Dallo scorso mese di gennaio è in atto la Orion 2026, la più grande esercitazione militare interforze e multinazionale condotta in Francia dalla fine della Guerra Fredda.

L’esercitazione coivolge 24 Paesi ed oltre 12.000 uomini con mezzi, aerei e navi.
Scopo di Orion 2026 è preparare le unità alleate ad operare in scenari di conflitto ad alta intensità in ambienti multi-dominio (terra, aria, mare, spazio, cyber ed elettromagnetico).
La simulazione è di tipo tradizionale con uno scenario che prevede l’aggressione da parte di un Paese definito “Mercury” ad un Paese alleato, “Arnald”, con un intervento condotto a sostegno di quest’ultimo dalla coalizione a guida francese.
Oltre le unità terrestri, hanno partecipato anche 25 navi tra cui la portaerei Charles de Gaulle, 140 velivoli e ben oltre 1.200 droni di vario tipo.
Dopo la fase di preperazione ed approntamento svolta nel mese di gennaio, l’esercitazione Orion 26 ha avuto inizio l’8 febbraio con una serie di attività aviolancistiche e si concluderà il prossimo 30 aprile; nel corrente mese di aprile le attività addestrative sono transitate sotto comando NATO e si svolgono principalmente come manovre dinamiche di forze terrestri meccanizzate e corazzate a partiti contrapposti nella regione della Champagne.
L’impiego della Brigata Ariete
Per l’Italia si è trattata di un’importante occasione per testare i reparti “pesanti” dell’Esercito che ha inviato in Francia un Gruppo Tattico rinforzato basato sulle unità della Brigata Ariete con carri armati Ariete C1, blindo Centauro, veicoli da combattimento della fanteria Dardo VCC-80, semoventi d’artiglieria pesante PzH 2000 da 155/52 mm e mezzi del genio tra cui Leopard 1 ARV/Bergepanzer 2.
L’obiettivo è verificare la capacità dell’unità pesante di eseguire azioni di contrattacco contro una forza nemica meccanizzata di “pari grado”, sottoponendo a prove le catene logistiche di rifornimento su lunghe distanze ed impiegando il sistema Forza NEC (Network Enabled Capability) per condividere in tempo reale ed in sicurezza i dati raccolti sul campo di battaglia con gli Alleati, riducendo al contempo i tempi di reazione dell’artiglieria e del supporto aereo, concentrando le risorse disponibili sui bersagli indicati come prioritari con indubbi benefici operativi.
Tutto questo ha una doppia finalità, da un lato esercitarsi in scenari di combattimento ad alta intensità e dall’altro certificare la Brigata Ariete come componente della nuova Allied Reaction Force (ARF) della NATO, operativa a pieno regime dalla prossima estate.
A supporto del gruppo tattico corazzato hanno operato elementi del Genio Guastatori specializzati nel superamento di ostacoli e nella mobilità rapida in ambienti urbani e rurali e team CBRN, assetti essenziali per la difesa da offesa chimica, biologica, radiologica e nucleare.
Anche la Brigata Folgore ha partecipato alla prima parte dell’esercitazione con un suo plotone integrato negli aviolanci iniziali, la cd. “first entry”, in Bretagna.
L’impegno di Aeronautica Militare e Marina Militare
A contorno delle operazioni dell’Esercito Italiano anche Aeronautica Militare e Marina Militare hanno partecipato alla Orion 2026, la prima con i velivoli da combattimento F-35 ed i velivoli da trasporto C-130J fornendo supporto tattico e capacità di trasporto ed aviolancio, oltre supporto ISR e C4I, le seconda con il cacciatorpediniere Andrea Doria che ha scortato la portaerei francese Charles de Gaulle e con nave San Giusto che aveva a bordo un contingente della Brigata Marina San Marco che ha eseguito attività anfibia di sbarco.
Foto credit @Armée de Terre

