Un giovane spezzino risulta disperso dal pomeriggio di Ferragosto dopo essere finito in acqua da un gommone a noleggio. Nelle ricerche impegnate unità navali e un AW139 “Nemo” della Guardia Costiera, insieme agli assetti della Marina Militare, dei Vigili del Fuoco e della Guardia di Finanza. Operazioni proseguite nella notte.
Una vasta operazione di ricerca e soccorso è in corso nelle acque antistanti Portovenere (La Spezia), dove dal pomeriggio di sabato 15 agosto risulta disperso un giovane che si trovava a bordo di un’imbarcazione a noleggio insieme ad alcuni amici.
L’allarme sarebbe scattato nel corso del pomeriggio, con il dispositivo SAR progressivamente rafforzato e le operazioni proseguite anche dopo il tramonto e nella notte tra il 15 e il 16 agosto.
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, a bordo del gommone si trovavano cinque giovani. Durante una manovra dell’imbarcazione due di loro sarebbero finiti in mare: uno è stato rapidamente recuperato dagli altri occupanti, mentre del secondo si sono perse le tracce. Il giovane disperso sarebbe uno spezzino. La dinamica esatta dell’incidente è comunque ancora oggetto di ricostruzione e, allo stato attuale, non risultano diffuse comunicazioni ufficiali definitive sulle cause della caduta in mare.
Le ricerche si sono concentrate in particolare nello specchio acqueo antistante il promontorio di San Pietro, uno dei punti più esposti verso il mare aperto del comprensorio portovenerese. Secondo qualificate fonti di stampa, l’area interessata sarebbe situata a circa 150 metri dal promontorio, nei pressi del punto in cui il gommone avrebbe effettuato una manovra prima di fare rotta nuovamente verso Porto Venere.
Il dispositivo della Guardia Costiera
Secondo le informazioni raccolte da Ares Difesa, tra gli assetti della Guardia Costiera impegnati nell’operazione figurano almeno la CP 865, motovedetta appartenente alla Classe 800 Codecasa, il battello GC B172 e un elicottero Leonardo AW139 “Nemo”, identificato durante le operazioni come NEMO 11-03, decollato dalla Base Aeromobili della Guardia Costiera di Sarzana-Luni.

La CP 865 appartiene alla famiglia delle motovedette Classe 800, unità progettate specificamente per le missioni di ricerca e soccorso e per operare anche in condizioni meteomarine impegnative. Le unità della serie Codecasa sono caratterizzate da elevate doti di manovrabilità, propulsione a idrogetto e capacità di recuperare naufraghi direttamente a bordo. Il costruttore indica per le unità della serie 2001 un equipaggio standard di tre persone e la possibilità di imbarcare fino a quindici naufraghi.

Particolarmente importante è l’impiego dell’AW139 della Guardia Costiera, che consente di estendere la ricerca dall’alto e di scandagliare rapidamente ampi settori di mare.
La base di Sarzana, in Liguria, è una delle quattro basi aeree strategiche utilizzate dalla Guardia Costiera per le operazioni aeronavali nazionali. La componente AW139 “Nemo” è specificamente configurata per le missioni SAR e dispone, tra l’altro, di radar, sensori elettro-ottici FLIR, faro di ricerca e verricelli per il recupero di persone dal mare. Leonardo indica attualmente una flotta complessiva di 16 AW139 in servizio con la Guardia Costiera.
In campo anche Marina Militare, Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza
Il dispositivo di soccorso ha progressivamente assunto carattere interforze. Oltre alla Guardia Costiera risultano infatti coinvolti Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza e Marina Militare.
Particolarmente significativa è la partecipazione della Marina Militare, favorita dalla vicinanza della base del Varignano, sede del Raggruppamento Subacquei e Incursori “Teseo Tesei” – COMSUBIN.
In serata Il Secolo XIX ha riferito dell’attivazione anche degli specialisti del Gruppo Operativo Subacquei (GOS), predisposti per condurre ricerche sotto la superficie. Il GOS costituisce la componente di COMSUBIN specializzata nelle operazioni subacquee complesse e ha sede proprio al Varignano, a brevissima distanza dall’area dell’incidente.
La combinazione di mezzi di superficie, ricerca aerea e operatori subacquei permette di condurre contemporaneamente la ricerca visiva sulla superficie del mare, il controllo di un’area più vasta dall’alto e l’esplorazione dei fondali nei settori ritenuti più probabili.
L’importanza di una capacità SAR sempre pronta
Operazioni come quella in corso nelle acque di Porto Venere evidenziano ancora una volta quanto sia essenziale mantenere assetti di ricerca e soccorso costantemente disponibili, efficienti e pronti a intervenire con tempi di reazione ridotti. In un’emergenza in mare, infatti, anche pochi minuti possono incidere sulle probabilità di individuazione e recupero di una persona dispersa.
La presenza sul territorio di motovedette dedicate, equipaggi addestrati, elicotteri SAR dotati di sensori per la ricerca anche notturna e unità specialistiche subacquee consente di costruire rapidamente un dispositivo complesso, capace di operare simultaneamente dalla superficie, dall’aria e sotto il livello del mare.
Per questa ragione la capacità SAR non può essere considerata una risorsa da attivare soltanto in caso di necessità, ma deve rappresentare una capacità permanente dello Stato, sostenuta da addestramento continuo, manutenzione, adeguate riserve di personale e mezzi immediatamente disponibili: una struttura che, proprio perché chiamata a intervenire nei momenti più critici, deve essere operativa 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno.
Ricerche proseguite nella notte
Le operazioni sono continuate per diverse ore dopo il tramonto. Le ultime informazioni disponibili nella notte tra sabato 15 e domenica 16 agosto indicano che il giovane risulta ancora disperso e che le ricerche sono proseguite con il concorso dei diversi assetti intervenuti.
Articolo in aggiornamento.

