sabato, Ottobre 23, 2021

Quale futuro per la NATO e la Cina?

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I membri della NATO hanno raggiunto un importante consenso sulla Cina, identificandola come una forza destabilizzante e una sfida sistemica. Trasformare questo consenso in una strategia coerente sarà un test significativo dell’unità della NATO.

L’incontro dei leader della NATO del 14 giugno 2021 a si è distinto per due motivi. In occasione della prima partecipazione di Joe Biden all’incontro, si sperava che gli Stati Uniti avrebbero giocato ancora una volta un ruolo più integrale nella definizione dell’agenda dell’Alleanza dopo la turbolenta retorica dell’era Trump. In secondo luogo, il comunicato del vertice[1] ha identificato la Cina come una forza destabilizzante e una sfida sistemica, le cui azioni hanno minacciato l’ordine internazionale basato sulle regole. Sebbene il comunicato non abbia etichettato la Cina come una minaccia diretta per l’Alleanza, ha segnalato un consenso rafforzato tra i membri della NATO sulle varie sfide che la Cina pone. Ora, i membri dell’Alleanza, devono trasformare questo consenso in una strategia coerente e agire di conseguenza.

La preoccupazione della NATO per le crescenti capacità di proiezione di potenza della Cina e per le operazioni di influenza non è nuova. Il comunicato del vertice dei leader si basa sulle precedenti dichiarazioni del Segretario Generale Jens Stoltenberg nel 2019, nonché sul rapporto del NATO 2030 Reflection Group[2] pubblicato nel 2020. Sia il comunicato che il rapporto elencano le varie sfide che i leader della NATO concordano con la Cina pone all’Alleanza. Questi spaziano dalle sfide geopolitiche poste da Russia e Cina, allo sfruttamento da parte di Pechino della coercizione economica e della diplomazia intimidatoria al di là della regione indo-pacifica, alla minaccia posta alla capacità della NATO di costruire una resilienza collettiva e di salvaguardare le infrastrutture critiche, alla modernizzazione militare della Cina, all’espansione dell’arsenale nucleare e sviluppo tecnologico, nonché le sue campagne di disinformazione. Anche l’approccio di Pechino ai diritti umani e al diritto internazionale “sfida la premessa fondamentale di un ordine internazionale basato su regole”.

Due punti del comunicato erano degni di nota: mentre il rapporto NATO 2030 discute le sfide simultanee poste da Cina e Russia, il comunicato fa esplicito riferimento alla cooperazione militare cinese e russa, un cenno alla preoccupazione che i due paesi possano formare una quasi alleanza in futuro. Inoltre, mentre gran parte dei commenti sul vertice si è incentrato sulla questione della Cina, la Russia è chiaramente ancora in prima linea nelle menti dei leader, tanto è che la Russia è stata menzionata per un totale di 63 volte e la Cina per un totale di appena dieci. In secondo luogo, il linguaggio sulla Cina nel comunicato include un fraseggio accurato. Un esempio è che “la crescente influenza della Cina e le politiche internazionali possono presentare sfide che i membri della NATO devono affrontare insieme come un’Alleanza”. Sebbene il comunicato affermi che la NATO accoglie con favore le opportunità di impegnarsi con la Cina su sfide comuni, cita solo il cambiamento climatico come esempio, prima di passare al punto importante del valore della condivisione delle informazioni. Sebbene la Cina e la NATO abbiano cooperato sull’antipirateria in passato, le strade per un impegno pratico tra la NATO e la Cina non sono state menzionate e probabilmente per il momento sono fuori discussione, anche se non dichiarate direttamente nel comunicato.

Un altro test per l’unità della NATO

Il fatto che la Cina sia stata menzionata in modo sostanziale nel comunicato segnala il consenso tra i membri della NATO sui tipi di sfide che la Cina pone all’Alleanza. Concordare su questo è un primo passo importante, dopo 18 mesi di riflessione della NATO su tutto ciò che riguarda la Cina. Tuttavia, il passo successivo è più scoraggiante: decidere come affrontare le sfide che la Cina pone. Il rapporto NATO 2030 affermava che “la NATO deve dedicare molto più tempo, risorse politiche e azione alle sfide alla sicurezza poste dalla Cina”. I leader hanno ora concordato i passi iniziali, sebbene limitati, verso le “azioni” che verranno intraprese, come un impegno rafforzato per la resilienza, in base al quale ciascun membro elaborerà obiettivi di resilienza nazionali e piani di attuazione.

L’unità della NATO sarà nuovamente messa alla prova nelle discussioni su quali dovrebbero essere queste azioni. I suoi membri hanno un rapporto complicato con la Cina e continueranno a cercare di bilanciare i problemi di sicurezza con i legami economici e commerciali. Nelle conferenze stampa post-vertice[3], il cancelliere tedesco Angela Merkel ha adottato una linea più morbida nei confronti della Cina, affermando che “la Russia, soprattutto, è la principale sfida” per la NATO e che “la Cina è una rivale su molti temi e, allo stesso tempo, La Cina è un partner su molte questioni.” Nella sua revisione integrata del 2021[4], il Regno Unito ha dichiarato che cerca di approfondire le relazioni economiche con la Cina nonostante sia in contrasto con Pechino su diritti umani, Hong Kong e altre questioni. Il presidente francese Emmanuel Macron, nel frattempo, si è chiesto se la NATO sia il formato corretto per affrontare i tipi di sfide poste dalla Cina affermando che “la NATO è un’organizzazione del Nord Atlantico, la Cina non ha nulla a che fare con il Nord Atlantico” e che “non dovremmo influenzare il nostro rapporto con la Cina – che è molto più del solo confronto militare”. Naturalmente, il comunicato della NATO menziona già che la cooperazione con l’Unione Europea continuerà ad affrontare meglio le sfide di sicurezza non tradizionali all’ordine internazionale basato su regole (leggi: Cina). Leader come il primo ministro canadese Justin Trudeau hanno affermato al contrario che “dobbiamo assicurarci che come alleanza, anche se siamo molto più atlantici che pacifici, siamo consapevoli delle influenze globali che la Cina sta avendo” e che “la NATO deve segnale alla Cina che il bullismo o la coercizione non divideranno l’Alleanza.” Altri leader hanno fatto eco a un tema comune – che nessuno vuole una Guerra Fredda con la Cina.

