Paesi della NATO con forti legami con Washington e con i principali Paesi dell’Alleanza. In questi giorni l’Alleanza ha provveduto ad inviare uomini, mezzi, velivoli a rafforzare le difese dei Paesi Baltici e della Polonia che confinano con la Bielorussia, l’alleata di Mosca, e con la Russia.

Per quanto riguarda le accuse volte agli Stati Uniti, si tratta di mera propaganda ad uso e consumo interno perché Washington non intende schierare missili balistici di cui peraltro non è nemmeno in possesso, esclusi i Minuteman III intercontinentali che sono nei silos rinforzati negli Stati Uniti continentali ed i Trident che sono imbarcati a bordo dei sottomarini lanciamissili a propulsione nucleare dell’US Navy. Sull’altra affermazione, quella relativa ai sistemi di comando e controllo ucraini già integrati nella NATO è un’altra uscita priva di fondamento perché l’Ucraina, pur avendo fatto richiesta nel 2013 di entrare nell’Alleanza, non è mai stata accolta nel consesso nord atlantico. Inoltre, a chiare lettere Washington e le principali Cancellerie occidentali hanno sostenuto e ribadito che oltre forniture di armi difensive (tra cui missili e lanciarazzi anticarro e missili antiaerei MANPADS a cortissimo raggio) non andranno e non intendono inviare uomini e mezzi in Ucraina che non è un Paese dell’Alleanza.

Più in generale, sembra che i rapporti tra Mosca e l’Occidente entrino in una fase completamente nuova nemmeno rapportabili al tempo della Guerra Fredda; probabilmente, si è di fronte ad una situazione che vedrà Washington accelerare il dispiegamento dei sistemi antimissile AEGIS ASHORE in Polonia e Romania, inviare in pianta stabile IBCT in Polonia e nei Paesi Baltici ed anche tra Bulgaria e Romania, rafforzando i dispositivi aerei in Europa con l’arrivo di F-35 ed elicotteri da combattimento; vista la rinnovata attività navale russa tra Mare del Nord e Mediterraneo è probabile che siano rafforzate le misure di eventuale contrasto antisom e la componente di superficie nel nostro bacino.

Per Washington si tratterà dunque di dover bilanciare gli impegni nell’immensa area dell’Indo-Pacifico per contrastare Pechino ed il suo espansionismo economico e militare, nonché per tenere a bada la Corea del Nord pericolosa potenza missilistica in ascesa, con il necessario ritorno in forze in Europa, senza dimenticare altri terreni di “frizione” in Africa e Medio Oriente dove Mosca ha approfittato del vuoto creato dalle indecisioni statunitensi ed occidentali per guadagnare prezioso terreno nel rinnovato confronto a tutto campo con gli Stati Uniti e l’Occidente. Certamente sarà un impegno gravoso ma comunque sostenibile per un Paese che ha un budget per la difesa di oltre 730 miliardi di dollari e che ha chiuso (in modo abbastanza surreale in verità) l’avventura in Afghanistan dopo vent’anni di operazioni, recuperando ulteriori risorse economiche, materiali ed umane per altre esigenze.

Peraltro, è tutto l’Occidente, Europa in primis a dover dare una svolta ai suoi rapporti con Mosca la quale è la principale fonte di approvvigionamento di gas e di petrolio a fronte di un interscambio commerciale ed industriale che, a causa delle sanzioni imposte per l’annessione della Crimea e di altre vicende, è fortemente peggiorato e questo costituisce un serio problema di carattere strategico. La vicenda tedesca con il North Stream 2 è chiaramente esplicita di questo rapporto di dipendenza da Mosca; politicamente Berlino è uscita distrutta perché considerata troppo filo Mosca e ricattabile da questa, in un momento in cui la NATO e l’Occidente ha ritrovato compattezza e solidità dinanzi alle minacce russe.

Come effetto cascata l’Europa, od almeno parte di quei Paesi che non ha ancora adempiuto in tal senso, dovrà riaprire “i cordoni della borsa” delle spese militari, portandole al fatidico 2% del PIL, traguardo questo fissato a livello NATO, consentendo ai Paesi del Vecchio Continente di ammodernare e potenziare i propri dispositivi militari (anche con un occhio a ciò che accade in Asia ed Estremo Oriente).

Resta da capire se tutto ciò è stato preventivato e ben compreso da Mosca che, con la crisi sempre più acuta con l’Ucraina, si accinge a giocare una partita molto delicata e pericolosa nei rapporti con l’Occidente.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui