Strategia e deterrenza nello spazio: il confronto tra ESA, SpaceX, Leonardo e il Comando Spaziale Francese all’Aerospace Power Conference 2025

Durante l’Aerospace Power Conference 2025, organizzata dall’Aeronautica Militare a Roma, il panel intitolato Evolving Space Domain ha acceso i riflettori su una delle sfide più urgenti e strategiche del nostro tempo: l’evoluzione dello spazio da ambiente scientifico e cooperativo a dominio operativo e geopolitico altamente competitivo.

In un contesto segnato da tensioni globali, sviluppo tecnologico accelerato e crescente presenza di attori privati, la necessità di un approccio integrato tra difesa, industria e diplomazia è diventata evidente.

Un equilibrio precario tra deterrenza e destabilizzazione

La discussione si è aperta con una riflessione sull’ambiguità strategica che caratterizza lo spazio. In particolare, è stato ricordato il caso – fortunatamente evitato – di un presunto piano della Russia per collocare una testata nucleare in orbita, un evento potenzialmente catastrofico rivelato da Antony Blinken e che avrebbe visto un’interferenza diplomatica della Cina per evitarne la realizzazione. Questo episodio, pur nella sua mancata attuazione, dimostra quanto lo spazio stia diventando un nodo critico nella deterrenza strategica moderna. La possibilità di attacchi preventivi alle capacità spaziali di un avversario rientra ormai a pieno titolo nelle strategie anti-access/area denial, trasformando l’orbita terrestre in un potenziale campo di battaglia.

Joseph Aschbacher: l’Europa deve investire di più

Nel suo appassionato intervento, il Direttore Generale dell’ESA, Joseph Aschbacher, ha lanciato un appello diretto: l’Europa ha le competenze tecniche e industriali per competere a livello globale, ma manca ancora il coraggio politico e la visione strategica per investire in modo adeguato nello spazio. Ha ricordato che attualmente l’Europa destina solo lo 0,06% del proprio PIL al settore spaziale, contro percentuali molto più alte di Stati Uniti, Cina e Russia. Inoltre, ha evidenziato come negli ultimi vent’anni l’Europa abbia dimezzato i suoi lanci satellitari a uso difensivo, mentre Cina e Stati Uniti li hanno moltiplicati. L’ESA, ha aggiunto, è pronta a fare la sua parte con programmi come IRIDE, Copernicus, Galileo e la nuova iniziativa European Resilience from Space, ma serve un impegno collettivo per garantire l’autonomia strategica e la resilienza dell’Europa nello spazio.

Col. Villadei: “Lo spazio è già un teatro operativo attivo”

Con la sua duplice esperienza di astronauta e ufficiale dell’Aeronautica Militare, il Colonnello Walter Villadei, Capo dell’Ufficio di Rappresentanza dell’Aeronautica Militare a Houston per i voli commerciali spaziali, ha aperto il panel con una riflessione lucida e accorata: lo spazio è oggi un dominio conteso, congestionato e competitivo, non più un ambiente di sola cooperazione scientifica. “Space has been for decades a quiet and peaceful sanctuary for international collaboration” ha ricordato, ma questa stagione sta finendo.

Villadei ha parlato di una trasformazione epocale, dove la dimensione spaziale si salda con quelle aeronautica, cibernetica e geopolitica. Le minacce emergenti vanno ben oltre il danneggiamento fisico: si tratta anche di cyberattacchi, interferenze elettromagnetiche, sistemi anti-satellite (ASAT) e ipersonici, che pongono nuove sfide all’infrastruttura spaziale delle nazioni. Il colonnello ha proposto una visione integrata della difesa spaziale come estensione naturale della difesa aerea, in linea con i concetti operativi multi-dominio che NATO e partner stanno sviluppando.

Ha inoltre posto l’accento sulla necessità di elaborare un quadro normativo chiaro per evitare che lo spazio – e in particolare il sistema Terra-Luna – diventi una “nuova frontiera del Far West” senza regole condivise.

La costruzione di infrastrutture lunari permanenti, ha detto, richiederà non solo innovazione tecnologica, ma anche nuovi strumenti legali e diplomatici. Ha quindi lanciato un messaggio diretto alla comunità strategica occidentale: “Le decisioni che prendiamo oggi determineranno il tipo di spazio che erediteremo domani”.

Il punto di vista italiano

Il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Prof. Teodoro Valente, ha evidenziato come l’Italia stia affrontando la nuova era spaziale con un approccio integrato, fondato su tre pilastri: sviluppo tecnologico nazionale, cooperazione internazionale e resilienza strategica. L’Italia partecipa attivamente ai programmi ESA, ma mantiene anche rapporti bilaterali di rilievo – soprattutto con la NASA – e sostiene iniziative come IRIDE, Cosmo-SkyMed, FlyEYE, e la Space Factory. Valente ha inoltre ricordato l’importanza della futura legge italiana sullo spazio, che definirà regole chiare per i privati e rafforzerà il quadro giuridico necessario per attrarre investimenti. L’obiettivo dichiarato è rendere il sistema spaziale italiano un asset strategico a servizio sia del Paese che dell’Europa.