La posizione Italiana

Le minacce alla sicurezza potrebbero cambiare rapidamente, “ma una cosa rimane la stessa: la centralità dell’alleanza più potente e di successo della storia”. Questo è stato l’annuncio del primo ministro italiano Mario Draghi durante il vertice. Il commento è un implicito rimprovero alla diagnosi di “morte cerebrale” che il presidente francese Emmanuel Macron ha dato alla NATO nel 2019.

Draghi ha affermato di sostenere pienamente il piano NATO 2030, che mira a rafforzare i finanziamenti della NATO e riposizionare l’alleanza per affrontare le sfide della prossima generazione in aree come il cyberspazio e lo spazio reale. E senza menzionare esplicitamente la Russia e la Cina, Draghi ha annuito verso di loro, affermando che la NATO deve “essere pronta ad affrontare tutti coloro che non condividono i nostri stessi valori e il nostro attaccamento all’ordine internazionale basato su regole e sono una minaccia per le nostre democrazie”.

Anche se Draghi potrebbe essere in disaccordo con Macron sulla vitalità della NATO, si è schierato con il leader francese nella sua spinta per rafforzare i singoli eserciti dei paesi dell’UE, un’iniziativa nota nel gergo dell’UE come “autonomia strategica”. Draghi ha insistito sul fatto che una tale mossa non rischierebbe di duplicarsi con la NATO, un timore tenuto dai paesi dell’Europa orientale. “Ciò che inequivocabilmente intendiamo per ‘autonomia strategica dell’UE'” è che “stiamo costruendo un’UE più forte integrando le capacità della NATO in materia di sicurezza e difesa”.

La risposta di Pechino

La Cina ha prevedibilmente denunciato la dichiarazione della NATO[5]. La sua missione presso l’Unione europea ha affermato che la NATO dovrebbe “smettere di prendere gli interessi e i diritti legittimi della Cina come una scusa per manipolare la politica di blocco, creare confronto e alimentare la competizione geopolitica”. La NATO dovrebbe invece dedicare più energie alla promozione del dialogo con la Cina. La missione ha anche avvertito che la Cina “non porrà una sfida sistemica a nessuno, ma se qualcuno vorrà porci una sfida sistemica non rimarremo indifferenti”.

Degna di nota è anche la risposta della Cina al comunicato diffuso dai leader del G7, il cui vertice si è svolto direttamente prima della riunione della NATO. Il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian ha affermato che gli Stati Uniti e i paesi europei hanno interessi diversi e che “l’UE continuerà a rafforzare l’autonomia strategica e non sarà dirottata dalla politica cinese sbagliata di altri paesi”. L’ambasciata cinese a Londra ha affermato che la dichiarazione del G7 ha esposto “le intenzioni sinistre di alcuni paesi come gli Stati Uniti”.

Questi commenti si leggono in due modi. In primo luogo, segnalano che Pechino considera ancora i suoi legami economici con l’Europa potenti e forse influenti nelle relazioni bilaterali tra la Cina e i membri dell’UE e della NATO. In secondo luogo, le dichiarazioni ufficiali cinesi cercano di giocare sulle divisioni nelle relazioni transatlantiche e all’interno della NATO che sono state osservate durante l’amministrazione Trump. Tuttavia, nonostante i possibili disaccordi all’interno della NATO su come l’Alleanza dovrebbe affrontare la sfida della Cina, queste dichiarazioni non tengono conto dei maggiori sforzi dell’amministrazione Biden per persuadere i membri della NATO che sotto la sua guida gli Stati Uniti sono tornati a una posizione di solidarietà e impegno per la NATO. Forse ancora più importante, le dichiarazioni indicano potenzialmente un’ingenuità o un nervosismo a Pechino riguardo all’appetito in Europa per un maggiore coordinamento politico transatlantico con l’amministrazione Biden. Pechino potrebbe agire su vecchi presupposti, ma il modo in cui la NATO metterà in pratica le parole determinerà se la Cina avrà ragione o torto.


[1] https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_185000.htm?selectedLocale=en

[2] https://www.nato.int/nato_static_fl2014/assets/pdf/2020/12/pdf/201201-Reflection-Group-Final-Report-Uni.pdf

[3] https://www.politico.eu/article/live-blog-nato-eu-us-summit-joe-biden-jens-stoltenberg-russia-china-cybersecurity/

[4] https://www.gov.uk/government/publications/global-britain-in-a-competitive-age-the-integrated-review-of-security-defence-development-and-foreign-policy

[5] https://www.reuters.com/world/china/china-denounces-g7-statement-urges-group-stop-slandering-country-2021-06-14/

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