sabato, Ottobre 23, 2021

Rhodesian Bush War: un caso di studio sulla contro-insurrezione (Il contesto politico)

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La storia recente dello Zimbabwe, prima che assumesse tale nome, si sviluppò all’interno del Commonwealth britannico tra gli anni Sessanta e Settanta, in un rapporto rapidamente virato dalla collaborazione (si pensi al personale reclutato per le due guerre mondiali e per contrastare la guerriglia in Malesia negli anni Cinquanta) allo scontro istituzionale, con la dichiarazione unilaterale di indipendenza del 1965. Durante il periodo coloniale, iniziato a fine Ottocento dall’esploratore imprenditore Cecil Rhodes, che diede alla regione il nome di Rhodesia, la minoranza bianca non fece alcun tentativo di apertura verso la maggioranza locale, creando le premesse per uno scontro infiammato anche dal sostegno sovietico ai movimenti insurrezionali, nel contesto della guerra fredda.

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Da un punto di vista etico-politico il governo di Salisbury fu da subito indifendibile; infatti, nessun Paese accettò di riconoscere un governo dichiaratamente razzista, in particolare la Gran Bretagna che aveva spinto per un’apertura democratica. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite invitò a non fornire assistenza al Primo Ministro Ian Smith, a capo del Fronte Rhodesiano (diversi governi aggirarono l’imposizione, tra cui Israele, Stati Uniti, Sud Africa e l’Iran prerivoluzionario), portando ad un isolamento internazionale che obbligò i vertici militari rhodesiani a valorizzare al massimo le poche forze disponibili, per contrastare le attività paramilitari della Zimbabwe African People’s Union (ZAPU, di Joshua Nkomo) e della Zimbabwe African National Union (ZANU, di Robert Mugabe), due movimenti marxisti appoggiati da formazioni analoghe, successivamente divenute forze di governo, di Mozambico, Zambia e Angola, oltre che da Cina comunista e URSS. In questo scenario di guerra civile operarono tre reparti d’élite straordinariamente capaci ed efficienti nel contrasto alla guerriglia, per tale motivo sciolti e dichiarati illegali dopo l’instaurazione del regime di Mugabe nel 1979-80.

La genesi e lo sviluppo delle Forze Speciali Rhodesiane

L’indiscutibile reputazione delle forze speciali britanniche, forgiata nelle operazioni compiute dal 1940 ad oggi, possiede un vasto retroterra nelle ex colonie imperiali in Africa e Asia. Dalle prime incursioni contro l’Afrika Korps all’operazione Barras in Sierra Leone nel 2000, passando per la controinsurrezione in Malesia e nel Borneo, il Terzo Mondo è stato scenario privilegiato per i commandos di Sua Maestà. Chiamati a operare contro ogni genere di nemico, dall’esercito giapponese ai ribelli Mau Mau in Kenya, hanno avuto un profondo impatto sulla cultura militare locale, già incentrata su veloci scontri irregolari.

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foto Reddit

Il primo reparto d’élite rhodesiano fu istituito negli anni Cinquanta, con volontari veterani della Seconda guerra mondiale. Ribattezzato The Far East Volunteer Group, poi C Squadron (Rhodesian) Special Air Service, fu inviato in Malesia per combattere a fianco dei britannici dell’A Squadron e del B Squadron sotto varie denominazioni, da Malayan Scouts a Sarawhak Rangers. Terminata l’“Emergenza Malese”, il C Squadron fu sciolto, lasciando comunque un profondo ricordo.

La decisione di formare agili reparti aerotrasportati, adatti a controllare il territorio rhodesiano, fu presa nel 19592 con l’istituzione del Parachute Evaluation Detachment (PED – Gruppo Valutazione Paracadutismo), un esperimento condotto con il sostegno britannico quanto a mobilità aerea e istruttori. Nel 1962 l’unità raggiunse sufficiente ampiezza da costituirsi nel rinnovato C Squadron (Rhodesian) Special Air Service, in tempo per prendere parte attiva alla crisi politico-militare. Il successo del PED fu tale da portare, nel 1961, ad attivare una seconda unità, il 1st Battalion – Rhodesian Light Infantry, un’unità di fanteria leggera formata al paracadutismo, estremamente mobile e adatta a pattugliare l’impervio territorio del Bush, la savana rhodesiana.

