domenica, Dicembre 5, 2021

Stretta cooperazione tra Mosca e Seoul per la ripresa dei colloqui di pace nella penisola coreana

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Il 27 ottobre scorso, il Ministro degli Esteri sudcoreano Chung Eui-yong e il suo omologo russo, Sergei Lavrov, si sono incontrati a Mosca. Durante l’evento è stato celebrato il 30° anniversario dell’istituzione delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Russia e Corea del Sud hanno stabilito relazioni diplomatiche nel 1991, ma a causa della situazione COVID-19, hanno rimandato la celebrazione a quest’anno.

Durante la visita i due Ministri hanno sottolineato l’urgente necessità di risolvere il problema nucleare della Corea del Nord e di cooperare strettamente ad ogni livello per una rapida ripresa del processo di pace nella penisola coreana, attualmente in fase di stallo.

La visita di Chung a Mosca arriva mentre Seoul sta intensificando la diplomazia per salvare il processo di pace nella penisola prima che il Presidente Moon Jae-in lasci l’incarico il prossimo maggio.

La Corea del Sud e la Corea del Nord sono tecnicamente ancora in stato di guerra dalla fine delle ostilità in Corea nel 1953, poiché è tutt’ora vigente solo un armistizio, non un Trattato di pace. Sarebbe un obiettivo veramente ambizioso per il Presidente sudcoreano riuscire in quello che molti suoi predecessori hanno fallito, e cioè di dichiarare, insieme al leader nordcoreano, Kim Jong-un, almeno la fine della guerra di Corea (1950-53) stabilendo così una pace permanente nella penisola coreana. Il tema della denuclearizzazione della Corea del Nord è un obiettivo molto difficile da raggiungere, almeno non nel breve periodo.

Il 27 aprile 2018, il Presidente sudcoreano, Moon Jae-in ed il leader della Corea del Nord, Kim Jong Un, parteciparono ad un raro Summit intercoreano, un evento storico per la Penisola, presso la ‘Casa della pace’ di Panmunjeom, durante il quale fu firmata la “dichiarazione di Panmunjeom”che al punto n. 1 trattava proprio l’accettazione della fine della guerra di Corea, sospesa dall’accordo di armistizio nel 1953.

Nel settembre scorso, il Presidente sudcoreano Moon Jae-in, in un discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, aveva ripetuto un appello per la fine formale della guerra di Corea.

Non si era fatta attendere la risposta di Pyongyang, tramite il Vice Ministro degli Esteri Ri Thae Song, che aveva fatto sapere che la fine formale della guerra di Corea sarebbe prematura poiché non vi è alcuna garanzia riguardante il ritiro della “politica ostile degli Stati Uniti” nei confronti di Pyongyang.

E anche oggi, 29 ottobre, malgrado le cattive condizioni economiche, la carenza di cibo e l’interruzione delle forniture, la risposta non è mutata. Secondo l’agenzia d’intelligence sudcoreana, la Corea del Nord ha chiesto l’alleggerimento dalle sanzioni delle Nazioni Unite e la sospensione delle esercitazioni militari Corea del Sud-USA come precondizioni per i colloqui per la dichiarazione di fine guerra.

Nel frattempo, a causa della crescente carenza di forniture, Pyongyang avrebbe intenzione di riprendere il trasporto tramite treni merci transfrontalieri. La Corea del Nord starebbe discutendo con Cina e Russia in merito alla riapertura delle vie terrestri, che sono state chiuse dal gennaio dello scorso anno.

La risoluzione 2321 dell’UNSC vieta alla Corea del Nord di esportare minerali, come rame, nichel, argento e zinco, mentre la risoluzione 2397 limita le importazioni di petrolio raffinato a 500.000 barili l’anno.

Dopo innumerevoli contrasti, minacce e test missilistici tra le due Coree, ultimamente, il 4 ottobre scorso, Pyongyang ha deciso di ripristinare tutte le linee di comunicazione con la Corea del Sud. Considerati gli alti e bassi tra le due parti, il segnale comunque potrebbe sembrare incoraggiante per la stabilità e il futuro nella penisola coreana.

Le linee di comunicazione erano state interrotte, nel mese giugno 2020, come ritorsione contro i gruppi di disertori che inviavano volantini anti-Pyongyang in Corea del nord, successivamente, interrotte nuovamente nel mese di agosto scorso per 55 giorni.

Seoul ritiene che Mosca, oltre essere membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sia vicina a Pyongyang e per questo potrebbe esercitare una certa influenza sul regime della Corea del Nord per esortarlo ad astenersi dalle provocazioni e favorire un ritorno ai colloqui, nucleare compreso. La Russia è stata anche un membro degli ormai scomparsi colloqui a sei – che hanno coinvolto Cina, Giappone, Stati Uniti e le due Coree – per la denuclearizzazione di Pyongyang. La Russia condivide con la Corea del Nord anche 17 km di “confine terrestre”, il più corto di tutti i 16 confini della Federazione Russa.

I legami tra Mosca e Pyongyang risalgono indietro nel tempo fin al 1948 allorquando i Sovietici aiutarono Kim Il Sung a costruire un esercito ed una forza aerea, quindi, in prayica alla fondazione della Repubblica Popolare Democratica di Corea.

Kim Il Sung, il fondatore della Corea del Nord, era stato un capo della guerriglia che divenne poi un Maggiore dell’Armata Rossa dove prestò servizio fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Al suo ritorno in Corea, dopo 26 anni di esilio, i Sovietici lo collocarono al vertice del Partito Comunista Coreano.

Solitamente, la Russia ha sempre avuto una posizione più benevola verso Pyongyang. Mosca si dice contraria al programma nucleare della Corea del Nord, ma a più riprese è stata critica nei confronti dei provvedimenti severi, comprese le sanzioni straordinarie contro i Nordcoreani. La Russia ritiene che vi sia solo un modo per risolvere la questione nordcoreana, quello della diplomazia.

Purtroppo, a meno di grosse sorprese, si teme che anche questa volta, nonostante gli sforzi ed coinvolgimento di altri Paesi per raggiungere l’obiettivo, la firma del Trattato di pace tra le due Coree finirà con un ennesimo nulla di fatto.

Foto Yonhap

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