In Giappone la Acquisition, Technology and Logistics Agency (ATLA), l’Agenzia per la ricerca e sviluppo e gli appalti della Difesa, ha comunicato che, tra i mesi di giugno e luglio scorsi, sono state svolte prove di tiro con il sistema d’artiglieria “railgun” di tipo sperimentale.

Per la prima volta sono stati effettuati tiri contro una nave bersaglio con il railgun installato a bordo della JS Asuka (ASE-6102) una nave per sperimentazioni della Japan Maritime Self Defense Force (JMSDF).
Secondo l’ATLA tali prove sono state coronate da successo ed hanno visto il railgun o cannone a rotaia impiegato su lunghe distanze in funzione antinave.
Ulteriori informazioni in merito saranno rilasciate dall’ATLA nel corso del simposio tenuto con cadenza annuale.
Il programma railgun giapponese
Il Giappone ha sviluppato nel corso di questo decennio un sistema sperimentale d’artiglieria railgun.
Allo stato attuale solo la Cina ed il Giappone hanno avviato programmi sperimentali per railgun navali, mentre gli Stati Uniti, dopo i cicli di prove a terra, non hanno proseguito oltre, almeno ufficialmente.
In Europa la Francia e la Germania hanno siglato un accordo per sviluppare un railgun, accordo al quale nel 2024 si è unito anche il Giappone.
In Italia sono stati finanziati studi iniziali nel ambito del Piano Nazionale di Ricerca Militare (PNRM).
Vantaggi e problemi dei sistemi railgun
A livello teorico il railgun è in grado di rivoluzionare l’artiglieria navale e terrestre oggi disponibile grazie alle sue prestazioni, inavvicinabili per i tradizionali cannoni a polvere; un enorme vantaggio sarebbe costituito dal costo del proiettile guidato, più elevato rispetto a quello tradizionale ma nettamente inferiore rispetto a quello un missile da crociera.
Come contraltare di questa tecnologia vi è il problema di difficile risoluzione dello stoccaggio e del rilascio dell’energia elettrica, di cui è richiesta una quantità enorme che è necessaria al funzionamento e che deve essere erogata in quantità colossale ed in tempi brevissimi per permettere al railgun di sparare il proiettile che vola a velocità ipersonica (oltre Mach 4) ad una distanza di oltre 200 km.
In più vi è il problema di assicurare la precisione di tiro nei confronti di un obiettivo che per definizione si muove, altra sfida tecnologica da affrontare, anche con mare non sempre con condizioni ottimali per eseguire il tiro.
Fonte e foto credit @Acquisition, Technology and Logistics Agency (ATLA)

