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Tra Parigi e Berlino continuano i problemi relativi il programma per un nuovo aereo da combattimento

Per il New Generation Fighter (NGF) continuano le discussioni senza risultato tra Francia e Germania e neppure il recente incontro intercorso tra il Cancelliere Scholz ed il Presidente Macron ha portato alla svolta.

Al momento i nodi del programma non sono stati risolti con Germania e Francia che sembrano intenzionate a non cedere sulla quota e tipologia di lavoro da assicurare alle proprie industrie aeronautiche.

Infatti, Dassault ed Airbus, in nome e per conto dei rispettivi governi, rivendicano la leadership del programma di ricerca e sviluppo (R&S) ed il controllo della fase di esecuzione delle prove da svolgersi nei rispettivi Paesi.

Ma i problemi si sono ora spostati anche sul altro tema delicato del NFG, il sistema di controllo di volo per il quale la Germania ha offerto una partnership paritaria al 50%, ipotesi questa peraltro al momento rigettata dalla Francia.

Secondo Dassault, nel 2021 dovevano essere sottoscritti accordi “vitali” per la prosecuzione del programma, ma fino ad oggi Airbus non li ha firmati e non sembra ancora intenzionata ad apporvi la sua sigla, nonostante le pressioni e le speranze francesi in tal senso.

La svolta politica tedesca ed il “fondone” da 100 miliardi di euro

Sicuramente, allo sviluppo del programma non giova il diverso clima che si è instaurato tra il Cancelliere Scholz ed il Presidente Macron, molto meno accomodante nei confronti della Francia rispetto il precedente Cancelliere Merkel.

Inoltre, nel “fondone” da oltre 100 miliardi di euro varato dal Governo Tedesco ed appoggiato dai principali partiti di opposizione CDU e CSU, buona parte delle risorse sarà assegnata a favore di programmi sviluppati e gestiti dall’industria tedesca ed in quota residuale a quella statunitense tra cui 60 elicotteri da trasporto pesante CH-47, ulteriori sette velivoli da pattugliamento marittimo P-8A e, soprattutto i caccia bombardieri F-35A, vero e proprio incubo per l’industria aeronautica francese.

Pertanto, Berlino ha già “rotto” l’idillio con Paigi provvedendo a selezionare e prossimamente acquistare 35 caccia bombardieri Lockheed Martin F-35A per sostituire i Tornado IDS in grado di eseguire missioni di attacco nucleare e prepara l’ordine di una nuova tranche di Eurofighter che, in parte, saranno dotati di una suite da guerra elettronica sviluppata dall’industria di casa per la sostituzione dei Tornado ECR.

Parigi andrà avanti da sola?

Al momento, in assenza di decisioni di senso opposto, il programma rimane nebuloso con la minaccia sempre più concreta che Parigi possa intraprendere, come fu per il Rafale, la strada dell’isolazionismo, sviluppando da sola il caccia di nuova generazione.

Sicuramente, nonostante le assicurazioni francesi che Parigi sarebbe in grado di portare avanti da sola lo sviluppo del NGF grazie ai contratti incamerati in questi ultimi anni dai Rafale sul mercato estero, l’impresa si presenta comunque notevole e rischiosa perché si tratta di sviluppare tecnologie avanzate, senza avere in linea un caccia di 5a generazione che possa permettere alla Francia un percorso meno accidentato di quello odierno.

Tutta da vedere la posizione di Madrid e, soprattutto, di Berlino che potrebbe clamorosamente “cambiare cavallo in corso”, verificando la possibilità di approdare nel programma Tempest gestito dalla britannica BAE Systems, soprattutto se quest’ultimo dovesse evolvere in una piattaforma di base, adattabile alle esigenze dei singoli Paesi e con quote di lavoro e possibilità di export ben definite (al fine di evitare il ripetersi delle situazioni che, in diversi casi, hanno frenato e bloccato la possibilità di esportazione del Eurofighter Typhoon).

Si allungano le tempistiche?

Lo stallo attuale si riverbera anche sui tempi di sviluppo che prevedevano la costruzione di un dimostratore delle nuove tecnologie per il 2025 con prove di volo per il 2027.

Il NGF dovrebbe entrare in linea tra il 2035 ed il 2040, tempistica questa ora meno urgente per la Germania che, con l’entrata in servizio degli F-35A e degli Eurofighter specializzati in missione di attacco e soppressione delle difese aeree, avrà una timeline molto più flessibile da poter gestire.

Ma anche per la Francia il 2035-2040 diventerà meno impellente, perché dopo lo standard F4 del Rafale, il cui sviluppo è ormai in stato avanzato e pronto ad essere schierato, si parla di un nuovo standard F5 del caccia bombardiere Rafale, uno sviluppo che dovrebbe permettere al velivolo di divenire una sorta di “ponte” tecnologico con il caccia di nuova generazione.

Altro aspetto non da sottovalutare è il discorso relativo lo sviluppo da parte di MBDA del Next Generation Weapon System che nasce per essere un sistema d’arma che dovrà interagire con il NGF ma che potrà essere impiegato anche dai velivoli di generazione precedente che, opportunamente aggiornati, potranno gestirli operando in rete.

La posizione di Madrid

Infine, “vaso di coccio tra i vasi di ferro” è la Spagna che è entrata nel programma, con l’obiettivo di ottenere quote del lavoro per Indra, Airbus ES e ITP; la cordata spagnola si trova al centro dello scontro principale che si sta consumando tra Dassault ed Airbus e non solo.

Per la Spagna, vista l’attuale situazione, la necessità di sostituire gli EF-18 Hornet diventa sempre più impellente ed il Governo di Madrid dovrà accelerare la commessa ad Airbus per una nuova tranche di Eurofighter di ultima generazione.

Alternativamente ai nuovi Eurofighter o pedissequamente a Berlino, Madird potrebbe selezionare anche un certo numero di F-35A, provvedendo ad ammodernare la linea da combattimento dell’Ejercito de l’Aire, considerato che con buona approssimazione sarà posto un ordine per gli F-35B a decollo corto ed atterraggio verticale destinati a sostituire gli attuali Harrier II Plus dell’Armada.

Immagine Thales

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