La navicella spaziale Orion della NASA ha dimostrato ancora una volta di essere fondamentale per l’esplorazione dello Spazio profondo, riportando in sicurezza il suo equipaggio di astronauti sulla Terra con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico, completando così con successo la missione Artemis II.

Durante il viaggio di quasi 10 giorni, Orion ha trasportato gli astronauti più lontano dalla Terra di qualsiasi altra navicella umana, percorrendo oltre 695.000 miglia, raggiungendo il record di 252.756 miglia con un sorvolo preciso del lato nascosto della Luna.
Orion, in traiettoria di ritorno libero, è passata a 4.067 miglia dalla Luna, catturando immagini uniche e conducendo test critici, dimostrando così la capacità di sostenere la vita umana nello Spazio profondo.
L’equipaggio ha subìto un’interruzione delle comunicazioni mentre Orion transitava dietro la Luna e ha osservato una rara eclissi solare dall’orbita lunare. Successivamente, Orion è rientrato nell’atmosfera terrestre a circa 24.000 miglia orarie.
Il suo scudo termico ed il paracadute hanno rallentato la navicella per un ammaraggio sicuro nell’Oceano, permettendo il recupero da parte della NASA e della Marina degli Stati Uniti.
Questo evento sottolinea il ruolo di Orion come unica navicella in grado di trasportare umani nello spazio profondo e di riportarli indietro, evidenziando la leadership americana nell’esplorazione.
Nel programma Artemis della NASA, Orion prepara future missioni lunari e una presenza sostenibile sulla Luna.
Lockheed Martin e la NASA svilupperanno ulteriormente Orion per supportare le missioni Artemis, puntando a un’esplorazione più approfondita da Luna a Marte e mantenendo gli Stati Uniti leader nel volo spaziale umano.
Fonte e foto credit @NASA e Lockheed Martin


