venerdì, Ottobre 22, 2021

WMD: Weapons of Mass Destruction, uno scenario ancora attuale

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Ancora oggi, ci si domanda quanto sia stata utile la corsa agli armamenti del secolo scorso e soprattutto, quanti benefici abbia apportato ai paesi che detenevano e tutt’ora detengono dei grandi arsenali di tipo atomico. Occorre quindi analizzare bene il contesto e comprendere le cause e le relative conseguenze della detenzione di tali armamenti.

C’era una volta…

Il termine della Seconda guerra mondiale e lo scoppio della Guerra Fredda, portarono le due superpotenze globali del tempo ad armarsi di armi dalla potenza devastatrice incredibile. Da una parte, a capo del blocco capitalista abbiamo gli Stati Uniti d’America, dall’altra parte a capo del blocco sovietico, l’Unione Sovietica. Considerando che il primo test atomico americano avvenne il 16 luglio del 1945 in New Mexico, a 210 miglia dal famoso laboratorio di Los Alamos, l’URSS capiva sin da subito che doveva rimediare: era impensabile che sarebbe rimasta indietro in questa corsa mortale. Se gli US avevano detonato una bomba da 22 chilotoni, denominando il test “Trinity”, la Russia sovietica faceva lo stesso il 29 agosto 1949, anch’essa della stessa misura (a livello di chilotoni). Il tutto, si iscriveva ovviamente nell’ottica di una guerra mai combattuta realmente sul campo (se non tramite “proxy wars”), ma basata sulla cosiddetta tensione. La famosa Guerra Fredda.

Una oscura verità

Dopo il piccolo excursus storico, ci si rende conto che entrambe le potenze, specialmente la più democratica delle due, aveva speso moltissimo al fine di realizzare un arsenale degno di nota (specialmente a livello economico). Il punto è che, oltre a non aver mai (fortunatamente) utilizzato tali armamenti così devastanti, in alcuni casi furono i civili a doverne pagare le conseguenze. Oltrepassando l’incidente di Palomares del 1966 (nel quale un’aerocisterna KC-135 ed un bombardiere strategico B52 armato di testate, si scontrarono sopra i cieli spagnoli), per quello che riguarda il suolo americano ed i test, è obbligatorio menzionare le sofferenze degli abitanti del New Mexico, Nevada ed Arizona. Essendo stati condotti molteplici test in quelle zone, anche a livello sotterraneo, fu la terra a pagare il prezzo. Infatti, molteplici senatori (sia democratici che repubblicani) rimarcarono il fatto che, il tasso di mortalità era drasticamente aumentato relativamente alle radiazioni che erano state sprigionate dagli ordigni, senza contare che gli abitanti non erano neanche a conoscenza dei test, essendo segreti (o nel caso non lo fossero stati, non erano a conoscenza dei rischi derivati). Lo stato federale ha quindi deciso di pagare i danni a queste persone, visto che hanno subito senza neppur sapere, per un totale di 2.5 miliardi di dollari.

La realtà attuale

Nonostante oggigiorno le minacce delle WMD sia passata in secondo piano, anche a causa del covid19 e di tutta la situazione che si è creata, occorre quindi trarre le conclusioni. Condannare l’utilizzo delle armi atomiche sarebbe una semplice ipocrisia anacronistica: forse, l’unica cosa che si sarebbe potuto fare, sarebbe stato il riallocare i residenti di quelle determinate a zone a rischio. Infatti, ben più di 40000 persone abitavano nelle zone adiacenti ai poligoni nucleari e solo ora, dopo molti anni, hanno iniziato a materializzarsi iniziative al fine di tutelare gli abitanti ed i loro prossimi. Certamente, come si è potuto analizzare, le armi nucleari non sono state solamente una minaccia per il nemico, ma in questo anche per la vita dei propri cittadini. Occorre quindi imparare dal passato, al fin che non si ripeterà nuovamente nel futuro, per quello che concerne la sicurezza e la salute.  

Fonti

Immagine di copertina: Il fungo atomico del primo test di una bomba all’idrogeno, “Ivy Mike”, come fotografato su Enewetak, un atollo nell’Oceano Pacifico, nel 1952, da un membro del Lookout Mountain 1352d Photographic Squadron della US Air Force.

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