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In parte comparabile all’attuale US Army Rangers Regiment, il RLI costituì anche il bacino di reclutamento per i membri del C Squadron, ma a causa del regime razziale in vigore fu aperto al solo personale bianco, contribuendo a fomentare l’odio della popolazione verso tali reparti.

La comunanza operativa di C Squadron e Rhodesian Light Infantry permise di teorizzare ed implementare originali formule tattiche quali la Fire force, modello delle attuali operazioni speciali. Sfruttando la mobilità aerea e l’inserimento tramite paracadute, gli incursori del C Squadron inflissero gravissime sconfitte e perdite ai movimenti insurrezionali, protetti dalla forza di reazione rapida del 1st Battalion.

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Ultimo e più controverso dei reparti d’élite rhodesiani, paradossalmente l’unico dei tre ad ammettere personale di colore, furono i Selous Scouts. L’idea di creare un reparto specializzato in infiltrazione e raccolta informazioni fu di Ronald Reid-Daly, ufficiale del C Squadron veterano della Malesia, che impiegò non solo soldati locali, ma anche ex guerriglieri passati nelle fila governative. Il massacrante addestramento e la capacità di mimetizzarsi tra i ribelli, usando armi ed equipaggiamento sovietici, fecero dei Selous Scouts dalla loro fondazione (nel 1973) l’incubo dei movimenti insurrezionali e la più efficace arma di Salisbury contro ZAPU e ZANU.

Gli antagonisti del governo di Salisbury

Principali forze di opposizione militare furono il Zimbabwe African National Army (ZANLA, ala militare del partito di Mugabe), appoggiato dalla Cina e il Zimbabwe People’s Revolutionary Army (ZIPRA, ala militare del partito di Nkomo), appoggiato dall’URSS. Distinzione da sottolineare, evidenziando sia la competizione tra i due poli del comunismo globale sia tra i due gruppi locali zimbabwesi.

Inizialmente incentrati sul terrorismo per spingere Salisbury a negoziare, o la Gran Bretagna ad intervenire, i due movimenti ottennero diversi rifugi oltre confine. Dallo Zambia indipendente al Mozambico del FRELIMO (Fronte di liberazione del Mozambico), fino l’Angola del Movimento popolare di liberazione (MPLA). Questo retroterra permise la gestione logistica degli aiuti russo-cinesi, oltre l’istituzione di veri e propri campi di addestramento. Dopo la fine del regime portoghese nel 1974, la ZAPU di Nkomo cercò una svolta militare al conflitto, un’azione convenzionale facilitata dai consiglieri sovietici che avevano modellato lo ZIPRA ispirandosi alle forze motorizzate dell’Armata Rossa. Al contrario, lo ZANU/ZANLA di Mugabe rimase fedele alla linea maoista dei suoi consiglieri cinesi, preferendo il terrorismo politico per sovvertire il governo di Ian Smith. Questa contrapposizione tra le due anime della resistenza giocò in parte a favore delle forze di sicurezza, pur non decisiva in tal senso, e creò le premesse per la resa dei conti tra Mugabe e Nkomo dopo la fine della guerra.

La Bush War

Fino ai primi anni Settanta si assistette a netti successi delle forze di sicurezza, favorite dalla situazione regionale (lo Zambia offriva rifugio ai ribelli, ma Mozambico e Angola erano ancora sotto occupazione portoghese ed il Sud Africa appoggiava la Rhodesia). Impiegando elicotteri Aérospatiale Alouette III e vecchissimi aerei C-47 Skytrain, per muovere le truppe dove indicato dal servizio informazioni, i rhodesiani chiusero il confine nord eliminando ogni formazione che tentasse di sconfinare. La battaglia di Sinoia, 1966, fu un esempio delle operazioni del periodo: una formazione dello ZANLA superò il fiume Zambezi, subito individuata; l’intervento rhodesiano, velocizzato dal trasporto aereo, annientò la squadra di sette uomini senza subire perdite. Questi tentativi di infiltrazione furono un fallimento, dovuto allo scenario strategico come al mancato appoggio della popolazione, al punto che nel 1972 risultò un divario tra i circa trecento miliziani uccisi e cinquecento arrestati, contro meno di cinquanta rhodesiani uccisi o feriti.