Dalla ISS a Marte: il ruolo della cooperazione USA-Europa

L’ex amministratore della NASA, Senatore Bill Nelson, ha ribadito il ruolo storico della cooperazione internazionale nella Stazione Spaziale Internazionale (ISS), sottolineando come l’unico canale aperto tra USA e Russia oggi sia proprio quello tra astronauti e cosmonauti. Guardando al futuro, Nelson ha confermato la continuità del programma Artemis (missioni lunari), pur avvertendo dei rischi legati ai cambi di amministrazione e ai tagli di bilancio. Inoltre, ha messo in luce la fragilità del modello commerciale: la sostenibilità economica delle stazioni spaziali private che dovrebbero sostituire la ISS non è ancora garantita, e il supporto pubblico sarà ancora necessario. Il rapporto tra NASA e Space Force, ha precisato, resta fondato su una chiara divisione tra ambito civile e militare, ma con numerose aree di cooperazione, soprattutto nei settori dell’osservazione terrestre e dei dati ambientali.

Gabriella Costa, Project Manager del programma IRIDE: Il dual use come punto di forza

L’ing. Gabriella Costa, Project Manager del programma IRIDE presso l’ESA, ha offerto una visione concreta e operativa del ruolo delle agenzie spaziali nel rafforzare la sicurezza e la resilienza europea, mantenendo al contempo una forte identità civile. Il punto chiave del suo intervento è stato chiaro: scopi pacifici e sicurezza non sono in contrasto, ma si rafforzano reciprocamente, purché inseriti in una cornice di cooperazione istituzionale e industriale solida.

Costa ha illustrato come Copernicus, Galileo e IRIDE rappresentino strumenti fondamentali per sostenere questa visione integrata. Copernicus, il più esteso programma di osservazione della Terra al mondo, contribuisce quotidianamente alla gestione delle emergenze e alla sicurezza ambientale. Galileo, il sistema di navigazione satellitare europeo, fornisce il servizio PRS (Public Regulated Service), con accesso limitato alle autorità governative per applicazioni sensibili. E IRIDE, la nuova costellazione italiana, è l’esempio concreto di progetto dual-use, nato dalla collaborazione tra ESA, ASI e Presidenza del Consiglio, con impiego sia civile che difensivo.

Una parte centrale del suo intervento è stata dedicata alla politica di procurement di ESA, basata sul principio del geographical return: ogni Stato membro riceve un ritorno industriale proporzionale al proprio contributo finanziario. Costa ha però spiegato che, pur essendo uno strumento potente per sviluppare capacità industriali diffuse in Europa, il modello attuale è in fase di evoluzione. ESA sta infatti sperimentando nuovi meccanismi più flessibili, come il principio del “third return” o modelli a consorzio, che permetteranno una maggiore efficienza competitiva e migliori sinergie tra aziende anche al di fuori dei rigidi vincoli nazionali.

Altro punto chiave è stato il concetto di “autonomia europea non come isolamento, ma come forza per cooperare meglio”. Costa ha ribadito che una Europa spaziale più autonoma e forte non deve essere vista come un’alternativa alla cooperazione transatlantica, ma come un partner più maturo e affidabile. “Collaborare per colmare le reciproche debolezze è utile, ma cooperare da pari per raggiungere obiettivi più grandi è ciò che rafforza davvero l’alleanza”, ha dichiarato con decisione.

Infine, ha sottolineato l’urgenza di non perdere la finestra di opportunità rappresentata dalla prossima ministeriale ESA e dalla programmazione finanziaria pluriennale dell’Unione Europea, durante le quali si definiranno i futuri investimenti strategici. In conclusione, Gabriella Costa ha lasciato un messaggio chiaro: la sicurezza spaziale europea passa da programmi duali, da industrie competitive, da governance multilivello e da un dialogo continuo tra ESA, UE e Stati membri.

La vision di Leonardo

Massimo Comparini, Direttore della Space Division di Leonardo, ha fornito una lettura sistemica del ruolo dell’industria nel nuovo scenario spaziale. Secondo Comparini, la sfida non è solo tecnologica o commerciale: si tratta di riposizionare lo spazio come infrastruttura informativa fondamentale per la sicurezza, l’economia e la resilienza delle nazioni. Leonardo, in questo contesto, si propone come catalizzatore tra Stato, industria e PMI, con un piano industriale ambizioso che prevede investimenti in costellazioni multisensore, AI, edge computing e comunicazioni laser.

Comparini ha identificato due direttrici principali di sviluppo: multi-dominio (osservazione, comunicazione, navigazione, sicurezza) e multi-orbita (LEO, GEO, cislunare, lunare). Ha parlato esplicitamente della necessità di sviluppare un ecosistema di superiorità informativa basato su dati geospaziali tempestivi, elaborati direttamente nello spazio tramite tecnologie di calcolo ad alte prestazioni e intelligenza artificiale distribuita. “Lo spazio deve diventare un’estensione del cloud terrestre, con nodi intelligenti capaci di prendere decisioni in autonomia”, ha affermato.

