Via libera del COPASIR al secondo invio di aiuti militari italiani all’Ucraina

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Nel corso di un’audizione di circa due ore il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha spiegato al COPASIR, Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, il contenuto del Decreto interministeriale con cui è stato stabilito da parte del Governo l’invio di una nuova tranche di aiuti militari all’Ucraina.

Questa seconda tranche non si discosta molto dalla prima che consisteva in sistemi di protezione balistica (elmetti e giubbetti anti proiettili), sistemi per la protezione anti drone, armi leggere (mitragliatrici MG 42/59 calibro 7,62×51 e M2 calibro 12,7×99 mm), missili anticarro Milan e lanciarazzi anticarro, munizionamento per mortai, attrezzature per sminare e dotazioni sanitarie.

L’elenco dei materiali forniti dall’Italia all’Ucraina è stato redatto dallo Stato Maggiore della Difesa e per l’accordo intervenuto nel COPASIR, presieduto dal Senatore Adolfo D’Urso, è stato secretato per motivi di sicurezza nazionale.

Tutti questi sistemi sono stati prelevati dalle dotazioni e riserve delle Forze Armate e sono ceduti all’Ucraina a titolo non oneroso.

Al contempo, il Decreto autorizza lo Stato Maggiore della Difesa (SMD) ad adottare le procedure piu’ rapide per assicurare la tempestiva consegna dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti all’Ucraina.

Il Ministro Guerini ha comunicato al COPASIR che è in preparazione la terza tranche di materiali da inviare in Ucraina; questa volta dovrebbe trattarsi di sistemi d’arma “pesanti” sulla falsariga di quanto inviato dai Paesi Alleati che, dopo i primi invii di armi leggere, antiaeree ed anticarro, si stanno concentrando sul trasferimento di carri armati (di tipologia ex sovietica), veicoli blindati per il combattimento della fanteria (cingolati e ruotati), artiglierie pesanti e leggere, per sostenere Kiev nello sforzo bellico contro Mosca.

Su questa terza tranche ci sarà prevedibilmente uno sforzo ulteriore da parte del Governo perché alcune forze politiche, anche di maggioranza, hanno già comunicato la loro contrarietà.

Di sicuro, i numeri di questi sistemi non potranno essere elevati perché le dotazioni di armi pesanti dell’Esercito sono relativamente scarse e si potrebbe creare un pericoloso vuoto nelle fila dei reparti; più probabile che si guarderà ai materiali in riserva, sistemi ritirati da tempo dal servizio attivo perché obsoleti per gli standard attuali ma comunque utili per le forze armate ucraine, visto anche il livello dei materiali impiegati dalla controparte russa.

Foto Esercito Italiano

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