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L’incapacità del governo di Ian Smith di dare una svolta politica al conflitto permise a Mugabe e Nkomo di sopravvivere a queste sconfitte, accogliendo gli aiuti comunisti e godendo del mutato scenario, con la fine del colonialismo portoghese. Mugabe e lo ZANU dal Mozambico, Nkomo e lo ZAPU dall’Angola, intensificarono le operazioni contro le forze di sicurezza, messe alle strette dalle sanzioni internazionali. La contro insurrezione militare prese il posto delle operazioni di polizia in stile Sinoia, sotto la gestione del C Squadron e del Rhodesian Light Infantry. Pertanto, nacque il concetto di Fire force, per dare la massima potenza di fuoco agli uomini disponibili: reparti del RLI, in collaborazione con il C Squadron e protetti da elicotteri e aerei da attacco, avrebbero colpito i nuclei di insorti oltre confine. Le potenzialità di questa formula offensiva furono dimostrate dall’operazione Dingo, nel novembre del 1977, quando un’unità di circa duecento soldati e decine di velivoli colpirono Chimoio, in Mozambico, eliminando un numero stimato tra i duemila e tremila miliziani dello ZANLA, la più grande vittoria rhodesiana del conflitto. Gli assalti mordi-e-fuggi ebbero quasi sempre successo (oltre a Dingo si possono citare le operazioni Eland, Miracle e Aztec tra le altre), causando centinaia di perdite per ogni soldato rhodesiano caduto. Lo stallo politico, tuttavia, non diede seguito a questi successi.

Emulando i predecessori della guerra mondiale, i SAS agirono oltre le linee posizionando trappole esplosive, come ricognitori oppure fornendo assistenza alla RENAMO, una formazione anticomunista del Mozambico. Distrussero il terminal petrolifero di Beira collaborando con la Marina sudafricana, mentre un’operazione congiunta con i Selous Scouts per assassinare Nkomo nello Zambia mancò l’obiettivo. Il C Squadron fu anche tra i primi reparti a sperimentare il paracadutismo in caduta libera, mentre gli Scouts agirono soprattutto come ricognitori o per eliminare bersagli di alto profilo. Messa alle strette, la resistenza rispose con attacchi sfociati in tragedia: nel settembre 1978, il volo 825 Air Rhodesia venne abbattuto da miliziani dello ZIPRA (trentotto passeggeri morirono sul colpo, altri dieci massacrati dai ribelli dopo lo schianto); un anno dopo il volo 827 subì lo stesso destino, con la morte di 59 persone.

Fallimento politico e conseguenze

I successi delle forze di sicurezza non potevano più nascondere la realtà di un governo isolato dalla comunità internazionale, circondato da avversari che fornivano riparo e aiuti ai movimenti insurrezionali, ripianando le perdite patite e sferrando sempre nuovi attacchi. Non furono tentate soluzioni moderate, in grado di isolare le forze paramilitari, così che Mugabe e Nkomo rimasero gli unici antagonisti di uno scontro che Salisbury non poteva vincere. Il Sud Africa ritirò il proprio appoggio, temendo che le continue incursioni oltreconfine finissero per destabilizzare la regione, mentre ZAPU e ZANU si unirono nel (precario) Fronte Patriottico unito contro il governo di Smith. Questi fu costretto ad accettare la mediazione inglese, e gli accordi di Lancaster House posero fine alla guerra. Dopo un breve interregno sotto tutela inglese, Mugabe divenne Primo Ministro del rinominato Zimbabwe.

Il nuovo leader mise in chiaro il tipo di governo che avrebbe guidato: esproprio e nazionalizzazione delle proprietà coloniali, una decisione che scatenò un’iperinflazione ancora studiata dagli economisti; persecuzione degli avversari politici, la tribù Ndebele dell’ex alleato Nkomo, sterminata con la collaborazione di consiglieri nord coreani, decine di migliaia di morti stimati; invio di forze militari a sostegno della secessione di Kabila in Zaire, per impossessarsi delle risorse minerarie. Fino alla sua destituzione nel 2017 con un colpo di Stato, Mugabe è stato il padrone dello Zimbabwe, portando il Paese al caos politico ed economico.