Ha poi sottolineato l’importanza della continuità dei programmi di difesa dual-use, come IRIDE, COSMO-SkyMed, PRISMA, ma anche delle nuove frontiere come l’in-orbit servicing (IOS) e la space domain awareness, senza le quali l’Europa rischia di restare cieca e vulnerabile. Infine, ha proposto un’evoluzione del rapporto pubblico-privato, auspicando nuovi modelli contrattuali, più agili e incentivanti, e una maggiore integrazione con la catena del valore industriale europea, inclusi start-up e fornitori non tradizionali.

SpaceX punta sulla riusabilità

Stephanie Bednarek, Vicepresidente vendite commerciali di SpaceX, ha portato al panel la visione pragmatica e rivoluzionaria di uno degli attori più dirompenti del panorama spaziale globale. Con entusiasmo ma anche precisione tecnica, ha spiegato come la vera leva che ha reso possibile l’esplosione dell’economia spaziale sia la riusabilità dei vettori, concetto un tempo visionario e oggi divenuto realtà industriale. “Abbiamo effettuato 468 lanci Falcon e nel solo 2024 ne abbiamo completati 53. Mia figlia di 4 anni si è lamentata perché durante una vacanza in Florida ha visto solo tre lanci in una settimana” ha raccontato sorridendo, a dimostrazione del nuovo ritmo operativo raggiunto.

Ma il cuore del futuro, ha detto Bednarek, sarà Starship: un vettore completamente riutilizzabile, a basso costo e ad altissima capacità, che rivoluzionerà il modo di progettare carichi utili, missioni e infrastrutture. “Con Starship non dovremo più ottimizzare massa e volume a scapito della funzionalità. Potremo pensare in grande, in termini di architetture modulari, stazioni orbitanti, depositi lunari e infrastrutture interplanetarie”. Il modello economico che SpaceX propone, secondo Bednarek, trasforma l’accesso allo spazio da eccezione a normalità, rendendo possibile una vera infrastruttura logistica tra LEO, Luna e – in prospettiva – Marte.

SpaceX non si limita al trasporto. L’azienda si propone anche come abilitatore per l’industria globale, con collaborazioni già attive con 58 paesi, incluso il lancio di COSMO-SkyMed di seconda generazione per l’Italia. Bednarek ha infine sottolineato come la moltiplicazione dei lanciatori a livello mondiale, tra cui Ariane 6 e Vega-C, sia una buona notizia: “Più opzioni significano più resilienza. Siamo davvero all’inizio di una nuova era”.

La dimensione militare: siamo pronti alla guerra nello spazio?

A chiudere il panel è stato il Generale Philippe Adam, Comandante delle Forze Spaziali Francesi. Rivolgendosi alla platea militare e istituzionale, Adam ha posto con lucidità la domanda centrale che attraversa tutta la riflessione strategica sullo spazio: “Siamo pronti a combattere – e vincere – in un conflitto che si estende anche nello spazio?”.

Il generale ha fatto riferimento alla citazione del teorico dell’aviazione Giulio Douhet, ricordata più volte durante la conferenza: “La vittoria sorride a chi anticipa il cambiamento nel carattere della guerra”. Secondo Adam, lo spazio è il luogo dove questo cambiamento sta avvenendo più rapidamente: non è più solo un moltiplicatore di forze, ma un dominio in cui il controllo e la libertà d’azione fanno la differenza tra supremazia e vulnerabilità.

Ha evidenziato come il teatro spaziale sia già operativo, anche se le sue dinamiche sono meno visibili al pubblico: manovre sospette, sorveglianza ostile, accecamento temporaneo dei satelliti, attacchi informatici silenziosi. Queste attività, ha detto, sono sintomi di un conflitto strisciante, in cui la soglia tra pace e guerra è sempre più sfumata. “Le capacità anti-satellite – ha osservato – non sono più un’ipotesi futuribile. Esistono, sono operative e pronte all’uso”.

Il Generale Adam ha quindi sollevato un punto critico: l’asimmetria tra la velocità del cambiamento tecnologico e l’evoluzione delle strutture militari e delle alleanze, compresa la NATO. Per affrontare questa sfida, ha proposto tre direttrici di intervento:

  1. Modernizzazione delle forze spaziali nazionali, dotandole di capacità di comando e controllo, difesa attiva e consapevolezza situazionale spaziale (Space Situational Awareness);
  2. Integrazione spaziale nelle operazioni multi-dominio, affiancando la dimensione terrestre, marittima, aerea e cyber con una dimensione spaziale autonoma e interoperabile;
  3. Collaborazione strutturata con l’industria, non solo per lo sviluppo tecnologico ma anche per acquisire capacità agili, modulari e scalabili in tempi compatibili con la dinamica delle minacce.

Infine, ha ribadito l’importanza di costruire una cultura operativa condivisa nello spazio, in grado di armonizzare le forze spaziali europee e renderle un pilastro solido della postura di deterrenza e risposta della NATO. “Lo spazio non è più un dominio futuro: è il cuore pulsante della sicurezza odierna” ha concluso. “Se non sapremo garantire libertà di accesso e manovra nello spazio, metteremo a rischio la nostra capacità di difenderci sulla Terra”.

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