Tre Carrier Strike Groups dell’US Navy nel Mar delle Filipine e Mar Cinese Meridionale

L’Amministrazione Trump a Washington ha deciso di rafforzare la presenza statunitense nell’area Indo-Pacifico.

Per far fronte alla crescente dimostrazione di forza messa in atto da Pechino con grandi esercitazioni aeronavali e con la militarizzazione delle Isole Spartley, Washington ha deciso di rafforzare la presenza militare a Guam, inviando a rotazione bombardieri B-2, B-1 e B-52 ed aumentando i Carrier Strike Groups disponibili in quella area.

Pertanto, sono state mobilitate le portaerei Roosevelt, Nimitz e Reagan con i rispettivi gruppi da battaglia.

Un tale sforzo non si vedeva da tempo ma nell’ottica statunitense serve come chiaro monito a Pechino a non forzare la mano su Taiwan, ultimamente minacciata di invasione, nonché di non procedere oltre con la militarizzazione del Mar Cinese Meridionale, ormai vista come una vera e propria minaccia dai Paesi che si affacciano su quel bacino.

La portaerei USS Theodore Roosevelt, precedentemente messa in quarantena a Guam a causa della presenza di un grave focolaio di epidemia di COVID-19, attualmente opera nelle acque al largo dell’isola di Guam. Il gruppo da battaglia della USS Nimitz è partita dalla costa occidentale degli Stati Uniti all’inizio della settimana appena trascorsa. Invece, l’USS Ronald Reagan con il suo gruppo di battaglia ha lasciato la sua base in Giappone ed è attualmente operativa nel Mare delle Filippine.

Nei commenti rilasciati all’Associated Press, il Contrammiraglio Stephen Koehler, direttore delle operazioni per il comando indo-pacifico degli Stati Uniti, ha indicato specificamente la Cina quale obiettivo principale. Infatti, ha accusato Pechino di aver lentamente e metodicamente costruito avamposti militari nel Mar Cinese Meridionale e di aver installato missili e sistemi di guerra elettronica sui suoi isolotti.

Da parte sua, Pechino ha creato delle vere e proprie bolle difensive-offensive (A2AD), dotate di missili balistici a medio-lungo raggio, missili antinave ed antiaerei a medio e lungo raggio, che dovrebbero interdire la navigazione in mare e nei cieli su vaste porzioni del mar Cinesi Meridionale e del Mar del Giappone, oltre minacciare direttamente Taiwan, alleata preziosa di Washington nel contenimento dell’espansione cinese nell’area del Pacifico.

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