I C Squadron, Rhodesian Light Infantry e Selous Scouts furono sciolti dopo gli accordi di pace, gli archivi distrutti per impedire rappresaglie sugli ex membri, per la maggior parte rifugiatisi in Sud Africa dove entrarono nelle forze armate o nelle nascenti PMCs. Tra questi, Ron Reid-Daly e Peter Walls, dimessosi dopo un violento litigio con Mugabe. Paradossalmente, a subire le conseguenze minori fu proprio Ian Smith, la cui chiusura razzista aveva spinto la situazione in un vicolo cieco. Dopo una parentesi come ministro del governo di transizione si ritirò a vita privata, quando Mugabe abolì i seggi dei bianchi, e visse in Zimbabwe attaccando verbalmente Mugabe poco prima di morire nel 2007. La damnatio memoriae verso i reparti di controguerriglia è stata così efficace, che alcuni politici di Harare (l’ex Salisbury) si sono visti lanciare l’infamante accusa di essere stati dei Selous Scouts. Discutere apertamente di tali reparti e di cosa abbiano effettivamente compiuto durante la guerra è un reato punibile con il carcere, mentre nessuno ha mai pagato per l’abbattimento dei voli 825 e 827.

Considerazioni finali

Studiando la Bush War si ritrovano i tratti caratteristici delle moderne guerre controinsurrezionali in Africa e Medio Oriente: forze governative militarmente superiori impantanate in una guerriglia logorante, foraggiata da avversari regionali politicamente rischiosi da aggredire.

Le forze di sicurezza rhodesiane, condizionate dalla penuria di risorse, furono in grado di sopraffare i movimenti indipendentisti con un’efficace combinazione di unità leggere ben addestrate e altamente mobili, in aggiunta ad una componente aerea ridotta e obsoleta ma del tutto sufficiente in un simile scenario di conflitto (può farsi un paragone con le centinaia di migliaia di uomini e mezzi impiegati in Iraq e Afghanistan, con investimenti miliardari, per ottenere, in fondo, lo stesso risultato).

A risultare perdente fu la concezione politica del conflitto, imprescindibile in una controguerriglia al pari dell’aspetto militare, che non fu perseguita in modo opportuno: allora come oggi, per sconfiggere un’insurrezione ideologicamente motivata, serve la perfetta combinazione di sforzo bellico e ingegno istituzionale.

Note

  1. La contro-insurrezione malese è ricordata come uno dei maggiori successi in questo campo, favorito da fattori contingenti, laddove l’incapacità occidentale di contrastare movimenti di guerriglia è in genere prevalente
  2. All’epoca la Rhodesia meridionale (futuro Zimbabwe) faceva ancora parte di una Federazione assieme a Rhodesia settentrionale (Zambia) e Nyasaland (Malawi), dissoltasi nei primi anni Sessanta
  3. Il nome è un omaggio all’esploratore britannico Frederick Selous, collega di Cecil Rhodes
  4. Una regola fondamentale della contro-guerriglia: è quasi impossibile stroncare un movimento chepossa contare su protezioni oltre confine (si veda il caso dei talebani appoggiati dal Pakistan)
  5. Durante tutto il periodo, l’Angola fu il perno dell’intervento cubano in Africa, a supporto di vari movimenti insurrezionali dal Congo, alla Namibia, alla Rhodesia
  6. Il generale Peter Walls, a capo delle forze armate e veterano di Seconda guerra mondiale e Malesia, aveva comandato entrambi i reparti
  7. Nkomo rivendicò l’abbattimento giustificandolo con la presunta presenza a bordo di militari, salvo poi attribuirne la responsabilità ad un’operazione sotto falsa bandiera dei Selous Scouts
  8. Ancora oggi, il SAS britannico è suddiviso negli Squadron A, B, D. La C non rientra nella nomenclatura in ricordo del reparto rhodesiano

Bibliografia

  • Di Nolfo E., Storia delle relazioni internazionali, Editori Laterza, Roma, 2008 (per la generica situazione politica africana)
  • Poggiali L., Scarpitta A., Atlante delle forze speciali, Editoriale Lupo, Firenze, 2004
  • therhodesiansas.com, official website of C Squadron (Rhodesian) SAS Association
  • 1st Battalion – Rhodesian Light Infantry Regimental Association official website
  • HistoryNet.com, The Wages of War
  • Paul C et al., Zimbabwe/Rhodesia, 1965-1980 Case Outcome: COIN Loss, Rand Corporation
  • Pettis S., The Role of Airpower in the Rhodesian Bush War, 1965-1980
  • Jackson P., The civil war roots of military domination in Zimbabwe: the integration process following the Rhodesian war and the road to ZANLA dominance, 2011

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